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Il 1943 fu l'anno della svolta decisiva. Le condizioni di vita
degli italiani erano ai limiti della sopportazione per scarsità
dei viveri. A Milano ed anche nella nostra zona gli operai scioperarono
per chiedere un aumento della razione del pane e del salario; le motivazioni
economiche si accompagnavano all'opposizione alla guerra ed al fascismo.85
In uno dei volantini distribuito nelle fabbriche si leggeva "Per
il pane e la libertà! Contro le 12 ore e la guerra maledetta! Esigiamo
la cacciata di Mussolini dal potere! Lottiamo per la pace e l'indipendenza
del nostro paese! Per l'aumento del salario e perché questo ci
venga pagato! L'azione, lo sciopero, la lotta sono le sole armi che possediamo,
la via della nostra salvezza. Sciopero, sciopero, sciopero!"
Il regime agonizzava sotto le macerie di un conflitto totale che coinvolgeva
combattenti e popolazioni, città, centri di produzione e villaggi
sperduti. Si faceva sempre più strada la convinzione che la vittoria
tanto decantata, si era ridotta ad un concetto propagandistico; l'opposizione
al fascismo cresceva, tutti speravano che uno sganciamento dalla Germania
avrebbe potuto salvare il salvabile.
Il 10 luglio 1943, gli americani e gli inglesi sbarcavano in Sicilia
Sedici giorni prima il Duce, parlando al Direttorio del Partito Nazionale
fascista a Palazzo Venezia, aveva detto: "Il popolo italiano è
ormai convinto che è questione di vita o di morte. Bisogna che
non appena il nemico tenterà di sbarcare, sia congelato su quella
linea che i marinai chiamano del "bagnasciuga"; la linea della
sabbia, dove l'acqua finisce e comincia la terra. Se per avventura dovessero
penetrare, bisogna che le forze di riserva, che ci sono, si precipitino
sugli sbarcati annientandoli fino all'ultimo uomo. Di modo che si possa
dire che essi hanno occupato un lembo della nostra Patria, ma l'hanno
occupato rimanendo per sempre in posizione orizzontale, non verticale"
In verità quattro giorni dopo lo sbarco, il nemico aveva già
raggiunto la piana di Catania. Ciò significava la sicura perdita
dell'isola. Il 19 luglio Mussolini si incontrò con Hitler a Feltre
dove si rese conto che i Tedeschi volevano agire militarmente in autonomia,
cioè con le Forze Armate italiane ai loro ordini. "Sbarazzatevi
dei traditori che vi circondano - avrebbe detto il Führer -. Metteteli
con le spalle al muro e colpiteli senza pietà."
Il 25 luglio, su richiesta di alcuni gerarchi, venne convocato il Gran
Consiglio del Fascismo, organo costituzionale di consulta del regime,
che non veniva riunito da quattro anni. Su un ordine del giorno presentato
da Dino Grandi, venne praticamente decisa la decadenza "del regime
di dittatura, perché esso [aveva] compromesso i vitali interessi
della Nazione, portato l'Italia sull'orlo della sconfitta militare, tarlato
e corroso nel tronco la rivoluzione e il fascismo medesimo. Il Gran Consiglio
delibera[va] nello stesso tempo [il ripristino] nella loro autorità
e responsabilità tutte le funzioni statali...[restituendo alla
corona] le prerogative e responsabilità di decisione suprema che
lo Statuto del Regno le attribui[va] nelle ore in cui [era] in gioco il
destino della Nazione."86
Ciò significava la caduta di Mussolini che, il giorno successivo,
dopo un colloquio con il re, fu arrestato.
Alle 22,45 il programma radiofonico venne interrotto perché fosse
trasmesso il comunicato seguente: "Sua Maestà il Re Imperatore
ha accettato le dimissioni dalla carica di capo del governo, primo ministro,
segretario di Stato, di Sua Eccellenza il cavalier Benito Mussolini e
ha nominato Capo del governo, primo ministro, segretario di Stato, il
Cavaliere, Maresciallo d'Italia, Pietro Badoglio".
La notizia della caduta del fascismo si diffuse dappertutto provocando
entusiasmo popolare a manifestazioni di esultanza. Tutti credettero che
l'eliminazione di Mussolini significasse la fine della guerra; lo credettero
anche i partiti politici che, uscendo dalla clandestinità emanarono
da Milano il seguente proclama: "Italiani, la volontà del
popolo e l'aspirazione del nostro valoroso esercito sono state soddisfatte:
Mussolini é stato cacciato dal potere.

La notizia della nomina di Badoglio.
Spunta, sul nostro paese in rovina, l'aurora della libertà e della
pace. I partiti antifascisti che da vent'anni hanno condannato e decisamente
combattuto la funesta dittatura fascista, dando contributo di sangue e
di dolore nelle piazze, nelle carceri, nell'esilio, proclamano la loro
comune volontà di agire in piena solidarietà per il raggiungimento
dei seguenti scopi:
- liquidazione totale del fascismo e di tutti i suoi strumenti di oppressione;
- armistizio per la conclusione di una pace onorevole;
- ripristino di tutte le libertà civili e politiche, prima fra
tutte la libertà di stampa;
- libertà immediata di tutti i detenuti politici;
- ristabilimento di una giustizia esemplare, senza procedimenti sommari,
ma inesorabile nei confronti di tutti i responsabili: abolizione delle
leggi razziali;
- costituzione di un governo formato dai rappresentanti di tutti i partiti
che esprimono la volontà nazionale.
I partiti antifascisti hanno perciò deciso che tutte le masse lavoratrici,
operai, contadini, impiegati, artigiani, professionisti, studenti combattenti
devono considerarsi in stato permanente di allarme e di vigilanza per
affermare con l'azione la loro incoercibile volontà di pace e di
libertà. Milano, 26 luglio 1943.
Il Gruppo di Ricostruzione Liberale - Il Partito Democratico Cristiano
- Il Partito d'Azione - Il Partito Socialista - Il Movimento di Unità
Proletaria per la Repubblica Socialista - Il Partito Comunista."87
Il parroco di Castiglione scrisse nel suo cronicon: "La caduta del
fascismo al 25 luglio fa cadere tante maschere. Si moltiplicano le pratiche
di pietà, ma è un'ondata di malcostume che dilaga alla sagra
del 15 agosto con numerosissimi balli".
La situazione era ancora confusa e anomala. Infatti, da una parte il nuovo
capo del governo, maresciallo Pietro Badoglio, aveva emesso un proclama
nel quale diceva: "La guerra continua", affermazione che toglieva
la speranza, accarezzata da tutti, della conclusione immediata del conflitto;
dall'altra parte il "Comitato Nazionale delle Correnti Antifasciste",
comprendente tutti i partiti, emanando comunicati alla popolazione allo
scopo di esortarla ad organizzarsi per liquidare definitivamente il fascismo
e con esso la guerra, dimostrava di considerarsi legittimo interprete
della volontà popolare a fronte dello screditato potere del re
e del nuovo governo. Il 3 settembre, sotto la spinta popolare e dei partiti
antifascisti ed alla luce della oggettiva realtà militare, il Re
e Badoglio avviarono con gli Alleati le trattative per ottenere l'armistizio,
che venne reso pubblico l'8 settembre 1943.
Il messaggio radiofonico si concludeva con le parole: ".... ogni
atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da
parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse, però, reagiranno
ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza".
"L'8 settembre poi fu una vera cagnara - commentò il parroco
-. Il malgoverno, la guerra sono, furono volute dai preti e dal Papa.
Si tenta di arginare, l'Azione Cattolica lavora e tiene saldi i suoi e
propaganda la sana idea, ma comunismo e socialismo avvelenano gli animi."
In quel drammatico 8 settembre, il soldato castiglionese Francesco
Zaffaroni si trovava a Karlovac in Croazia: preso dai tedeschi e portato
in Baviera, riuscì a fuggire rientrando a casa verso la fine di
settembre.88
Lo stato d'animo della nostra gente durante quell'evento storico, è
rilevabile dal contenuto del romanzo della castiglionese Roberta Grazzani
intitolato "Giovanna, il coraggio e la paura".89 Riprendendo
i ricordi della sua infanzia scrisse:
"Nel nostro paese sperduto fra le marcite della bassa lodigiana,
era giunto un drappello di giovani soldati affamati e stanchi. Non sapevano
che cosa fare, né dove andare. Erano disorientati. Rimasero in
paese una settimana. Era stata allestita una grande tavolata in un cortile
tranquillo, abitato da poche famiglie, e lì i soldati mangiavano
due volte al giorno. Tutti noi provvedemmo giornalmente alla raccolta
del cibo per le case, e la gente dava il poco che aveva. (…) Di notte
i soldati dormivano nei fienili, nelle stalle, al ricovero dei vecchi,
dalle suore. Alcuni, i più fortunati, avevano trovato ospitalità
presso qualche famiglia. La nonna si era presa in casa Maggiorino. Fin
dal primo giorno [questo] ragazzo calabrese era stato considerato come
uno della famiglia".
All'alba del 9 settembre il Re con la famiglia e lo Stato Maggiore dell'esercito,
lasciò Roma minacciata dai tedeschi e, pervenuto ad Ortona, raggiunse
via mare Brindisi controllata dagli anglo-americani.
Nello stesso giorno le truppe germaniche iniziarono l'occupazione militare
del nostro Paese. Molti reparti dell'esercito italiano, privi di ordini
e di direttive, furono disarmati dai tedeschi, mentre moltissimi sbandati
iniziarono quella dolorosa ed umiliante fuga verso le proprie case, dopo
aver gettato divise ed armi ed essersi forniti di vestiti civili con l'aiuto
generoso delle popolazioni.
Lo sbandamento assunse proporzioni caotiche e innumerevoli soldati, completamente
disorientati e indifesi, furono catturati, caricati su carri ferroviari
e
deportati in Germania. In molte città, invece, scoppiarono combattimenti
fra tedeschi ed italiani perché questi non avevano voluto arrendersi.
Proprio dagli sbandati e poi dai renitenti alla leva verranno rilevanti
contributi alla Resistenza, anche come coinvolgimento delle popolazioni
che agli stessi offrivano complicità ed aiuto. A tale proposito
fu scritto: "L'attività iniziale [della Resistenza] ebbe nel
Lodigiano carattere prevalentemente sussidiario e preparatorio, in particolare
mediante l'assistenza agli sbandati, ai renitenti alla leva, con la fornitura
di falsi documenti d'identità, l'inoltro verso la Confederazione
Elvetica dei ricercati e l'avviamento in montagna di quanti intendevano
operare nel vivo della lotta partigiana...".90
E ancora: "I primi segni di resistenza vengono dagli sbandati: questi
soldati che scelgono innanzitutto di non farsi catturare dai tedeschi,
poi di non presentarsi e di nascondersi quando a partire dalla metà
di settembre i Comandi germanici prima, i Distretti della RSI poi, ordinano
di tornare nelle caserme. E tutto ciò è possibile grazie
ad un esteso aiuto della popolazione: agli sbandati che di paese in paese,
talvolta di cascina in cascina, sono in fuga verso casa vengono dati generosamente
cibo, abiti civili, un posto per riposare. Sono appunto tali scelte a
trasformare la popolazione in protagonista di una "resistenza passiva",
ossia di tanti che non impugnano un arma ma senza dei quali non c'è
lotta di liberazione di un popolo. Contemporaneamente si costituiscono
gruppetti di persone ché nei paesi del Lodigiano si fanno carico
di quella catena di solidarietà con la quale si rende possibile
il passaggio in Svizzera di centinaia di ex prigionieri alleati. E' un'altra
forma di resistenza passiva. Uomini che fino a quel momento erano vissuti
nel rispetto della legalità entrarono nella resistenza o a contatto
con chi era in essa impegnato proprio per essersi interessati all'aiuto
di questi stranieri braccati da tedeschi e repubblichini di Salò.
La rete creata per favorire gli ex prigionieri aveva come protagonisti
gli agricoltori e i contadini; in città c'era poi chi si occupava
del viaggio verso il confine. Tra gli arrestati, a partire dal novembre
1943, si registrano fittabili, lavoratori, studenti, casalinghe, persone
politicizzate e no. Non c'è solo solidarietà umana all'origine
della scelta di impegno in questo settore della resistenza, in qualcuno
vi è calcolo interessato e in molti c'è una sfida, che accomuna
ceti diversi, all'occupante e ai suoi servitori fascisti; sfida da collegare
allo sfaldamento della base sociale del fascismo".91

Castiglione, funerale di un militare, 2a Guerra mondiale.
Il 9 settembre 1943 il "Comitato Nazionale delle Correnti Antifasciste"
diffuse il seguente comunicato: "Nel momento in cui il Nazismo tenta
di restaurare in Roma e in Italia il suo alleato fascista, i partiti antifascisti
si costituiscono in Comitato di Liberazione Nazionale per chiamare gli
italiani alla lotta ed alla resistenza e per conquistare all'Italia il
posto che le compete nel consesso delle libere nazioni".
Da questo momento il Comitato Antifascista divenne Comitato di Liberazione
Nazionale (C.L.N.) e le sue filiazioni si propagarono capillarmente dovunque
fosse necessario organizzare la resistenza ai due nemici: il nazismo ed
il fascismo suo satellite. Infatti, quest'ultimo, dopo la liberazione
di Mussolini (12 settembre) da Campo Imperatore sul Gran Sasso, dov'era
prigioniero, rinacque sotto il nome di Repubblica Sociale Italiana (il
23 settembre è costituita ufficialmente, ma il 17 settembre è
già proclamata nel discorso di Mussolini da Monaco di Baviera)
con sede del nuovo governo a Salò sul Garda del tutto indipendente
dalla Germania.
Il parroco di Castiglione scrisse nel suo cronicon: "..Purtroppo
il nessun ritorno dalla Russia, la lenta avanzata degli anglo-americani,
le contraddizioni della repubblichetta di Salò, il malgoverno locale
fecero scomparire ogni buon segno e fu un coro di indignazione quando
il 15 agosto, la sagra, vennero proibiti i balli. La reazione dei buoni
non faceva che esasperare gli animi maldisposti."
Al nuovo clima politico, arroventato dal desiderio di rivalsa di un fascismo
rinato, si aggiunse il rigore dell'apporto militare tedesco, deciso a
dare immediate soluzioni ai problemi del presente.
Il 14 settembre, il Comando germanico di stanza a Lodi diffuse
in tutti i Comuni il seguente avviso:
"1°) Il coprifuoco è fissato dalle ore 21 alle 5. Coloro
che per ragione del loro Ufficio, lavoro, o mansione devono circolare
nelle ore del coprifuoco devono munirsi di apposita autorizzazione rilasciata
dal Podestà e controfirmata dal Comando Germanico. I datori di
lavoro devono ritirare tali permessi al momento dell'entrata dell'operaio
durante il coprifuoco e restituirli all'uscita. Coloro che devono recarsi
ai treni o che ne scendono devono presentare il biglietto ferroviario
o l'abbonamento a richiesta degli Agenti.
2°) Tutti gli Ufficiali, sottufficiali e militari di truppa, già
in servizio militare,
che si trovano nel territorio del Distretto militare di Lodi, dovranno
presentarsi immediatamente e non oltre tre giorni dalla data del presente
avviso, in divisa e se ne mancano in abito borghese, al Comando Militare
Germanico presso il Distretto Militare di Lodi.
3°) Tutte le armi o munizioni, escluse quelle da caccia regolarmente
denunciate, da chiunque detenute, devono essere immediatamente consegnate
al Comando Germanico. Tali armi e munizioni devono essere portate al detto
Comando tenendole ben visibili e non nascoste negli abiti. Tutte le concessioni
porto d'armi, di qualunque specie, sono decadute. Il Comando Germanico,
provvederà al rilascio di speciali concessioni, su richiesta, a
coloro che ne avranno una necessità.
4°) L'ordine pubblico sarà assicurato dall'Arma del RR.CC.;
i vigili urbani faranno parte della polizia; i cittadini sono tenuti all'assoluta
obbedienza.
5°) E' proibita ogni riunione anche in locali pubblici e privati esclusi
gli edifici adibiti al culto.
6°) La vita cittadina deve continuare normale, i negozi resteranno
aperti secondo l'orario in vigore; i pubblici esercizi e quelli di pubblico
spettacolo devono chiudere alle ore 20.30.
7°) Tutti coloro che saranno trovati in flagrante reato contro la
proprietà saranno passati per le armi.
I contravventori agli ordini di cui al numero 3 e 7 sopraelencati saranno
passibili della pena di morte; i contravventori agli ordini elencati negli
altri punti della presente saranno passibili di arresto immediato".
Un successivo proclama del Comando superiore delle Forze Armate Germaniche
in Italia diceva:
"1) Chiunque asporti o danneggi oggetti di qualsiasi specie delle
Forze armate germaniche o italiane, specialmente armi, sarà fucilato
secondo la legge marziale.
2) Chiunque tenga nascoste armi e non ne effettui la consegna presso un
Comando Militare Germanico entro 24 ore dalla pubblicazione di questo
proclama sarà fucilato secondò la legge marziale.
3) Oggetti delle Forze Armate Italiane, come automobili, cavalli, muli,
veicoli, carburante, lubrificante, attrezzi di qualsiasi genere ecc.,
sono da consegnare
immediatamente presso il più vicino Comando Militare germanico.
4) Nei luoghi ove non esistono Comandi Militari germanici le armi, gli
oggetti di qualsiasi specie delle Forze armate dovranno essere consegnati
al Podestà, il quale dovrà curarne il versamento sollecito
al più vicino Comando Militare germanico.
La ricostituzione del partito fascista sotto l'etichetta di "repubblicano"
ebbe, come conseguenza, il rincrudirsi della situazione in tutte le località,
per più motivi interdipendenti tra di loro. Ne elenchiamo alcuni:
1) gli avvenimenti del 1943 erano stati illuminanti per molti, ma non
per quei giovanissimi che, con una scelta emotiva, avevano respinto l'idea
"di veder cancellata d'un colpo la storia della [loro] adolescenza"
né per gli irriducibili che, ritrovato nella Repubblica Sociale
Italiana l'alveo naturale del loro fanatismo politico, vi avevano aderito
coscientemente; 2) il pensiero più vivo di questi ultimi era rivolto
alla "vendetta" nei confronti di coloro che erano stati contro
il partito da sempre o si erano palesati avversari e quindi "traditori":
nel suo discorso da radio Monaco, il Duce, liberato dai tedeschi, aveva
gridato che bisognava "eliminare i traditori e in particolar modo
quelli che fino alle ore 21.30 del 25 luglio [avevano militato], talora
da parecchi anni, nelle file del partito ed [erano] passati nelle file
del nemico..."; 3) la presenza dei tedeschi con i loro presidi militari
costituiva, per i fascisti, un motivo costante di ostentazione di "fedeltà"
verso l'alleato di cui, in verità, erano diventati la servile "longa
manus" nella repressione; 4) l'andamento della guerra, sempre più
sfavorevole agli eserciti germanici inferociva la condotta dei nuovi "miliziani"che
non vedevano certamente di buon occhio gli atti di sabotaggio contro i
tedeschi. E che le azioni di sabotaggio fossero numerose è dimostrato
dalla seguente "riservata personale" inviata dal Prefetto ai
podestà ed ai commissari prefettizi dei Comuni della provincia,
in data 11 novembre 1943:
"Faccio seguito alla circolare 4 corrente, n. 029/12232. Poiché
si continuano a verificare atti di sabotaggio ai cavi telefonici delle
linee Militari Germaniche sono stati disposti i seguenti provvedimenti
di cui dev'essere data immediata notizia alle popolazioni:
1) Nei comuni ove si verificano atti di sabotaggio, tutti gli uomini validi
saranno tenuti a vigilare giorno e notte per 14 giorni consecutivi il
luogo ove si è verificato il fatto delittuoso. Il servizio sarà
disposto in modo che vi sia un piantone
per ogni 100 metri.
2) Ai comuni, nei quali sono avvenuti atti di sabotaggio, verrà
applicata dall'Autorità Germanica un'ammenda di L. 50 mila per
ogni mille abitanti.
3) Verrà richiesta dall'Autorità Germanica la fucilazione
degli uomini di guardia nel cui tratto vigilato si ripeteranno atti di
sabotaggio. Attendo immediata assicurazione. Il prefetto O. Uccelli".
4) Militari italiani di qualsiasi grado, anche quelli appartenenti a reparti
scioltisi, dovranno presentarsi in uniforme SUBITO presso il più
vicino Comando Militare germanico.
I militari che non si presenteranno saranno deferiti al tribunale di Guerra.
5) Il luogo di rifugio di prigionieri angloamericani evasi dovrà
essere subito indicato all'Autorità Militare Germanica; gli inadempienti
saranno severamente puniti.
6) Chiunque trascorse 24 ore dalla diffusione del presente proclama a
mezzo radio, volantini e manifesti murali, darà alloggio e vitto
o fornirà vestiti borghesi a prigionieri anglo-americani sarà
deferito al Tribunale di Guerra per l'applicazione di pene gravissime.
7) I Questori e i Podestà provvederanno alla emanazione di norme
corrispondenti per i territori di loro competenza e saranno responsabili
dell'esecuzione di quanto sopra".
E se i Castiglionesi rimasti nel loro paese vivevano stentatamente quegli
anni di guerra e di violenza diffusa, quelli recatisi in Germania come
operai volontari non stavano meglio. Lo si intende dalla seguente
comunicazione del podestà di Castiglione, emanata nel settembre
1943:
"Anticipi alle famiglie degli operai volontari in Germania. Il podestà,
in adempimento alle disposizioni di cui all'ordinanza Prefettizia 20 ottobre
1943 n. 029/11946, rende noto:
1. Al fine di assicurare il sostentamento ai congiunti degli operai italiani
recatisi volontariamente per lavoro in Germania, e nell'attesa che il
traffico monetario fra la Germania e l'Italia venga ripreso, viene disposto
che i Comuni, dietro presentazione dei relativi documenti, provvedano
a pagare degli anticipi ai suddetti congiunti, nella misura strettamente
necessaria ai bisogni della vita.
2. Gli interessati devono pertanto presentare apposita istanza corredata
dai
prescritti documenti (contratto di lavoro o di ingaggio, o documento probatorio
analogo) alla Segreteria comunale, indicando il numero dei componenti
la famiglia a carico del lavoratore e l'indirizzo esatto del richiedente.92
Veduta del paese nel 1945
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