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Nel 700 le famiglie regnanti in Europa si scontrarono con guerre disastrose
per assicurarsi un trono rimasto vacante o per impedire che se ne impossessasse
un avversario.
Scoppiarono così le guerre dette di successione che
modificarono profondamente l'assetto politico degli Stati europei.
I trattati internazionali vennero calpestati, ignorati, gli eserciti scorrazzarono
nei territori nemici distruggendo le campagne, saccheggiando borghi e
città, sconvolgendo la pacifica vita di gente che spesso non aveva
neppure cognizione di quanto stava accadendo.
Alla conclusione della guerra, poi, ducati, regni, principati venivano
scambiati tra le dinastie che in tale modo barattavano i popoli senza
preoccuparsi di consultarli o di renderli partecipi di avvenimenti che
li riguardavano direttamente.
Con le guerre di successione: la spagnola (1701-14), la polacca (1733-38),
e l'austriaca (1740-48), l'Italia fu ancora al centro degli interessi
stranieri così che eserciti spagnoli, francesi e austriaci si scontrarono
sanguinosamente sulle nostre terre.
Gli Stati italiani ne furono sconvolti e soltanto nel 1748, con la pace
di Aquisgrana, acquisirono una soluzione territoriale che sarebbe rimasta
invariata per mezzo secolo.
Alla morte di Carlo II, sovrano austriaco regnante sul trono di Spagna,
fu designato a succedergli Filippo d'Angiò, nipote del re di Francia
Luigi XIV. La Germania si rifiutò di riconoscere il nuovo monarca,
così pure l'Austria, l'Inghilterra e l'Olanda che, in contrapposizione
con la Francia e la Spagna coalizzate, entrarono in guerra.
L'Imperatore di Germania puntò verso la Lombardia, dominio spagnolo,
affidando le sue truppe al principe Eugenio di Savoia, che venne in Italia
nel 1701.
A sostegno degli eserciti spagnoli accorsero i Francesi che, in gennaio,
erano già nel Lodigiano e l'8 febbraio a Lodi.
Nella campagna si diffuse lo sgomento per la presenza di stranieri guerreggianti
sulle nostre terre. Nelle chiese venne esposto il SS. Sacramento per scongiurare
i pericoli incombenti: inascoltata dagli uomini, minacciata da immeritate
violenze, confusa da avvenimenti incomprensibili, l'umile gente della
nostra borgata si rivolgeva a Dio per averne conforto. Intanto giungeva
a Milano il re di Spagna Filippo V, causa dell'inopinato conflitto. Due
volte scese dal capoluogo lombardo a Cremona per raggiungere il quartier
generale del duca di Vendôme che in quella località aveva
schierato le sue truppe.
La guerra, specialmente dopo la vittoria ottenuta da Eugenio di Savoia
a Torino (è noto l'episodio di Pietro Micca: agosto 1706), volse
sfavorevolmente per le truppe franco-spagnole, che dovettero abbandonare
Milano e Lodi.
Il 3 ottobre di quell'anno 1706, il principe Eugenio di Savoia,
comandante supremo dell'armata imperiale, in marcia alla volta di Pizzighettone
sostò a Castiglione allo scopo di mettere ordine nei movimenti
delle truppe che presidiavano Cavacurta (a mezza strada tra le due località),
dove fissò il suo quartier generale. Ad aggravare la situazione
creatasi con i movimenti militari, sulle nostre campagne nell'ottobre
de 1711 scoppiò una terribile epidemia nei bovini, l'epizoozia,
che a ricorsi si prolungò nei successivi due anni. Nel solo Lodigiano,
eccettuata la fascia della sponda del Po detta la 'Lunga', perirono oltre
cinquantamila capi, stando ai casi ufficialmente denunciati che, sicuramente,
furono inferiori a quelli effettivi. Nel nostro contado, ne1 1712 perirono
5790 capi; in verità, a Castiglione l'epidemia si rivelò
contenuta anche se grande fu lo spavento tra i proprietari di bestiame:
peraltro, alla Biraga, dunque a un passo da Castiglione, morirono 47 vacche.
Né tanto bastò, perché in anni successivi l'estate
fu tormentata da una grande quantità di 'camole' particolarmente
sui salici, che rimasero gravemente defogliati.
Il trattato di Utrecht (13 agosto 1713) mise fine alla guerra di successione
spagnola. I Castiglionesi, come tutti i Lombardi, non erano più
sudditi del re di Spagna, ma dell'imperatore d'Austria.
Il precedente governo era stato così oppressivo e corrotto che,
forse, il nuovo parve accettabile: in verità, considerazioni di
tal genere potevano nascere soltanto nella mente dei possidenti e dei
benestanti, perché la povera gente sapeva benissimo che il suo
destino non mutava col mutare dei padroni stranieri: la lezione l'aveva
imparata a sue spese.
La pace sopravvenuta con la fine della guerra di successione spagnola,
non
significò l'allontanamento dei soldati: quando si conquista la
forza militare diventa la garanzia del possesso. Infatti, nella sua cronaca,
il castiglionese Gian Domenico Ruggeri scrisse: "Circa la
metà di questo mese di marzo [1730] venne ad alloggiare
di fermo (a presidio, non di passaggio) in Castione una compagnia di Corazzieri
Tedeschi del Reggimento Locatelli, e la nostra casa fu assegnata
per quartiero del Corneta. La causa di ciò fu che passando poco
buona armonia tra l'imperatore Carlo sesto e Filippo quinto Re delle Spagne,
calarono in questa primavera circa trenta mille Tedeschi dalla Germania,
e non potendo capire nelle città furono distribuiti ne luoghi anche
non murati. Partì nel mese di maggio la succennata compagnia; e
subito arrivarono due compagnie di Corazzieri Tedeschi del Reggimento
Amiltone con il Sergente Maggiore, quale prese il suo quartiere in
casa del Sig.r Giuseppe Palazzo. A pena passò un mese, che il Sergente
Maggiore con la sua compagnia si partì e qui venne il Tenente Colonnello
del medemo Reggimento con la sua compagnia, e queste due compagnie dimororono
costì tutto l'inverno. La nostra casa fu assegnata per quartiero
del Medico o sii Chirurgo maggiore del Reggimento…"19

La casa del dott. Ruggeri in via Dante
Nel marzo del 1731 se ne andarono le compagnie di corazzieri tedeschi
del Reggimento d'Amiltone, ma in giugno giunsero a Castiglione due
Compagnie di Dragoni del Reggimento Baviera che rientrarono in Germania
alla fine dell'anno.
La tranquillità durò poco, perché l'anno seguente
1732 - lo deduciamo dalla Cronaca del dott. Ruggeri - arrivò
e si stanziò a Castiglione una Compagnia di Dragoni del Reggimento
Saxengoth per foraggiarsi del fieno esistente in abbondanza in un
deposito castiglionese. Vi sostarono fino a novembre.
Si era, ormai, alla vigilia di un'altra guerra, quella di successione
polacca, che infuriò dal 1733 al 1738. Infatti, alla morte del
re di Polonia, Austria e Russia sostennero un loro candidato alla successione
contro la Francia, che sosteneva il suo. Quest'ultima, appoggiata dal
re di Spagna e da quello di Sardegna, dichiarò guerra all'Austria
e la Lombardia divenne ancora campo di battaglia.
"Gli ultimi mesi del 1733 vedono il nostro territorio diventare grande
e rumoroso campo militare, dove gli eserciti s'incrociano, si sfuggono
e rifanno testa, con primo e funesto detrimento delle popolazioni tranquille
sulle quali comincia a gravare tormentosamente la iattanza prepotente
delle milizie di Francia. Lodi, sgombrata dagli Austriaci (23 ottobre),
primamente fu occupata dai franco-sardi (7 novembre), e la feroce insanie
e la metodica rapacità dei soldati francesi furono tali che, a
serbar le vite e le robe, si chiuser le osterie; ma se fra le mura della
città questi stranieri s'abbandonavano impunemente ai più
tristi eccessi, quella supina rassegnazione non era imitata dai forensi;
essi alle dissennate violenze con violenze rispondevano, e quanti francesi
coglievano tanti ripagavano con eguale moneta".20
Come avviene spesso, le guerre sono disgrazie che non vengono mai sole.
Tra gennaio e febbraio (1733) le popolazioni delle nostre campagne furono
colpite da un catarro epidemico, un'influenza infettiva in certi casi
anche mortale. A primavera le continue, abbondanti piogge ingrossarono
i fiumi: le campagne castiglionesi subirono danni, soprattutto relativamente
al frumento, così che il prezzo del grano salì a livelli
elevatissimi. Dopo le piogge, a giugno seguì una eccezionale siccità
che durò mesi.
"Il giorno nove di novembre arrivò il Re di Sardegna21
a Codogno con dieci mille soldati volendo intraprendere l'assedio di Gerra
e Picighetone. In questo giorno in Castione (le vicende sono riprese dalla
Cronaca Ruggeri) si ebbe una grande paura, perché essendo venuta
una squadra di soldati alla cascina S. Carlo con ivi rompere a viva forza
le porte delle case, e indi rubare il tutto, si sparse una voce falsa
che venivano molti soldati a Castione per saccheggiarlo ed abbruciarlo,
per il che fu grandissimo il timore e il bisbiglio, tanto più che
si sapeva di certo, che
quest'armata aveva maltrattato diversi luoghi, come anche dopo successe
in quasi tutte le ville del Cremonese con infinito danno di quei poveri
abitanti. Tutta la notte la maggior parte di uomini armati vegliarono
alla guardia del Borgo, ma grazie a Dio non comparve alcuno a disturbarci22.
Com'è vero che in questa notte successe molto male in Camirago
e in tutte queste vicinanze, e si sentì continuamente a suonare
campana a martello. Nel giorno dieci arrivò costì una compagnia
di Dragoni di Savoia, con alcuni Ufficiali, per preparare l'alloggio a
sette mille persone, che dovevano qui arrivare il giorno undeci. Comparvero
in detto giorno le truppe qui divisate: Cavalleria, e Infanteria tanto
francese quanto Savoiarda. Li Ufficiali Maggiori presero quartiere nelle
case e i soldati accamparono. In casa nostra v'era alloggiato il marchese
di Ermoville, giovinetto di vent'anni incirca Colonnello d'un Reggimento
di Dragoni. Dimorò costì detta gente quattro giorni con
molto danno delle piante, quali tutti tagliavano per far fuoco, tanto
più i Francesi e fecero qualche poco danno in alcune case di povera
gente, e diedero molto disturbo alla terra di Bertonico. Si assediarono
le fortezze di Gerra e Picighitone, e si fece tanto fuoco dalla parte
de Francesi che seguì la resa d'ambe le fortezze il giorno dell'Immacolata
Concezione. Nel spazio di questo tempo il borgo di Castione soffrì
mille travagli, benché vi fossero la Salvaguardie francesi23
per difenderlo, e la Communità mantenne li paesani armati tutta
la notte, sinché durò l'assedio. L'esercito passando parte
per questa strada, e parte per quella piacentina si portò subito
ad assediare il Castello di Milano, che era bloccato. Il giorno dodeci
di decembre essendo sabbato passò per Castione il Re di Sardegna
sopra un cavallo bianco; e il maresciallo Villars24 Generalissimo
di Francia passò per l'altra strada. Questi due in tempo dell'assedio
erano alloggiati in Maleo…
Il giorno quindici di gennaio vennero ad alloggiare in Castione di fermo
quattro compagnie di corazze del Reggimento del Delfino e si fermarono
costì fino alli dieci di marzo. La resa del castello di Milano
era già seguita sino dal principio di gennaio. "
Anche l'anno 1734 fu segnato da non poche calamità: oltre la guerra,
fecero la loro tragica comparsa la pestilenza e la siccità. Quest'ultima,
che colpì le campagne fino a maggio, fu di tale continuità
che l'Adda e il Po potevano essere guadati da pedoni, cavalli e vetture.
Naturalmente scarsissimi erano farina, riso, miglio così che il
loro prezzo diventò inavvicinabile per la povera gente. Castiglione
fu ancora
luogo di sosta di milizie armate e cioè dì tre reggimenti
di cavalleria francese. Ripartirono a metà dicembre, ma furono
sostituiti da un reggimento di Cavalleria, che dovette essere fornito
di alloggiamenti e viveri per uomini e animali. In verità, i soldati
portarono ai Castiglionesi "infiniti disturbi" (l'espressione
è del cronachista Ruggeri da cui attingiamo le notizie); infatti,
essi, con prepotenza chiedevano fieno e biada per i cavalli e pane per
sé, minacciando, se non li avessero avuti, il sacco del paese.
Pretesero anche maiali, vacche, buoi; tagliarono alberi d'ogni genere
nella campagna, minacciando chi implorava il rispetto della proprietà
altrui. Non meno violentemente si comportarono verso le persone: un castiglionese
fu schiaffeggiato in piazza senza motivo, un altro ricevette alla gola
una stoccata che lo ferì fortunatamente in modo non grave: si salvò,
comunque, con la fuga. Altre due, però, furono ammazzate senza
alcun motivo.
Prima dell'Ave Maria le botteghe venivano chiuse e la gente si ritirava
in casa sbarrando le porte.

Una cartina del lodigiano del 1734
Il 10 maggio 1735 passò ancora per Castiglione il Re
di Sardegna festeggiato dagli abitanti mentre le campane suonavano
a distesa.
Poco prima di Natale vi sostò un Reggimento francese di Fanteria
Finalmente, prima che morisse il 1735 i contendenti della guerra di
successione polacca firmarono 1'armistizio, ma la pace venne ratificata
soltanto tre anni dopo. l soldati francesi e piemontesi abbandonarono
le nostre terre sulle quali ritornarono gli austriaci a mettere solide
radici di permanenza.
In verità, la lettura della 'Cronaca' del nostro dott. Ruggeri,
ci informa che Castiglione non ebbe pace in quanto a passaggi ed a soste
di eserciti stranieri, vera peste, questi ultimi, da far impallidire le
innumerevoli epidemie che in quei tempi si diffusero tra uomini e animali.
A settembre del 1736 a Castiglione presero quartiere due Compagnie
di Corazzieri alemanni, che se ne andarono nella primavera dell'anno
successivo. A dicembre del 1737 la gente si meravigliò e si spaventò
per l'apparizione di una luminosissima aurora boreale; si spaventò
perché credette che potesse essere foriera di disgrazie come, infatti,
lo fu negli anni successivi. Nell'estate del 1738 giunsero a Castiglione
due Compagnie di Ussari austriaci, ma non vi rimasero molto, con
grande soddisfazione degli abitanti del luogo che li considerò
'genti poco umane'.
Anche nel 1739, alla fine di maggio, si acquartierano a Castiglione
due Compagnie di Ungheri a cavallo.
Ne1 1740 moriva a Vienna Carlo VI d'Austria, che aveva chiamato a succedergli
sul trono la figlia Maria Teresa. Si opposero parecchi Stati capeggiati
dalla Francia e dalla Spagna: quest'ultima sperava di recuperare il dominio
perduto in Lombardia.
Ebbe inizio la guerra di successione austriaca che dal 1740 al 1748 avrebbe
ancora tormentato l'Europa e sconvolto il nostro territorio. Gli eserciti
franco-spagnoli si scontrarono con quelli austro-sardi e la Bassa Lodigiana,
essendo coinvolto anche il Piacentino, diventò teatro di combattimenti.
La pace di Aquisgrana, firmata dai contendenti nel 1748, pose fine alla
guerra di successione austriaca. La Lombardia rimase all'Austria che l'aveva
strappata alla Spagna e la nostra gente seppe che l'imperatrice Maria
Teresa era la loro sovrana. Il governo di quest'ultima, energico ed ordinato,
lasciò una notevole traccia nella storia del secolo XVIII ed anche
la Lombardia, sollevata dalla nefasta dominazione spagnola, rifiorì.
Nel nostro territorio ebbe riflessi positivi soprattutto l'attività
agricola. Il 19 luglio 1749, l'imperatrice incaricò i suoi funzionari
di rivedere e completare il censimento agrario cui aveva già messo
mano il governo spagnolo. Da quello del 1552 operato in tutto il Milanese,
risultava che il corpo topografico del Lodigiano rurale era di 966.021
pertiche, 22 tavole e 3 piedi, ma questa misura era piuttosto inferiore
a quella reale.
Per stabilire la giusta valutazione fondiaria, Carlo VI aveva a sua volta
istituito, nel settembre del 1718, una giunta che tuttavia aveva dovuto
interrompere l'attività per il succedersi delle guerre di cui abbiamo
parlato. Ora, Maria Teresa affidava alla stessa giunta il compito di continuare
a completare il lavoro iniziato, dando origine a quel Nuovo Censo Milanese
che fu il primo in Italia a raggiungere un alto grado di perfezione, tanto
che sarebbe stato preso a modello dagli odierni catasti.
Sindaci legati per la provincia di Lodi in questo compito furono eletti
Pietro Francesco Foletti di Casalpusterlengo e Domenico Grazioli di Codogno
(1721).
Col nuovo censimento, entrato in vigore nel 1759, l'estensione dei terreni
del Lodigiano risultò di 1.038.084 pertiche e 4 tavole.
Se tra gli scopi del catasto teresiano vi era soprattutto quello fiscale,
tuttavia di non trascurabile importanza erano quelli di poter rilevare,
attraverso la consultazione dei registri catastali, l'accertamento della
proprietà, la superficie dello stato, delle province e dei comuni,
la distribuzione della varie colture agricole, le condizioni sociali delle
popolazioni rurali. L'imperatrice Maria Teresa, inoltre, controllando
con il catasto le ricchezze fondiarie e l'entità demografica delle
varie comunità locali, attuò l'innovazione degli istituti
municipali diversificandone gli ordinamenti.
Infatti, quando nel 1762 furono tassati i mercati per coprire il deficit
del Lodigiano, quelli di Casale dovettero versare la somma di L. 25.000
e quelli di Codogno una somma di 60.000 lire.
Dunque, i comuni dovevano attenersi all'unica riforma generale basata
sull'estimo agrario, ma sottostavano a differenti ordinamenti organizzativi
e normativi con deputati di numero diverso secondo le località.
Codogno ebbe 24 consiglieri, Maleo 14, Castiglione 12 e Casalpusterlengo
18.
Nel 1765 Maria Teresa d'Austria associò al trono il figlio Giuseppe
II che, in seguito, diventò imperatore. Di quest'ultimo conosciamo
un curioso editto da lui inviato nel 1785 a tutte le Comunità della
Lombardia per regolamentare l'uso della maschera durante il carnevale,
uso permesso in determinati giorni e nei teatri. In un passo di tale editto
si legge: "Dichiariamo perciò che di nottetempo non sarà
lecito portar le maschere sul volto nell'andare per le contrada, ma solamente
nei teatri, e nelle case, e che presentandosi alcuno in maschera per entrare
nei palchetti, sia obbligato farsi conoscere al principale del palchetto
o avere seco persona senza maschera, che risponda di lui."25
Evidentemente il clima politico di quel tempo non escludeva la possibilità
di attentati, che avrebbero potuto essere commessi da qualcuno approfittando
del mascheramento.
Nel 1789, nella Provincia di Lodi, appartenente allo Stato di Milano,
Castiglione d'Adda era inclusa nel VII Distretto che contava 24239
anime. Nel campo della sanità la popolazione castiglionese poteva
disporre del medico condotto B. Castoldi; dei chirurghi maggiori C. Milani
e E. Uggeri, dei chirurghi minori Antonio e G.Palazzi; della levatrice
M.Lecarda.26

Il basso lodigiano nel 1700
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