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Parlando della chiesa dell'Incoronata, don Codecasa
scrive: "La sua fondazione risale agli ultimi anni del XV secolo
per iniziativa del fuoruscito Carlo Fiesco, genovese, che nel 1478 ebbe
il feudo di Castiglione." Fu Gian Galeazzo Sforza, duca di
Milano a concedere il feudo di Castiglione a Carlo Fieschi conte
di Lavagna, membro della potente famiglia genovese, alla quale appartennero
i due papi Innocenzo IV e Adriano V. In verità, tale infeudazione
era stata voluta e favorita da Ludovico il Moro perché Carlo Fieschi
rappresentava della famiglia l'ala più favorevole ad un accordo
con gli Sforza e quindi si rivelava utile a sostenere il Moro nella sua
ascesa al Ducato di Milano. In seguito a non poche peripezie intrecciate
con le vicende storiche di Genova tra il 1477 ed il l478, vicende durante
le quali i Fieschi si allearono ora con i nobili genovesi Adorno, ora
con i Fregoso, il feudo di Castiglione passò ad Antonio Maria
e Cristoforo Pallavicini di Busseto, città nella quale, nel
1506 si spense Carlo Fieschi che a Busseto era andato a vivere con la
famiglia dopo la vendita del feudo di Castiglione7.
"Di Carlo Fieschi le cronache su Castiglione parlano diffusamente:
secondo il Ghizzoni "piacendo molto al Fiesco questo soggiorno e
l'amenìtà del luogo, fece diversi acquisti nel territorio,
sovvenne danaro al Comune per alcuni suoi bisogni, e facendo nel tempo
stesso il suo interesse in pochi anni si rese assai poderoso e ricco"
[…]
La caduta del dominio sforzesco e gli anni di caos e di incertezza che
ne seguirono travolsero anche Carlo, che ebbe il triste destino di vedere
sfumare il proprio ambizioso progetto di costruzione di un piccolo stato
dei Fieschi a ridosso del Po e nello stesso tempo vide enormemente ridursi
le proprie entrate, dissanguate dai continui contributi in denaro richiestigli
dai parenti genovesi per sostenere la magniloquente politica familiare.
Ulteriori elementi della presenza ed opera di Carlo nella zona sono desumibili
da alcuni altri accenni: secondo l'Agnelli "la chiesa parrocchiale
di Castiglione è architettura del secolo XVI... essa è la
più ricca del lodigiano per sacri arredi ed è decorata da
una bella statua dell'Immacolata, opera del Benzoni di Bergamo.
.jpg)
Gruppo Marmoreo dell'Assunta - G.M.Benzoni (1858)
Nell'elegante tempietto della B.V. Incoronata eretto verso il 1500 dal
feudatario
Carlo Fieschi il buono e sventurato Cristoforo Pallavicini faceva dipingere
un'ancona preziosa, capolavoro di primissimo ordine". L'episodio
rientra peraltro nel filone mistico-devozionale delle cappelle e delle
chiese erette dai Fieschi nei territori di loro dominio […]
All'Archivio di Stato di Milano è conservata una missiva inviata
da Carlo al Commissario Sforzesco di Lodi, relativa ad una richiesta
di arbitrato inoltrata dal Fieschi al Governatore di Lodi avente per oggetto
una lite insorta tra il feudatario ed alcuni membri della Comunità
di Castiglione. Anche se gli atti di Lodi di quegli anni non riferiscono
nulla sulle sorti della controversia (che lo scrivente, un funzionario
del Fieschi, nella lettera definisce "notam" al proprio interlocutore)
il documento rende un'immagine significativa dello stato dei rapporti
intercorsi tra i Fieschi ed i Signori di Milano. Un [altro importante]
…documento (conservato nell'archivio di Stato di Parma) è...il
testamento di Carlo [nel quale egli stabilendo di cedere agli eredi i
suoi beni, tra questi ultimi nomina anche il castello e la] 'villa Castioni
laudensis cum iuribus et pertinentiis...in dicto loco Castioni' cioè
la località di Castiglione Lodigiano con i diritti e le pertinenze
esistenti nel suddetto luogo di Castiglione…8
Come abbiamo detto, "dopo la morte di Carlo Fieschi (1506) il feudo
di Castiglione passò ad Antonio Maria e Cristoforo Pallavicino,
figli della sorella di Carlo, Caterina, sposa di un Pallavicino del ramo
dei Marchesi di Busseto.
G.Agnelli ricorda un episodio delle guerre tra Francia e Spagna per il
possesso del Ducato di Milano che riguarda da vicino Castiglione: "Molti
malanni - scrive l'Agnelli - aggravarono questo avventuroso borgo, allorché
i Francesi occuparono la Lombardia. Monsignor De la Tramoille,
accampato a Castione nel 1509, si diportò tanto brutalmente
con questi poveri abitanti, che questi perduta la pazienza, si rivoltarono,
e dovettero in seguito onde riscattarsi dal sacco e dal fuoco minacciato
da quelle truppe sfrenate, pagare più di due mila lire."
Altri problemi per la comunità vennero nel 1512, anche questa
volta ad opera delle truppe di un comandante francese, il celebre Marchese
De La Palisse (morto eroicamente alla battaglia di Ravenna pochi mesi
dopo).
Ma le disavventure non terminarono.
La notte del 1 marzo 1514 a Castiglione avvenne un importante fatto
d'arme: il capitano delle truppe venete Agostino Benvenuto passò
nottetempo l'Adda con
un nutrito stuolo di 200 fanti e, sorpreso un piccolo nucleo di soldati
del presidio francese, fece una strage oltre che saccheggiare l'abitato.
Pietro Strozzi, il più celebre dei fuoriusciti fiorentini dopo
il ritorno dei Medici, tentò di mettersi in salvo passando l'Adda
all'altezza di Castiglione nell'agosto 1544, dopo la pesante sconfitta
che egli ed il suo contingente di mercenari avevano subìto a Ceresuola
da parte delle truppe spagnole.
I Pallavicino brillarono per la loro assenza nella gestione del feudo
lodigiano: un interesse, seppur minimo e solo per estorcere denaro alla
comunità, lo dimostrò solo Cristoforo al quale il destino
riservò l'amara sorpresa di finire decapitato per una torbida vicenda
antispagnola nel 1521. L'unico che vi risiedette stabilmente fu Gerolamo,
figlio di Cristoforo, che dopo una veloce carriera militare nelle file
dell'esercito francese, ed il trattato di Cateau-Cambresis del 1559 si
ritirò a vita privata nel feudo lodigiano: la sua presenza viene
ricordata per avere generosamente contribuito nel 1570 all'edificazione
della chiesa parrocchiale e per aver fondato nel 1572 due cappellanie
nella Chiesa dell'Incoronata, accresciute in seguito con un consistente
lascito testamentario nel 1579...
Gerolamo morì a Castiglione il 22 aprile 1572...9
Anche i rapporti tra la comunità e l'amministrazione spagnola,
negli anni immediatamente successivi alla morte dell'ultimo Marchese Pallavicini,
non furono sempre idilliaci dato che il 3 aprile 1579 si ha traccia di
"Alcuni atti fatti dalla Comunità di Castiglione Lodigiano
in causa di pretesa devoluzione dalla R.C. di una fossa esistente in detto
luogo in tempo dell'apprensione del feudo dello stesso luogo per morte
del Marchese Pallavicini senza discendenza".
Il processo fu risolto negativamente per gli abitanti che videro la loro
istanza rigettata dal tribunale milanese. L'avventata mossa giudiziaria
degli abitanti di Castiglione provocò anzi un'inaspettata e rabbiosa
reazione dello stesso tribunale che poche settimane dopo citò la
comunità (che fu condannata a pagare una pesante multa) con l'accusa
di avere:
"in merito al Podestà da farsi in Castiglione d'Adda,
per essere in possesso del detto luogo atteso la morte seguita del Feudatario
Girolamo Pallavicini contraffatta la firma dalla Comunità di detto
luogo per voler deputare alla carica uno della detta terra".
Il documento prosegue precisando che "manca quasi tutta questa
causa, ed altresì tutte le scritture relative alla apprensione
seguita del detto feudo con tutte le scritture antecedenti".
L'incolore dominazione dei Pallavicino sul borgo (testimoniata anche dalla
mancata costituzione di un presidio, benché minimo, per la difesa
del feudo) venne a cessare poiché Gerolamo morì senza prole
maschile legittima: il feudo, tornato vacante per la legge imperiale e
rientrato alla Camera Ducale, fu ceduto il 25 gennaio 1581 al
conte Gabrio Serbelloni al prezzo di 18.000 lire. I Serbelloni, "illustre
casata milanese originaria della Spagna ed assurta al patriziato cittadino"
(così il Libro della Nobiltà Lombarda) aveva, oltre a Castiglione,
il feudo di Dovera acquisito a seguito di una donazione fatta dal marchese
Guido Cusani, con il titolo comitale trasmissibile in linea maschile.
Annessi al feudo di Castiglione vi erano anche il castello, il porto sull'Adda
ed il rilevante cespite economico dell'esazione dei dazi: con Giovanni
Battista (1628-1666) che fu il quarto conte di Castiglione, buona parte
dei proventi patrimoniali passarono nella contabilità del feudo
di Romagnano di cui il Serbelloni venne investito nel 1649, anche questo
trasmissibile in linea di primogenitura maschile.
L'unico accenno all'acquisto di Castiglione da parte dei Serbelloni è
reperibile in una nota in calce ad un documento redatto per la Commissione
per l'estinzione dei diritti feudali, in cui si evidenzia che:
"28 gennaio 1581.
L'instrumento di vendita del feudo di Castiglione Lodigiano a D. Giovanni
Battista Serbelloni con tutte le ragioni e pertinenze, e particolarmente
del diritto di esazione del Porto Vecchio sull'Adda si è unito
per allegato al fasc. 783 del 18 ottobre 1830 della Direzione Generale
dell'Ufficio Fiscale e consegnato in copia alla I.R. Commissione per i
feudi il 15 marzo 1831 con la ricevuta depositata agli atti".
Alcuni cenni del passaggio tra la R. Camera ed i Serbelloni si trovano
nei fondi archivistici delle Commissioni per la liquidazione dei diritti
feudali, sorte dopo il 1815.
In un atto si legge:
"4 Giugno 1579.
Giuramento di fedeltà prestato dalli terrieri di Castiglione Lodigiano
a Marco Antonio Boglio. qual incaricato della R. Ducal Camera successa
ne' diritti feudali di detto Comune all'Ecc.mo Marchese Pallavicino".
Il fatto che - al contrario di quanto spesso accadeva - la comunità
non si sia avvalsa in quell'occasione del diritto di riscatto previsto
dalle leggi, vale a dire della facoltà di pagare una determinata
somma per l'acquisizione del territorio sul quale risiedeva, in vece del
miglior offerente alla R. Camera, dà un'immagine abbastanza fedele
della modestia delle condizioni economiche del Comune al tempo.
In una cronaca della Città di Lodi, ad opera di Gian Francesco
Medici, così è descritta Castiglione nel 1609 pochi anni
dopo il passaggio al Serbelloni:
"Castione è una grossa e buona terra, farà da 500
fuochi e 1800 anime, et quasi altrettanto è il distretto non sottoposto
al feudo. È contado del Signor Giovanni Battista Serbelloni, milanese,
comprato dai Marchesi Pallavicini, la cui entrata feudale non eccede i
ducati 220 tra Porto d'Adda, osteria e pedaggio.
Quasi tutti gli stabili sono enfiteutici della Mensa Episcopale che ne
fu già padrona assoluta".
L'unica inesattezza del testo consiste nel fatto che Castiglione non passò
dai Pallavicino ai Serbelloni a seguito di una trattativa diretta in
quanto, come si è visto, il feudo fu ceduto ai Serbelloni dopo
essere tornato vacante per l'estinzione della linea dei Pallavicino.

Una cartina del lodigiano nel 1600
La gestione del feudo di Castiglione non ebbe più quei caratteri
avventurosi e movimentati che aveva avuto sotto i Fieschi di Lavagna,
anzi i Serbelloni, tranquilla e colta famiglia della nobiltà milanese,
solidamente legata all'entourage cittadino filospagnolo prima, alleato
degli Asburgo poi, erano troppo radicati nell'establishment cittadino
per porsi in serio contrasto con i potenti di turno, che la famiglia ebbe
più volte occasione di servire fedelmente con una fitta schiera
di ambasciatori e giuristi.
A dimostrazione di ciò basti il fatto che l'unico (ed ultimo) episodio
militare che vede in una certa misura direttamente coinvolto Castiglione
è rappresentato dal passaggio - avvenuto durante la Guerra di Successione
spagnola - del Principe Eugenio di Savoia, che il 3 ottobre 1701 si
fermò a Castiglione per alcuni giorni con le sue truppe, per
poi muovere battaglia contro le truppe franco-spagnole a Pizzighettone
e Cavacurta …
Tra i documenti che l'Archivio di Stato di Milano conserva sull'epoca
del dominio dei Serbelloni, vi sono atti di normale gestione patrimoniale;
esaminiamone alcuni:
"13 ottobre 1690.
Transazione fatta col Duca Gabrio Serbelloni de la pescagione nel tratto
del suo feudo di Castiglione".
Questo è un atto col quale il patrizio cedeva alla comunità
una parte dei suoi diritti di caccia e pesca sul tratto del fiume Adda
rientrante nella giurisdizione del feudo. Come è noto, quelli di
caccia e pesca costituivano una parte rilevante degli iura feudalia
più tipici: le rendite derivanti dovevano essere molto cospicue,
data la difficoltà con cui il conte Serbelloni se ne disfa (di
fatto si trattò solo di una sorta di concessione in uso).
L'atto è evidentemente solo una ratifica definitiva di accordi
già presi. Il Serbelloni trasferì alla Comunità il
pagamento delle tasse ed imposte derivanti dall'utilizzo del tratto di
fiume, dato che con l'utilizzo (se non fosse stato pattuito diversamente
tra le parti) il bene perdeva, dal punto di vista fiscale, tutti i privilegi
e le esenzioni feudali e diveniva soggetto a tassazione.
I castiglionesi, che forse avevano sottovalutato l'esosità delle
pretese dell'erario spagnolo, si videro ben presto piovere addosso conti
estremamente esosi che si trovarono nell'impossibilità di pagare,
di conseguenza si ebbe la costituzione
in mora della comunità stessa. […]
Nel febbraio 1690 un'ingiunzione del Fisco Imperiale - evidentemente stanco
delle dilazioni che si concedevano i castiglionesi - imponeva che:
"La Comunità ed huomini di Castiglione Lodigiano e Giovanni
Battista Bazza abitante in detto luogo, doveranno pagare come sopra lire
150 per il fitto di un anno maturato nella festa di S. Martino, tratto
di pescagione del fiume Adda quanto dal luogo detto Il Scarzone sino al
luogo detto Alle colonne, altrimenti si procederà contro i suddetti...
(Bazza era probabilmente il rappresentante della Comunità presso
gli Agenti del Conte, NdA).
La controversia si trascinò ancora per lunghi mesi.
I rapporti tra l'amministrazione pubblica, i feudatari e la comunità
castiglionese in quegli anni vissero una fase molto critica: è
significativo notare come, nella battaglia contro il fisco, Castiglione
abbia trovato nel feudatario un attento e qualificato difensore. Questo
atteggiamento del Serbelloni si può facilmente far rientrare in
quel mix di paternalismo bonario verso i propri vassalli e di rancore
mai del tutto sopito, che i feudatari provavano nei confronti delle pretese
esose e dell'invadenza soffocante degli spagnoli nella vita dei piccoli
feudi lombardi. […]
Al termine dell'intricata vicenda, la Comunità venne liberata dall'incomodo
pagamento e nell'agosto 1690 si addivenne alla definitiva liberazione
di Castiglione da ogni obbligo verso il Fisco, che rimase titolare solo
dei diritti di esazione del dazio di uscita di beni e persone dal feudo
(il cui gettito era inferiore alle precedenti pretese fiscali) …
Agli inizi dell'800 anche Castiglione Lodigiano cessò di esistere
come entità feudale travolta dalle leggi di riforma napoleoniche
che privarono (in parte) gli antichi feudatari dei loro diritti, soprattutto
giurisdizionali, sulle comunità loro soggette. Tuttavia, le alte
cariche occupate nell'ambito della pubblica amministrazione francese prima,
ed asburgica a partire dal 1815, da alcuni appartenenti al casato fecero
sì che i Serbelloni (a differenza di altre famiglie della piccola
e media nobiltà italiana, dissanguate economicamente dalla perdita
delle rendite feudali) riuscissero a conservare almeno una parte dei beni
allodiali.
Con l'unità d'Italia e la relativa legge del 1870 di soppressione
degli ultimi, residui diritti signorili, il feudo di Castiglione Lodigiano
venne consegnato di diritto alla storia.10
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