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Il territorio di Castiglione d'Adda, con un'altitudine da 46
a 62 metri sul livello del mare, si estende su un'area di 13,11 chilometri
quadrati confinanti con quelle di Bertonico, Terranova dei Passerini,
Camairago e, oltre l'Adda, con la provincia di Cremona.
Nell'ampia superficie agricola utilizzata, che si estende per 878 are,
fioriscono le cascine Mulino Muzza, Grande, Castello, Pero, La Rotta,
S. Bernardino, Le Cascinette, Ivana, Barattiera, Baghina, Bignami, Vinzaschina,
Bosco Griffini, Delizia, Gerra, Grassi, Ripetta, S.Carlo, Busca, S.Maria.
Il territorio castiglionese può godere del beneficio di preziose
acque come quelle dell'Adda, da cui prende il nome, e della Muzza,
che è considerata il canale irrigatorio più grande della
Lombardia. Su quest'ultimo è stato scritto:
"È uno dei canali più grandi e più antichi della
Lombardia; il suo scavo fu iniziato nel 1220 e attualmente misura
circa 40 Km. nell'asta centrale. Esso irriga il terrazzo morfologico lodigiano
per circa 43.000 ettari e aree limitrofe per altri 12.000 ettari.

Il basso lodigiano oggi
Il territorio lodigiano è formato da terreni di impasto prevalentemente
argilloso e siliceo, e quindi adatto alla coltivazione: ma la permeabilità
del sottosuolo, formato da strati di ghiaia e sabbia, provoca una facile
essiccazione. Di qui l'esigenza di abbondante irrigazione.
Fin dal tempo dell'occupazione romana era emerso ed era stato studiato
il problema. Allora l'Adda si divideva in due tronchi, presso Cassano:
il maggiore seguiva più o meno l'attuale corso del fiume, il minore
(Addetta) piegava trasversalmente ad ovest, sfociando nel Lambro
a Melegnano. Tito Muzio, prefetto dei fabbri, membro della gens Muzia,
migrato nella Gallia CisalpIna al seguito di Pompeo, costituì uno
sbarramento sull'Addetta, all'altezza di Paullo e scavò un nuovo
canale, che seguiva il percorso dell'attuale Muzzetta, per poter irrigare
l'Agro Muziano, la grande proprietà della gens Mutia; questa divenne
padrona delle acque chiamate Acquae Mutiae, da cui derivò il nome
di Acqua di Muzza e di Canale Muzza.
Con la costruzione della nuova città di Lodi sulla riva
destra dell'Adda (1158), si sentì maggiormente la necessità
di irrigare l'altopiano lodigiano: si pensò allora di scavare un
grande canale che lo attraversasse in tutta la sua lunghezza.
Dopo aver superato enormi difficoltà, legate a controversie di
tipo economico, politico e militare, finalmente i Lodigiani posero mano
all'ambizioso progetto e, muniti di diplomi imperiali, iniziarono i lavori
di scavo nel 1220.
L'opera fu ultimata nel 1230: essa rappresentò una delle più
importanti opere di irrigazione e d'ingegneria idraulica dell'Europa medioevale.
Il canale deriva l'acqua dal fiume Adda, in località Cassano d'Adda
(a monte del ponte sulla strada statale n.11 Milano-Brescia): la presa
della Muzza è libera e l'acqua dell'Adda viene convogliata nel
canale mediante una diga sommergibile detta Paladella o Traversino lunga
oltre 300 m.: l'eccedenza di acqua viene restituita all'Adda per mezzo
di uno sfioratore (Rottura Grande) lungo più di 100 m. e quattro
scaricatori (Ferdinando, Nuovo, di Mezzo, Vecchio) posti lungo i primi
2 Km. del canale. Dopo l'ultimo scaricatore è stata costruita,
nel 1952, la diga di S. Bernardino per regolare meglio le portate d'acqua
in arrivo (variabili per le piene improvvise degli affluenti dell'Adda
e per lo sfruttamento delle acque nel corso superiore del fiume) nonché
per mettere il canale in asciutta per l'annuale pulitura.
La Muzza attraversa il terrazzo del Lodigiano da nord verso sud, piega
poi ad est e riporta le acque nell'Adda, all'altezza di Castiglione; originariamente
essa pro
seguiva verso sud, congiungendosi al "fossato lodigiano" che
da Castiglione raggiungeva il Po: l'apertura di lunghi derivatori per
attingere più a nord le acque, rese superfluo l'ultimo tratto del
canale, che venne troncato nel 1421. In seguito le bocche aperte nel tratto
che va dall'incrocio della strada Lodi-Borghetto fino a Castiglione furono
chiuse e quel tronco divenne un semplice colatore.
La sua portata massima è di 110 mc/sec.: l'acqua viene distribuita
a mezzo di 36 bocche. La pendenza del canale è di circa m. 1,0
per chilometro, per "coprire" un dislivello di m. 39,40 su un
percorso di 40 Km. (fino all'inizio del colatore Muzza). L'eccessiva pendenza
viene mitigata da numerose "bride" sommerse, chiamate "levate"
che, oltre a frenare la velocità dell'acqua, servono ad elevare
il livello, favorendone l'uscita delle bocche situate a monte delle stesse.
Il canale Muzza, durante il suo percorso riceve le acque del colatore
Pizzavacca a Trucazzano, e del torrente Molgora a Comazzo che, durante
le piene, incrementano sensibilmente la portata del canale: tali eccedenze
vengono scaricate nel colatore Addetta e quindi nel Lambro. Lungo l'asta
del canale esistono tre edifici di custodia: uno a Cassano d'Adda, presso
la diga di S. Bernardino: gli addetti hanno l'impegno di manovrare diga
e scaricatori e di sorvegliare il tronco del canale fino a Paullo; il
secondo alle "porte di Paullo" dove un dipendente del Consorzio
Muzza è addetto alla manovra di scarico delle acque eccedenti nel
colatore Addetta; il terzo a Muzza S. Angelo, pure in consegna al Consorzio
Muzza.
Il canale viene posto in asciutta ogni anno dai primi di marzo ai primi
di aprile, per permetterne la pulizia e i lavori di manutenzione.
La rete irrigua, la cui spina dorsale è costituita dal canale Muzza,
comprende attualmente: il canale Muzza (Km. 40), 36 derivatori primari
(Km. 272,2), rogge o cavi secondari per un totale di Km. 1650, rogge o
cavi poderali per un totale di Km. 1400, 26 colatori (Km. 235,42).
I derivatori primari immettono acqua in rogge di derivazione secondaria
e di distribuzione interaziendale: l'acqua eccedente viene raccolta nei
colatori. Il complesso sistema permette la capillare irrigazione del terrazzo
tra Adda e Lambro.
Il canale Muzza è in gestione alla Congregazione di Muzza, costituita
dagli utenti consociati; dal 1980 la Congregazione ha preso il nome di
Consorzio Muzza; i consorziati iscritti ai ruoli del canale Muzza hanno
diritto d'uso su tutti i corsi d'acqua, compresi il canale Muzza e il
cavo Sillaro, di proprietà del demanio regio
nale. Ogni utente è soggetto al pagamento dei seguenti oneri: 1)
quota spese per il vettoriamento dell'acqua nel canale e relative spese
di manutenzione; 2) quota relativa al pagamento della quantità
d'acqua derivata dal fiume Adda (pagata al Ministero per i lavori pubblici),
proporzionale alla quantità d'acqua utilizzata dall'utente; 3)
quota spesa dovuta per l'amministrazione, la regolazione e l'espletamento
di funzioni tecniche relative al funzionamento della rete irrigua.101
Riferendosi alla floridezza del territorio lodigiano, il Petrarca, nel
carme per la nascita del primogenito di Bernabò Visconti scrisse:
"...secans pulcherrima rura Abdua...", cioè "…attraversando
floridissime campagne l'Adda…".
E' il grande fiume che segna il confine orientale del comune di Castiglione,
dal quale, appunto, prende il nome. Così ne parla il sacerdote
don Settimo Ghizzoni nella sua opera 'Castiglione d'Adda':
"L'Adda è un nome di celtica derivazione significante acqua
corrente. E' uno dei più grandi fiumi della Lombardia; ha la
sua origine nella provincia di Sondrio, scarica nel lago di Como. Unito
a questo lago secondo la sua direzione da tramontana a mezzogiorno sino
alla punta di Bellagio, ove si distacca con un ramo a sinistra, e forma
il lago di Lecco. Ristretto per poco a Lecco, ove è attraversato
da un ponte, torna a distarsi formando i laghi di Pescarenico, di Olginate
e di Brivio. Cammina in seguito sulla linea di confine tra la provincia
di Como e quella di Bergamo sino a Porto, rimpetto a Medolago. Nel comune
di Paderno si deriva il naviglio di questo nome, che dopo un breve corso
ritorna in Adda; indi continuando sulla linea di confine tra la provincia
di Milano e quella di Bergamo si dirige a Trezzo, ove si estrae il naviglio
Martesana; prosegue poscia fino a Cassano ove deriva la Muzza, ed indi
sino a Cornegliano. (Fabi).
L'Adda entra nel nostro territorio all'estremo nord-est poco di sopra
a Comazzo, e lo percorre su un fianco sino alla foce in Po all'esterno
sud-est, internandosi di fronte alla città di Lodi, che bagna.
Il suo corso è molto tortuoso ed incastrato, e forma una vallata
che sulla destra è limitata da alte costiere (terrazzi) le quali
separano i fondi alti dalle poche coltivazioni vallive, già interamente
a bosco, ed ora in parte surrogate da prati marcitori e per vaste plaghe
anche da terreni aratori a vicenda. La vallata, almeno in quanto spetta
al nostro territorio sulla sponda destra, ha una larghezza minima di circa
60 metri, ma si estende in media da uno a due chilometri, oltrepassando
in alcune località come tra Arcagna e Galgagnano, nel tratto di
fronte a Castiglione, Camairago, Cavacurta, i tre chilometri. Il dislivello
tra i fondi della vallata ed i superiori è di metri nove.
La larghezza del letto del fiume da 60 o 70 metri, sale sino a 140, e
in tempo di piena tocca forse i 500. Il suo corso totale è di circa
chilometri 253; dal ponte di Lecco alla foce, chilometri 136, e nel nostro
territorio circa chilometri 45. Spesso si divide il fiume in molti rami
formanti isolette alluvionali imboschite. Le sponde generalmente trovansi
composte di materie incoerenti. Le pendenze sono talora notevoli e variano
nei diversi tronchi. Da Cornegliano a Boffalora d'Adda ha una caduta di
metri 29.75, ossia metri 1.70 al chilometro, da Boffalora a Lodi metri
4.700, ossia uno al chilometro, pendenza che va successivamente diminuendo
sino a 0.70, 0,50 e 0,40: la velocità fu calcolata fra 1.849 e
1.356.
Sulla riva sinistra dell'Adda dicesi che in antico si estendesse un lago
detto Gerondo…
Il deflusso medio dell'Adda, ossia la sua portata media (che è
la media delle sue portate nei vari tempi dell'anno) fu calcolata dagli
idraulici in metri cubi 186.85; il suo deflusso minimo in metro cubi 16.28…
La superficie del suo bacino si calcolò in chilometri quadrati
4.486 in monte e di chilometri 1.400 in piano...L'Adda è fiume
estivo, perché il suo massimo deflusso si verifica in giugno e
luglio, il minimo da gennaio ad aprile, avendo diretta origine dai ghiacciai...
Tra le arene dell'Adda sonvi anche delle sabbie aurifere che si distinguono
al colore speciale più scuro, e sono accompagnate da ferro, titanio
e da arene silicee; ma il prezioso metallo vi si contiene in sì
tenue quantità che ormai se n'è abbandonata l'estrazione,
la quale veniva anni or sono eseguita da poveri operai chiamati appunto
cava l'oro. Solo fra Cavenago e Bertonico si esercita ancora l'industria
da pochissimi operai che ricavano appena lire 1,50 al giorno in media.
In antico sembra invece che tale industria fosse molto importante. Fin
verso il 1000 è fatto cenno di tale pratica e nel 1774 l'appaltatore
pagava al Vescovato L. 700 milanesi."
Nell'archivio parrocchiale di Castiglione, abbiamo reperito un
documento del 1897 nel quale si legge che "per lo spazio di
quasi 20 anni e cioè dal 1861 al 1880, molti poveri operai del
Comune di Castiglione d'Adda in specialità, pacificamente si occupavano
dell'estrazione dell'oro e dell'argento (in forma di pepite) dalle
sabbie dell'Adda, ed in questo lavoro trovavano una scarsa retribuzione
alle
loro fatiche ed un pane, ben sudato, per sé e loro famiglie, poiché
la preziosa polvere si è fatta assai scarsa in questo regale fiume.."102
"Il Vescovo di Lodi - riprendiamo il testo di Ghizzoni - esercitava
anche il diritto di pesca nelle acque dell'Adda, diritto che nel secolo
XV erasi ridotto ad una semplice ricognizione limitata solamente ai pesci
grossi, come gli storioni; come risulta da due carte del 20 Giugno 1430
e 17 Luglio 1445, in cui si fa cenno, di due storioni presi nell'Adda,
il capo e gli intestini dei quali venivano portati al Vescovo a titolo
di ricognizione, cambiata poi nel corrispettivo prezzo.
E' parere di molti che l'Adda scorresse anticamente nel Po non lungi dalla
Cava, come lo dimostra la natura del terreno e il corso del fiume segnato
sulla tavola del Peutingero. Nell'Adda, presso Maleo, Castiglione e Cavenago,
si mostrano ancora profondamente confitti nell'acqua dei pali, come avanzi
di ponti gittati dai Romani e dai Galli, in occasione di guerre.
Passa a breve distanza da Comazzo, Lodi, Soltarico, Cavenago, Castiglione,
Gerra e Pizzighettone, Lardara, Maccastorna, Castelnuovo Bocca d'Adda
a destra; da Boffalora, Corte Palasio e Cerreto a sinistra. Da Castiglione
però si scostò l'anno 1844.101
Una singolare caratteristica del territorio castiglionese è quella
legata alla cosiddetta Adda Morta. Trattasi di un vecchio ramo
del grande fiume che, con il passar del tempo, si è trasformata
in un'ampia palude. Si estende per 115 ettari, inserendosi anche nella
provincia di Cremona. È gestito dal Parco Adda Sud e la
sua intera area di 230 kmq. è quasi interamente coltivata ma, soprattutto
in prossimità del fiume, è formata da fitti boschi e da
paludi. Ora fa parte delle riserve naturali della Lombardia ed è
soggetta a vincolo ambientale ed alla tutela ecologica, quindi esclusa
da qualsiasi opera (edifici, strade, cave ecc.) che ne possa modificare
il regime e la composizione delle acque. La regione Lombardia incluse
l'Adda Morta nell'elenco dei biotopi e dei geotopi considerandola Riserva
Naturale Regionale Orientativa con D.C.R. 19 dicembre 1984.
"Nel loro tratto di corso planiziale, i grandi fiumi tendono a seguire
un percorso meandreggiante risultato delle azioni combinate di deposito
dei materiali in sospensione e di erosione delle sponde. Durante i periodi
di piena può succedere tuttavia che le anse più profonde
vengano bruscamente abbandonate e che le acque trovino una via più
diretta di scorrimento verso valle. Questa dinamica fluviale lascia una
traccia evidente sul territorio. L'Adda Morta ne è un esempio.
Si tratta infatti del residuo di un vecchio ramo dell'Adda abbandonato
dal fiume a quindi trasformatosi lentamente in una palude per mancanza
di un flusso corrente di acqua. Ambienti di questo tipo erano un tempo
estremamente comuni in Valpadana. Poi è iniziato il processo di
bonifica e conversione in campi coltivati, accelerato dalla disponibilità
di mezzi meccanici estremamente efficienti e dall'alto valore commerciale
dei terreni agricoli di pianura.
In questo modo sono state cancellate le testimonianze fisiche del cambiamento
continuo della morfologia terrestre superficiale, con influenze negative
anche sul regime idrico, in quanto queste anse costituivano le casse naturali
di espansione dei fiumi in piena.
Inoltre oggi i fiumi per buona parte del loro corso, sono rigorosamente
costretti entro argini che impediscono la formazione di nuove lanche o
morte.
Così, è doveroso tutelare quel poco che è rimasto.
La riserva naturale "Adda Morta" include una morta fluviale
ed una lanca comunicante con l'Adda, collegate tra di loro da un canale.

L'Adda Morta
È costituita da estesi ed interessanti ambienti umidi e ridotti
tratti boscati, situati in minima parte sopra la scarpata di un marcato
terrazzo morfologico. Le aree palustri comprendono estese fasce di fragmiteto,
con presenza di Tifa maggiore, Tabacco di palude e Iris giallo. Negli
spazi d'acqua liberi del canneto crescono inoltre le Lenticchie d'acqua,
il Morso di rana, il Nannufero e la rara Azola caroliniana. Le aree boscate
si trovano per la maggior parte adiacenti alla palude e in questo caso
sono costituite prevalentemente da Salice bianco e da Ontano nero.
Nello strato arbustivo compaiono la Frangola, il Pallon di neve, il Sanguinello
e l'invadente Indano bastardo.
All'interno di un saliceto presso il fiume si trova una radura con suolo
ghiaioso, molto permeabile e poco fertile, coperta completamente da Erba
pignola.
Le scarpate sono per lo più coperte da una boscaglia di Robinia,
con tratti ad Olmo minore a con presenza di Farbia, Acero campestre, Fusaggine,
Sambuco, Sanguinello, Ligustro, Nocciolo, Spinocervino e Lantana. Tra
la vegetazione minore è interessante la presenza di Clematide eretta,
tipica dei cespuglieti e dei boschi termofili di Roverella dalle Prealpi,
del Sigillo di Salomone, dell'Anemone bianca, delle Felci, tutte specie
rare in pianura, del rarissimo Lino d'India e dei Giglio di San Giuseppe,
specie ornamentale sfuggita alla coltivazione ed inselvatichita.
La fauna, piuttosto impoverita rispetto al passato, è comunque
ancora varia ed interessante. Le acque sono popolate dalle Anguille, dalle
Scardole, dai Triotti, dai Cavedani e delle Alborelle che formano fitti
gruppi. Le rive sono frequentate dalle Gambusie, mentre sul fondo vivono
le Carpe, le Tinche e i Pesci gatto. Lucci, Persici Trota e tra i Rettili,
le Natrici dal collare, anche di notevoli dimensioni, sono al vertice
della catena alimentare sott'acqua. Le Rane verdi e, nei boschi umidi,
le Rane di Lataste sono gli Anfibi più rappresentativi.
Nel canneto nidificano infine molti uccelli caratteristici dei luoghi:
Cannaiole, Cannaiole verdognole, Cannareccioni., Salciaiole, Forapaglie
e, probabilmente, Pendolino e Migliarino di palude. Sono inoltre presenti
la Gallinella d'acqua, che costituisce la popolazione più abbondante,
il Tuffetto, il Tarabusino, il Porciglione ed altre specie comuni soprattutto
nei boschi e negli ambienti marginali come il Rigogolo e l'Averla piccola.
Durante i passi e l'inverno l'area dà asilo a numerose altre specie
come Germano Reale, Fischione, Alzavola, Marzaiola Beccaccino e Pantana.

I boschi sono infine abitati, con ogni probabilità, dalla Puzzola,
dal Tasso e dalla Faina, di cui sono state rinvenute delle tracce ."104
"Proprio nell'Adda Morta di Castiglione - scrisse Marco Ferrari -
è presente…l'airone rosso. Grazie a un pizzico di fortuna, mi è
capitato di osservare il mio primo 'rosso' proprio dietro il paese di
Castiglione a poche decine di metri dalla strada che costeggia la riserva
Adda Morta. È stato veramente emozionante vedere alzarsi questo
enorme uccello…da un canneto apparentemente minuscolo"105

L'Adda morta
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