1945. LA FINE DELLA GUERRA


Il 1945 fu l'anno della conclusione di un conflitto che, ormai, durava da più di cinque anni ed aveva sconvolto il mondo.
Nessuno, al nascere di quell'anno, pensava che, nel giro di quattro mesi, il destino dell'Italia si sarebbe concluso con una fiammata di violenza, ma anche di esaltazione patriottica.
Gennaio portò ancora, nel livido cielo invernale, i caccia americani che mitragliarono ripetutamente a bassa quota la nostra zona. E così nei mesi seguenti. Per mitragliamento, ci furono vittime il 18 gennaio, il 7 febbraio ed il 10 aprile. La popolazione era terrorizzata.
Con crescente frequenza si sentiva di notte l'aereo vagante nell'oscurità (lo chiamavano "Pippo") che scrutava anche una leggera lama di luce per aggredire gli abitanti del luogo immersi nel sonno. E se di notte era "Pippo" a spaventare la popolazione, di giorno erano i "Thunderbolt" americani che completavano l'opera mitragliando e sganciando bombe.
Il Commissario prefettizio di Castiglione, scrivendo al Capo della Provincia di Milano, comunicò: "Porto a conoscenza che questa notte (era il 13 novembre 1945) un aereo nemico ha lasciato cadere in un campo sito alla periferia dell'abitato una bomba e che il relativo scoppio ha causato la rottura di una trentina di vetri nel Palazzo di queste Scuole elementari, oltre a vari altri nelle abitazioni private. Non è stato possibile comunicare a mezzo telefono perché guasto."96
Ai Tedeschi interessava soprattutto che i loro automezzi potessero procedere con relativa sicurezza sulle vie più importanti. Infatti, per ordine del Comando Militare Germanico furono mobilitate delle "sentinelle" addette alle segnalazioni d'allarme ai veicoli in transito sulle strade principali.
Poste a distanza di due o tre chilometri una dall'altra, durante l'allarme per incursione aerea dovevano tenere alzate delle bandierine bianche. Il servizio era continuo dall'alba al tramonto e gli abitanti dei cascinali, posti nei pressi della strada, dovevano tenere i portoni aperti per offrire eventuale rifugio ai veicoli minacciati dagli aerei.
Infatti, nell'archivio comunale di Castiglione abbiamo reperito una lunga documentazione che riguarda (il Commissario prefettizio comunica con la
Prefettura) spese per il servizio di segnalazione e di allarmi aerei lungo la strada, spese per la vigilanza delle linee telefoniche, servizi di sentinella sulle strade provinciali. In quello stesso periodo, il Comune di Castiglione dovette sottostare alla precettazione di carri con cavalli e buoi pel trasporto di ghiaia per conto del comando germanico, alla trasmissione di un elenco dei possessori di tori, torelli, buoi, cavalli ecc., nonché alla precettazione di carri a 4 ruote ed a 2 cavalli, alla requisizione del bestiame stesso, a spese onerosissime per l'occupazione delle truppe germaniche. A tale proposito il Commissario prefettizio di Castiglione d'Adda chiese alla Prefettura la somma di L.7450 da consegnare ai proprietari di barche requisite dal Comando germanico.
Notevoli furono anche le spese sostenute dal Comune castiglionese per la costruzione di trincee antischegge. Ecco la richiesta perentoria e dettagliata del Comando tedesco al Commissario del Comune di Castiglione, in data 19 marzo 1945:
"Art. 1°: Il Comune deve predisporre sulle strade circostanti, di agenti muniti di bandierine bianche, atti a segnalare ad autoveicoli eventuale pericoli aerei, prestando servizio dall'alba al tramonto.
Detti agenti dovranno essere sovvenzionati dal Comune da cui dipendono.
La popolazione stessa è inoltre tenuta a segnalare agli autoveicoli transitanti il pericolo sovrastante.
Art. 2°: In quanto alle trincee paraschegge si dovranno prendere immediati provvedimenti, praticando alle pareti, un'intrecciatura di rami per evitarne lo sfranamento che potrebbe renderne l'impraticabilità.
Le trincee paraschegge dovranno essere scavate ad ambo le parti della strada distanziate di 100 m l'una dall'altra, e 50 m dal margine della strada.
La loro profondità dovrà essere di mt. 1.80 assicurandosi inoltre che vengano scavate su un terreno molto solido e segnalati per iscritto su appositi indicatori.
Attendo che queste disposizioni vengano subito attuate. Qualora suddette disposizioni non saranno osservate, sarà considerato atto di sabotaggio, di cui si rende diretto responsabile il Comune stesso. "
Nel frattempo, ne abbiamo già accennato, pressanti e continue erano le richieste dei Comandi Germanici alle industrie per ottenere carri, cavalli e conducenti necessari per il trasporto di materiale bellico. Da parte sua, il Capo della
Provincia esigeva dai Podestà e dai Commissari prefettizi una relazione mensile con segnalazioni relative ai punti seguenti. "1) Rapporti con le autorità in luogo e con le organizzazioni sindacali ed economiche locali, trasmettendo, occorrendo, copie di lettere che fossero state inviate e che avessero un certo rilievo. 2) Atteggiamento del clero (precisare i nomi, se esistono oratori, associazioni cattoliche, ecclesiastiche, ricreatori a da chi sono diretti). 3) Pratiche non ancora definite con gli Enti Provinciali non esclusa la Prefettura e causa del ritardo. 4) Cenni su quanto attiene all'alimentazione, distribuzioni ed approvvigionamenti vari, rilevando gli inconvenienti. Precisare il nominativo del dirigente dell'Ufficio Annonario e del personale dipendente. Esprimere il proprio parere sulla moralità, sulla condotta, correttezza di essi. 5) Rendimento, attività, diligenza e condotta morale e politica del Segretario Comunale circa il quale occorrerà indicare nella prima relazione se il medesimo abbia aderito o meno al P.F.R.. Analoga notizia dovrà essere data nei riguardi del Vice Segretario e dei Capi Divisione ove esistono. 6) Elencare i Comandi Militari Italiani e Germanici del luogo, i nominativi dei Comandanti. Precisare da quale organo centrale dipendono. Si intende anche per le Brigate Nere. Per i comandi germanici precisare anche se il Comando è locale e in tal caso da chi è diretto o, se dipende da un altro, precisare il nominativo del superiore e la località. 7) Indicare se esistono in loco Enti economici italiani o germanici e da chi siano rappresentati e da chi dipendano in caso che fossero subordinati ad altro superiore sedente in altra località.
Quanta importanza fosse attribuita a tali relazioni mensili, è deducibile dal seguente telegramma inviato dal Capo della Provincia in data 28.1.1945: "Nella prossima relazione mensile dovrete relazionare at parte con foglio aggiunto sui seguenti punti.
1°. Funzionamento ristoratori di guerra alt Precisare quanti siano da Voi autorizzati e quanti ne abbiate chiusi, indicare nominativi ed indirizzi, enunciare inconvenienti da eliminare punto.
2°. Se esistono o meno nel Comune cooperative di consumo chi est presidente e quale fiducia riscuotono presso gli abitanti et come sono organizzate et quante prenotazioni generi tesserati ricevano et quale complesso vendita contingentati abbiano punto Precisare con esattezza et verità denunciando sfasature ot inconvenienti fare eventuali proposte di miglioramento.
3°. Se ormai funzioni il decentramento della Sezione Provinciale Alimentazione et Ufficio Distribuzione. Chi sia il dirigente del servizio se abbia qualità di organizzatore e competenza sicura et volontà lavorare. Ricordo che tale decentralizzazione deve funzionare per alleggerire le difficoltà esistenti nell'approvvigionamento. Curare che i trasporti funzionino et preparare giorni di precettazione at trazione animale per trasporti intercomunali punto Fare proposte concrete per eliminare inconvenienti et migliorare organizzazione.
4°. Segnalare le aziende grossisti alimentari che siano soggette at noto Decreto Duce di requisizione facendomi sapere presso quali sia necessario nominare Commissario gestione riferire se conformemente mio decreto sia stata nominata consulta operaia impiegati dirigenti.
5°. Segnalare le aziende industriali alimentazione che secondo noto Decreto Duce debbono essere requisite et fare proposte di commissario gestione et significare se nominata consulta.
6°. Assicurazioni se garantito popolazione rifornimento legna et accusare deficienze per preordinare tempestiva assegnazione. Raccomando fedele celere intelligente esecuzione ritenendovi responsabile omissione. Con occasione informo tutti Commissari Prefettizi et Podestà che dallo invio relazioni mensili mesi precedenti e cioè settembre, ottobre novembre et dicembre ho dovuto constatare come continuamente sia costretto at sollecitare immediata se pure sempre ritardata spedizione relazioni stesse. Faccio presente ancora una volta e prevedo sia ultima che qualora non pervenissero entro termine stabilito et che deve essere giorno tre ogni mese vostre relazioni prenderò immediati severi provvedimenti tanto nei riguardi Commissario Prefettizio aut Podestà quanto verso Segretario Comunale at relazioni mensili attribuisco maggiore importanza di quanto vostra incuria negligenza et pigrizia vi fanno supporre".
Sul fronte della lotta contro i nazifascisti, l'inverno del 1944-45 fu, come abbiamo detto, particolarmente drammatico per la coincidente decisione degli Alleati di rimanere attestati sulla linea Gotica in attesa della primavera, e dei Tedeschi di operare militarmente a fondo soprattutto con rastrellamenti nei quali furono impegnati anche reparti 'repubblichini' Ma l'azione aperta o clandestina, quest'ultima soprattutto nelle città e nei paesi, non cessò mai.
Intanto, a febbraio, erano avvenuti i primi contatti tra gli Alleati ed i Tedeschi
per giungere ad un armistizio, ma all'alba del 9 aprile, dopo un massiccio bombardamento aereo sulle postazioni germaniche, la V armata americana e l'VIII britannica, nella quale erano inseriti i Gruppi di combattimento italiani, iniziarono la grande offensiva.
Cinque giorni dopo sfondata la linea Gotica, dilagarono nella pianura padana. Il 21 entrarono a Bologna, il 22 a Modena ed a Ferrara, il 24 a Reggio Emilia il 25 a Parma per puntare, poi, su Genova e Verona.
Intanto, Mussolini, il 18 aprile da Salò era giunto a Milano. Qui, il 25 aprile ebbe un colloquio con il cardinale Schuster, colloquio che avrebbe dovuto concludersi con un accordo di pace ma che fallì quando il duce seppe delle trattative segrete dei tedeschi. Convinto di essere stato tradito, partì per Como andando incontro al suo tragico destino.
Le truppe tedesche e le formazioni della Repubblica Sociale risalivano al nord incalzate dagli eserciti alleati, ostacolate dalle unità partigiane che, insorgendo le popolazioni, liberavano paesi e città.
Infatti, il generale americano Clark, il 12 aprile, aveva inviato al C.L.N. ed ai comandi partigiani il telegramma seguente: "Per azione coordinata con attacco Quinta Armata ordinasi inizi immediatamente ripeto immediatamente ad attaccare il nemico attenendosi alle quattro direttive seguenti Stop.
Prima. Attacco generale at ogni colonna presidi ot accampamenti nemico. Seconda. Cercare at ogni costo impedire at nemico movimenti sabotando sue principali linee comunicazione minacciando rotabili et stabilendo centri resistenza nodi stradali. Terza. Eliminare comandi et quartieri generali distruggere centri rifornimento curando special modo depositi munizioni et carburante. Quarto. Sabotaggio linee telefoniche et telegrafiche distruggendo quanto possibile stazioni radio"
Da parte sua, il C.L.N.A.I. (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia), aveva emanato il seguente appello all'insurrezione: "La nuova situazione determinatasi in seguito alla travolgente avanzata delle Armate alleate nel cuore della Germania impone compiti di grande responsabilità a tutti i Comitati di Liberazione Nazionale. Il nemico è agonizzante e il nostro Paese è particolarmente esposto alle ultime vendette ed al barbaro furore delle orde nazi-fasciste in rotta. La salvezza delle nostre case e del nostro patrimonio e l'onore nazionale esigono imperiosamente che tutto il popolo affronti decisamente l'invasore tedesco e i traditori fascisti per cacciarli dal suolo della Patria, per distruggerli.
La parola d'ordine per tutti i Comitati di Liberazione Nazionale è una sola: "insurrezione!".
Al caos e al terrorismo delle bande criminali dei nazi-fascisti deve sostituirsi la nuova legalità, espressione della volontà popolare. I Comitati di liberazione Nazionale, quali organi del potere popolare e quali unici organi legali di governo nelle terre invase dai tedeschi, devono assumere ogni potere nelle loro sfere di attività. Il tempo stringe. In questi giorni si decide il destino della Nazione. Soltanto con la lotta, soltanto con la insurrezione il popolo italiano può ora creare le premesse di un avvenire di libertà. Questo è il compito immediato dei Comitati di liberazione Nazionale. Il corso precipitoso degli avvenimenti ed il supremo interesse nazionale vietano ogni indugio, ogni sterile discussione. Tutte le nostre forze, le nostre energie per l'insurrezione".
A proposito dei mesi che precedettero l'insurrezione nella nostra zona, lo storico lodigiano Ercole Ongaro scrisse:
"Mai la primavera era stata tanto attesa: avrebbe alleviato i duri disagi della stagione invernale, ma soprattutto avrebbe rimesso in movimento il fronte bellico impantanato da cinque mesi sulle pendici dell'Appennino tra Firenze e Bologna portando, con gli angloamericani nella valle del Po, la fine della guerra. Radio Londra, ascoltatissima in tante case anche del Lodigiano, aggiornava sull'avanzata dell'Armata Rossa nelle pianure dell'Est europeo con meta Berlino; anche ad Occidente si era presto afflosciata la tentata offensiva tedesca nelle Ardenne e il Comando Alleato si preparava a sferrare l'attacco sul Reno. Le armi segrete promesse dalla propaganda nazifascista non avevano dunque determinato nessuna svolta nella guerra. Era invece continuato lo stillicidio dell'aviazione alleata: i caccia americani scorrazzavano quasi indisturbati nel cielo del Lodigiano: la contraerea tedesca ne abbatté pochissimi.
La popolazione viveva con il peso di tutte le precedenti ristrettezze: penuria alimentare, difficoltà di trasporto, paura per i bombardamenti, impotenza per il costo della vita e per la borsa nera. Scriveva il capo della provincia dì Milano nella sua relazione del febbraio 1945.
"Sale: Il problema del sale per la popolazione che da due e in parecchi casi da tre mesi non riceve le razioni regolari si rivela oltremodo preoccupante. Moltissimi i comuni che reclamano urgentemente anche un minimo quantitativo di questo genere che è quanto mai indispensabile. Ecco i paesi che maggiormente ne significano la scarsità: (…) Terranova dei Passerini, Castiglione d'Adda, Bertonico, Paullo (da oltre due mesi), Livraga, Caselle Lurani, Marudo (da oltre due mesi), Secugnago, Orio Litta, Camairago, Senna Lodigiana, Pieve Fissiraga, Cavacurta, Somaglia e molti, molti altri. I possessori di suini si rifiutano di consegnare i quantitativi di grasso prestabiliti all'ammasso appunto per non ricevere alcun quantitativo di sale a: Bertonico, Caselle Lurani, Pieve Fissiraga (…).
Farina gialla: La distribuzione di farina gialla in sostituzione del terzo genere da minestra non ha avuto luogo - e per mancanza della stessa presso i grossisti e per la difficoltà dei trasporti resi quanto mai difficili per i continui instancabili mitragliamenti degli aerei nemici - in moltissimi comuni della Provincia mancanti pure dell'assegnazione di riso. Ecco alcuni nomi dei comuni che non hanno avuto la farina da polenta né in dicembre né in gennaio: (...) Castiglione d'Adda, Caselle Lurani, Marudo, Caselle Landi, Secugnago, Bertonico, Lodi Vecchio, San Fiorano, Cavacurta e molti altri. (…)
Olio: La razione dei grassi per il mese di gennaio è stata fissata coi generi olio e burro. Mentre però tutti i comuni hanno avuto la spettanza di burro per la prima quindicina, per la seconda l'olio deve essere ancora distribuito a: Castiglione d'Adda, Caselle Landi, Caselle Lurani, Marudo, Fombio, Secugnago, Lodi Vecchio, San Fiorano, Dresano, Casalmaiocco e altri paesi.
Le mancate distribuzioni di farina gialla, riso, olio, e soprattutto sale hanno causato 'vivissimo malcontento' nelle popolazioni della Provincia.
L'insurrezione esplose nelle città e si estese nelle campagne con intensità diversa anche se, in certi momenti, con azione caotica e incontrollabile, ma sempre con moti spontanei e popolari. A Casalpusterlengo agivano le formazioni di due Brigate, la 7a del Popolo e la 166a Garibaldi, che comprendeva anche rappresentanti castiglionesi. Furono proprio gli uomini di questa brigata che, con un'azione improvvisa nei pressi del ponte sul fiume a Castiglione d'Adda, uccisero un soldato tedesco e alcuni appartenenti alla Guardia Nazionale Repubblicana."97
Nell'ambito della lotta clandestina, dobbiamo anche ricordare l'incontro dei membri di un distaccamento della 166a brigata avvenuta all'osteria delle "Tre oche"
di Secugnago, alla quale erano presenti rappresentanti di varie località tra cui quelli di Castiglione d'Adda. L'incontro riguardava azioni di sabotaggio, distruzione di cartelli stradali segnaletici tedeschi, affissione di manifesti contro i collaboratori delle forze naziste, distribuzione di volantini per incitare agli scioperi, manomissione di vagoni ferroviari, asportazione di generi alimentari da distribuire a famiglie bisognose.98
Attivi erano i nuclei gappisti organizzati da comunisti molto mobili sul territorio così da poter agire con "attentati e agguati a fascisti e tedeschi; quasi sempre erano le deserte vie di campagna e di collegamento tra un paese e l'altro a favorirle. Infatti, se il territorio lodigiano, in quanto pianeggiante, non offriva le condizioni per la permanenza di bande armate, era adatto ai colpi di mano e all'azione dei GAP nei mesi in cui frequente e fitta era la nebbia: "Infatti, nel marzo 1945 due militari tedeschi furono uccisi tra Castiglione e Codogno.99
I partigiani furono muniti di un bracciale tricolore. Per coordinare le azioni, venne costituito il comando piazza, cioè un comando unificato.
In quelle circostanze, così scriveva il parroco castiglionese nel suo cronicon: "In chiesa si continua la celebrazione delle feste, ma si capisce che gli animi sono agitati. Il fondo cristiano, direi quasi atavico qualche volta fa capolino, ma in pentola ribolle segretamente la reazione. I ricordi dei bombardamenti in luoghi vicini come Pizzighettone, Codogno, Casalpusterlengo e i lontani di Piacenza e Milano in specie, hanno messo nell'animo del popolo una certa titubanza. La chiesa è ancora frequentata, ma gli animi sono sospesi. La predicazione è poco sentita, quella del clero locale sospettata contraddittoriamente. Gli avanzi fascisti la dicono loro nemica; loro nemica le forze reazionarie. Ad aprile incominciano a passare tedeschi in ritirata. Il 26 aprile (1945) alla sera tarda viene comunicata una notizia da Codogno che la borgata sarà distrutta.Tutti fuggono per campi portando le cose più necessarie, ma non si fa nulla. Passata l'ora burrascosa gli animi si sono aperti. Socialisti e comunisti vogliono comandare, i buoni reagiscono e si finisce con avere a capo del Comune un uomo di Azione Cattolica, il ragioniere Francesco Pinotti.
Con l'autorità civile quindi il Clero si trova, ma i capo-partito si prendono sui fascisti di ieri, dimenticando di esserlo stati anche loro, delle rivincita puerili. La sezione dell'Assistenza Pontificia organizza mezzi per il ritorno dei prigionieri…"

Le foto dei caduti nella 2a guerra mondiale

Ecco l'elenco dei Castiglionesi caduti nella 2a Guerra Mondiale:

Agosti Luigi
Anelli Antonio
Baroni Domenico
Beria Angelo
Bersani Antonio
Bianchi Severino
Bruschi Pietro
Buscaini Angelo
Ceresa Andrea
Ceresa Ascanio
Dosi Pietro
Dossena Luigi
Dragoni Mario
Ferrario Mario
Folli Angelo
Fusari Nazzareno
Gazzola Giuseppe
Giasti Angelo
Grazzani Antonio
Labadini Angelo
Lervi Giovanni
Luvié Angelo
Magrini Paraclito
Moggi Archimede
Moglio Pietro
Calloni Cilio
Paganini
Gaetano Palazzini Mario
Peccenati Francesco
Pedrazzini Antonio
Pettenari Umberto
Pinotti Silvio
Pizzavini Sante
Ravera Luigi
Rossi Giov. Battista
Rossi Luigi
Sartori Ernesto
Sartori Gabriele
Tonsi Fausto
Vaccari Angelo
Visigalli Mario
Daccò Angelo


Nel 1946 gli italiani furono chiamati alle urne per eleggere i loro amministratori civici, per decidere il destino istituzionale del Paese e quindi per scegliere tra monarchia e repubblica e infine per eleggere i deputati della Costituente, l'assemblea che avrebbe dovuto scrivere la Costituzione, cioè le leggi fondamentali del nuovo Stato.
Anche i Castiglionesi vissero animatamente quelle giornate elettorali, soprattutto durante il tempo della propaganda e dei comizi, quando i due maggiori gruppi politici contrapposti, il socialcomunista ed il democristiano, lottavano per contendersi i voti.
Era la prima volta, dopo la caduta del fascismo, il quale aveva eliminato il diritto di partecipazione popolare alla vita amministrativa e politica, imponendo una sudditanza assoluta dall'alto, che i cittadini venivano chiamati ad esprimere liberamente la loro volontà politica.
Si votò il 7 aprile 1946 per le amministrative, il 2 giugno per scegliere tra monarchia e Repubblica e per eleggere i deputati alla Costituente. Il parroco scrisse:
"Le varie elezioni civili comunali e della Costituente marcarono la linea discriminatrice degli animi. Il comune fu nelle mani socialcomuniste, ma il 2 giugno il pensiero cristiano ebbe il sopravvento. Le posizioni si sono schiarite. Ci sono gli incaricati e le incaricate socialcomuniste a spiare la condotta del clero e la sua predicazione. Nonostante questo, sia dopo la vittoria socialcomunista, come dopo quella democristiana, le funzioni religiose tutte furono sempre compiute come la religione vuole e il bene vero del popolo richiede. Tuttavia continua in una massa non indifferente la doppia condotta. In chiesa cristiani, fuori socialcomunisti. Un buon nerbo però di membri di Azione Cattolica e qualcuno anche fuori ne vede il pericolo e lotta per scongiurarlo e a questo scopo ha creato, con l'aiuto del clero, l'opera delle Acli."
In tutta Italia, per la repubblica avevano votato 12.717.923 elettori, mentre10.719.284 (dati definitivi ufficialmente comunicati dalla Corte di Cassazione), avevano dato il loro voto alla monarchia. Le schede bianche e nulle erano state un milione e mezzo circa. Era nata la Repubblica italiana che ebbe come primo presidente Enrico De Nicola (28 giugno 1946), cui successe Luigi Einaudi l'11 maggio 1948. E il 18 aprile di quello stesso anno ebbero luogo le elezioni per la nascita del primo Parlamento repubblicano. Sul piano nazionale la D.C. raggiunse il 48,5 % (maggioranza assoluta alla Camera) contro il 31 % del Fronte Democratico Popolare comprendente i comunisti ed i socialisti (questi ultimi, nel gennaio del 1947 si erano divisi: il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, spaccandosi, aveva dato origine al Partito Socialista Italiano ed al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani).

La notizia della nascita della Repubblica Italiana

In verità, malgrado lo schieramento politico di quel 18 aprile fosse assai ampio (D.C., Fronte Democratico Popolare, PSDI, PRI, MSI, Blocco Nazionale dei Liberali e degli aderenti all'Uomo Qualunque) la lotta si polarizzò sulla contrapposizione netta tra D.C. e F.D.P. Gli elettori furono indotti a sciogliere con il voto il dilemma comunismo o anticomunismo.
Favorirono tale semplificazione avvenimenti interni e esteri, scioperi, l'allarme per il dilatarsi dell'influenza russa in Europa e, all'opposto, il riconoscimento da parte degli Alleati del territorio libero di Trieste all'Italia.
E se, da una parte, socialisti e comunisti avevano appunto costituito un fronte
unico, dall'altra parte, l'Azione Cattolica, organizzando i Comitati civili, aveva favorito il coagulo intorno alla D.C. di tutte le forze cattoliche, con il conseguente appoggio ufficiale del clero.
Il clima determinatosi dopo le elezioni del 1946 non aveva placato gli animi, se si interpretano le parole del parroco che così scrisse nel cronicon: "...Nelle conventicole dei partiti si fa una propaganda antireligiosa. Ci fu anche un certo… che non si peritò di spropositare nel covo comunista su la Madonna...Appurata la cosa il parroco lo redarguì...Iil 20 luglio si celebrò (ora le parole dello scrivente rivelano gioia e soddisfazione) una grande festa religiosa in preparazione al Congresso Eucaristico Diocesano con l'intervento di tutte le Parrocchie del Vicariato... La sagra al 15 agosto fu il vero rovescio del 20 luglio. Allora un paradiso, ora un inferno. Cinque balli pubblici, oltre i balli in parecchie osterie e caffè."
Il 22 luglio 1948 i soci dell'ACLI castiglionese presero importanti decisioni circa il futuro della loro associazione, relativamente alla nascita di quel sindacato che avrebbe assunto il nome di Confederazione Italiana Sindacato Lavoratori (C.I.S.L.). Ecco il testo del verbale di quella riunione: "Castiglione d'Adda 22.7.1948. Alle ore ventuna nel Teatro dell'Oratorio si radunano, dietro invito personale, in assemblea straordinaria i soci aclisti del circolo parrocchiale di Castiglione d'Adda. Sono presenti N.75 degli 80 iscritti per il referendum in relazione alla questione sindacale sulla continuità della unità sindacale oppure sulla costituzione di una nuova organizzazione sindacale. Lo scrutinio dà il seguente esito: sui 75 elettori presenti risultano N.73 no (ossia in favore della costituzione di una nuova organizzazione sindacale), N.2 sì (in favore dell'unità sindacale). Per quanto riguarda il carattere della nuova organizzazione sindacale risultano N.73 voti favorevoli ad un sindacato indipendente, aconfessionale, laico aperto ad altre correnti; N.1 voto per un sindacato libero promosso dalle A.C.L.I.; N.1 voto per la trasformazione delle ACLI in sindacato. La riunione termina alle ore 21.55."100
In tempi più recenti, le competizioni elettorali per la nomina dei Consigli comunali, dal 1965 ad oggi (2000), affidarono l'amministrazione dei Comuni ai seguenti sindaci: Giacomo Barbieri; Giuseppe Decio; Agamennone Amiti; Giovanni Pancotti; Urbano Massari; Michele Tagliabue; Santino Betti; 1997 Franco Bassanini. (Un elenco completo si trova alla fine del libro).

 

Continua...

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