LA STORIA DI CASTIGLIONE D'ADDA - GLI ANNI TRENTA. LA SECONDA GUERRA MONDIALE

La sera del 17 ottobre 1931 fece ingresso a Castiglione il nuovo parroco don Francesco Codazzi. "Discreta affolanza (sic) di pubblico - scrisse nel cronicon - Le autorità civili incontrano il novello parroco… [e rivelano] l'animo [loro] per nulla affatto cristiano....L'8 novembre si deve inaugurare il rinnovato selciato della Via Garibaldi e Cavour, il campo delle rimembranze." Invitati, intervennero il clero e i membri dell'Azione Cattolica "ma un gruppo di scalmanati di Casalpusterlengo - è sempre don Francesco che scrive - insulta persone e fede cattolica. L'autorità fa lo gnorri e non sente il dovere di separare le proprie responsabilità...".


I lavori per il rinnovo del selciato di via Garibaldi.

Le proteste del parroco furono considerate di tono antifascista. Tuttavia, il 22 gennaio 1932 il segretario del Fascio castiglionese privatamente riferì al parroco che il suo atteggiamento era da considerarsi se mai corrispondente a quello di una persona "poco fascista ma non di antifascista...Il clero locale è diviso… Il 4 novembre c'è l'ufficio dei Caduti che è fatto e pagato con denari della Chiesa, ma la locale sezione dei Combattenti...la fa da padrona: tutti devono stare ai suoi ordini..." Il 7
gennaio si era costituito ad opera delle Donne Cattoliche una sezione femminile della Conferenza di S.Vincenzo alla quale erano state devolute le offerte dei fedeli per la crociata di carità indetta dal Santo Padre Papa Pio XI. "Il segretario politico si disse offeso, l'offerta doveva passare a loro...".
Per ordine fascista si chiede la benedizione di un albero interrato per ricordare Arnaldo Mussolini (fratello del Duce), ma non se ne fece nulla. La 'camarilla' locale ottenne la chiusura del cinema-teatro oratoriano per ragioni di sicurezza. In verità - commentò il parroco - si voleva che quello dell'Associazione Combattenti potesse funzionare senza concorrenti... "La banda locale - scrisse il parroco - è capitanata da un capo che non si sa che termine affibbiargli... quando la banda ha denari se li gode, quando ha debiti, tocca al parroco pagarli." A proposito dei contrasti tra parroco e banda, ne parleremo nel capitolo dedicato alla Filarmonica Castiglionese.
"La sagra del 1933 fu un vero pandemonio - è sempre don Francesco che scrive - Balli dovunque da otto giorni prima ad otto giorni dopo..."
Precedentemente abbiamo parlato delle difficoltà espresse dal parroco cui era stato proibito l'uso del salone cinematografico. Ebbene, se nel 1932 aveva dovuto soccombere alla prepotenza dei concorrenti, nel 1933 ebbe la sua rivincita. Fece funzionare il 'cinema sonoro' (la grande novità del momento) sostenendo la spesa e, naturalmente, ingaggiando una lotta (lotta che con tenacia vinse) con gli altri due cinema nei quali si proiettavano, a suo dire, film tutt'altro che morali. Vittoria un poco amara, osservò il parroco, perché l'avvento del cinema sonoro aveva contribuito ad allontanare la gente dal teatro oratoriano, che dovette sospendere le recite.
Il 26 aprile 1934 fu inaugurata a Castiglione l'Assistenza alla Maternità e all'Infanzia con relativo Osservatorio pediatrico.
Nella prima domenica di luglio - annotò il parroco - il Segretario Federale fece visita al "Fascismo castiglionese" che si mostrò a lui ed al pubblico con una grande parata di tutte le forze organizzate.
Gli anni trenta segnarono una serie di avvenimenti e di iniziative politiche che ebbero una ripercussione capillare propagandistica in tutte le località, dalle grandi città ai più sperduti villaggi d'Italia. Il regime, per il tramite dei suoi fedelissimi seguaci seppe diffondere dappertutto quello che veniva chiamato con enfasi il 'verbo mussoliniano', interprete della 'rivoluzione fascista'. Tra i tanti temi della pro
paganda di regime tra il 1932 ed il 1936 si annoverano la 'battaglia del grano', cioè l'intensificazione della produzione di tale prodotto per liberare l'Italia dalla schiavitù dell'importazione77; reclamizzazione del prodotto industriale di grande richiamo con la realizzazione di un'automobile utilitaria che fu chiamata 'Balilla'; l'annessione del Dodecanneso dopo la conferenza di Losanna, e di Fiume, dopo il patto di Roma, per affermare il principio mussoliniano del "mare nostrum".
Ma il colpo più consistente fu l'occupazione dell'Etiopia. Infatti, il 2 ottobre 1935, il Duce chiamò su tutte le piazze gli Italiani per annunciare che, in seguito agli incidenti avvenuti presso i pozzi di Ual-Ual, ai confini tra la Somalia colonia italiana, e l'Etiopia, avvenuti il 5 dicembre 1934, l'Italia era scesa in guerra contro il Negus Ailè Selassiè, per guadagnare 'un posto al sole'. Fu una guerra lampo: si sarebbe conclusa il 3 maggio 1936 con l'entrata in Addis Abeba delle nostre truppe. Un presagio di tale guerra, sia pure in terre lontanissime, è riscontrabile nella comunicazione inviata dalla Prefettura di Milano al Podestà di Castiglione d'Adda l'11 settembre 1935. Riguarda la protezione anti-aerea del territorio nazionale. Qui di seguito ne riportiamo il testo che abbiamo reperito nell'archivio comunale di Castiglione d'Adda.78
"Il Comitato Centrale Interministeriale per la protezione Anti-Aerea ha compilato le norme che debbono attuarsi, per la protezione Anti-Aerea del territorio Nazionale. Perché le SS.LL. ne abbiano conoscenza, ai fini della protezione anzidetta, comunico quelle norme che dovranno essere applicate a cura delle SS.LL. e che si riferiscono all'allarme e all'oscuramento. ALLARME L'allarme viene dato dal Comando DICAT al Comitato Provinciale protezione anti-aerea che provvede a comunicarlo ai Comuni della Provincia mediante la Stazione Radio-locale di Milano II° potenza 4 KW.
I podestà debbono perciò disporre di un apparecchio radio capace di ricevere con tutta sicurezza la stazione di Milano II°. Tale apparecchio nei comuni ove vi è motivo di temere frequenti interruzioni di energia dovrà essere alimentato da sorgenti indipendenti dalla rete locale di illuminazione.
L'apparecchio dovrà essere installato in luogo presidiato ininterrottamente di giorno e di notte per tutto il periodo di guerra. Dallo stesso luogo l'incaricato della protezione antiaerea dovrà poter avvertire i centri di distribuzione secondaria dell'allarme e azionare gli organi di oscuramento totale dell'illuminazione pubblica. Il segnale d'allarme deve poter essere percepito di giorno come di notte tanto nei luoghi aperti quanto in quelli chiusi e può essere dato con mezzi acustici e ottici. Nei centri minori e nelle campagne il segnale d'allarme sarà dato dal suono delle campane a martello, mentre il segnale di cessato pericolo sarà dato col suono delle campane a distesa.
In tutti i comuni dipendenti il podestà prenderà i necessari accordi con i RR. Parroci per l'organizzazione di questo servizio e riferirà sugli accordi presi al Comitato Provinciale per iscritto, segnalando i nomi degli incaricati del servizio di allarme nel comune dipendente, incaricati che debbono essere scelti fin d'ora fra persone esenti da obblighi militari.
I Comuni dei quali la estensione del territorio non consente l'impiego efficace delle campane come segnale d'allarme predisporranno lo studio di un sistema d'allarme mediante sirene, studio che dovrà essere portato a termine e comunicato al Comitato provinciale di protezione anti-aerea entro il 30 settembre.
Si tenga presente che per ottenere una sicura udibilità le sirene debbono essere disposte ad altezze comprese tra 15 e 20 metri dal piano stradale e secondo la potenza variabile da uno a quattro kw. dovranno distare l'una dall'altra da 400 a 600 metri.
La tonalità deve essere compresa fra 350 e 400 periodi e la segnalazione d'allarme deve essere continua per due minuti primi.
La segnalazione di cessato allarme deve consistere nel suono intermittente della sirena per cinque minuti, ripetuto per sei volte consecutive ad intervalli di 10 secondi.
Unitamente al progetto il podestà farà conoscere il preventivo di spesa e il termine impegnativo di esecuzione dell'opera.
OSCURAMENTO - Per tutta la durata della guerra l'illuminazione pubblica deve essere ridotta al minimo indispensabile per le esigenze di sicurezza di una limitata circolazione, perciò nei comuni che possiedono un impianto di illuminazione in serie verrà ridotta la tensione di alimentazione in modo da portare la chiarezza a circa un decimo della chiarezza normale. Nei comuni ove esiste un impianto in derivazione verranno soppresse un certo numero di lampade.
In ogni caso le lampade devono essere munite di opportuni riflettori che convoglino verso terra la luce impedendone la visibilità dall'alto. Al ricevimento della
presente i podestà nei cui comuni si trova un impianto di illuminazione in serie disporranno perché siano fatte esperienze per ridurre al minimo possibile l'intensità della illuminazione e comunicheranno al Comitato provinciale di protezione antiaerea quale riduzione abbiano trovato opportuno di adattare, inviando in pari tempo copia dell'ordine di servizio a questo proposito comunicato all'Ente che provvede all'illuminazione pubblica.
I Podestà nei cui Comuni, si trovi un impianto di illuminazione in derivazione faranno eseguire le necessarie prove di eliminazione di un certo numero di lampade e indicheranno su una pianta della città da redigersi in triplice copia quali lampade debbono essere soppresse alla dichiarazione di guerra. Una copia dovrà restare in Comune, una dovrà essere consegnata all'Ente che provvede all'illuminazione, l'altra inviata al Comitato Provinciale di Protezione Anti-Aerea entro il 30 corrente mese. IL PREFETTO. R. Motta.".

Nel frattempo (il 25 marzo 1934), Mussolini aveva consolidato la fedeltà degli italiani al proprio regime con un plebiscito (era il secondo): su 10.061.978 elettori votanti, i favorevoli furono 10.045.477, i contrari 15201 e 1300 i nulli e i dispersi.
Nel gennaio del 1935 a Castiglione si operò per allargare l'area dell'oratorio maschile. Il contratto d'acquisto del terreno venne stipulato a maggio con una somma di L.68.000. Di quell'anno, degno di memoria è l'apertura del 'Ricovero di cronicità', comunemente detto 'dei vecchioni'. "Fu monsignor Milani in luogo e nativo del paese a gettarne le basi - è il parroco che scrive nel suo cronicon - fin dal 1910".
Donazioni e lasciti da parte di persone e famiglie locali permisero che il ricovero, dopo non poche vicissitudini, fosse inaugurato con un'apertura solenne il 28 aprile 1935. Il 5 ottobre dello stesso anno "si fa la festa della Vittoria" scrisse il parroco riferendosi alla conquista di Adua nella guerra d'Etiopia voluta da Mussolini. Il 12 ottobre, festa di S. Giovanni Bosco, in occasione delle Cresime, presenziò nella Parrocchia castiglionese il Vescovo. In tali circostanze - raccontò don Francesco - giunsero due lettere "una del Segretario del Fascio locale, l'altra del Presidente dei Vecchioni. In questa si invitava il Vescovo al ricovero, in quella v'era il lamento di non aver fatto partecipare il Fascio e i Balilla alla festa."
Nel 1936 il parroco segnalò nel suo diario come, per merito del suo coadiutore, l'oratorio di Castiglione avesse un grande seguito di giovani. "L'iscrizione sorpassa - notò - il numero di 300 e circa un centinaio si iscrivono tra gli aspiranti." Nel maggio del 1937 venne organizzata una grande festa perché i Balilla e le Piccole Italiane di Castiglione, "nella gara di canto a Milano riuscirono in tutta la Provincia al tredicesimo posto."

Balilla castiglionesi

1937. "A proposito della festa di S. Giovanni Bosco tanto bene riuscita, devesi notare che ha scatenato le ire dei capi locali i quali vedono con astio che la gioventù polarizzi verso la chiesa e il prete. Proprio alla vigilia, il 30 gennaio, valendosi dell'opera del brigadiere che interinalmente reggeva la stazione dei R.R. Carabinieri, ha tentato di chiuderci in sagrestia ermeticamente, ritirando la reclame del cinema proibendo i divertimenti nel cortile dell'oratorio stesso sotto il pretesto della pubblicità. Una corsa di Don Giuseppe Arioli alla Questura di Milano, mandato espressamente dal parroco, ha mandato a monte ogni ostacolo e la festa ebbe un esito felice. L'opposizione servì da reclame."
Nelle nostre zone, il 1938 è ricordato come anno della grande siccità: per quasi 5 mesi non cadde acqua, poi, all'improvviso, tra lo stupore della gente, nevicò.
Siamo alla vigilia del secondo conflitto mondiale e già se ne sente il clima.
Mussolini, dopo aver inviato volontari italiani al fianco di quelli nazisti in Spagna dove era scoppiata la guerra civile, si adoperò per stringere sempre più rapporti con Hitler, stipulando il 22 maggio 1939 il cosiddetto 'patto d'acciaio', che impegnava i contraenti a intervenire militarmente a fianco della nazione che fosse stata attaccata.
Le popolazioni, agitate dalle voci di guerra, spaventata dai richiami alle armi dei giovani, si rese conto che la raccolta del rame e del materiale ferroso, la requisizione delle campane per utilizzarne il bronzo e soprattutto la razionalizzazione dei viveri con l'emissione delle carte annonarie, rivelavano uno stato di povertà della nazione veramente preoccupante.
"Il primo giorno dell'anno (1940) segna sempre - scrisse il parroco - grande affluenza di popolo per la festività dell'apertura del nuovo anno. Lo spauracchio della guerra però li mena alla chiesa più che una vera convinzione religiosa."

Il 28 agosto 1939 Hitler e Stalin avevano firmato un patto di alleanza con un protocollo segreto che definiva le reciproche sfere di influenza nell'Europa orientale. Si trattava dell'accordo per la spartizione della Polonia. Questa era stata invasa il 1° settembre dalle truppe germaniche, e costretta alla resa in sole tre settimane.
Non c'era stata nemmeno una dichiarazione di guerra, ma la catena delle alleanze (Francia, Polonia e Inghilterra da una parte, Germania, Italia e Giappone dall'altra) aveva provocato l'inizio del più spaventoso conflitto della storia: sarebbe durato sei anni e avrebbe provocato, tra morti e dispersi militari e civili, oltre 55 milioni di vittime.
Mussolini temporeggiò con la "non belligeranza" e rimase alla finestra fino al giugno del 1940.
Intanto la guerra appariva come un fatto estraneo ai nostri interessi e comunque lontana. La Polonia, la Finlandia, la Norvegia, la Danimarca, il Belgio, dove dilagavano le armate tedesche, diventavano oggetto di cronaca drammatica da leggere sui quotidiani, non molto di più.
Al massimo, la retorica di regime sollecitava il lettore ad ammirare la macchina da guerra tedesca impegnata in una marcia inarrestabile alla conquista dell'Europa.
Il 10 giugno Mussolini decise l'entrata in guerra con l'intento di raccogliere i frutti della imminente resa francese.
I Castiglionesi, come tutti gli Italiani in tutte le località d'Italia, ascoltarono in piazza l'annuncio dalla viva voce del Duce, sinistramente amplificata dagli altoparlanti. Tre giorni dopo, il parroco di Castiglione ricevette la seguente comunicazione dal podestà E. Calloni.
"In esecuzione alle disposizioni di legge 8/7/1938 n .1415 Art .44, relativa alla applicazione di speciali distintivi da porre sugli edifici di pubbliche Istituzioni di Assistenza, ai fini della protezione contro i bombardamenti aerei, ed in evasione all'ordine avuto dalla Regia Prefettura di Milano in data 7/6/1940 XVIII con circolare 030-5605 e relativo telegramma in data 12/6/40, con il quale si fa invito ad applicare subito lo speciale distintivo prescritto consistente:
In un rettangolo contenuto in campo di colore giallo e diviso con una diagonale in due triangoli: uno di colore nero e l'altro bianco. Se il rettangolo è verticale il triangolo di colore nero deve figurare in alto.
Detto segno distintivo, per dimensioni e per sistemazione, deve essere facilmente visibile a grande distanza e a quota elevata; ove occorra, il distintivo può essere riprodotto in più parti dell'edificio in modo da consentire la maggior visibilità.
Il segno distintivo dovrà di regola essere dipinto. Se la pitturazione, per speciali caratteristiche dell'edificio non sia possibile, si provvederà, con altri mezzi idonei.
Quanto sopra viene chiarito allo scopo possa essere atta a regolare nonché subitanea sistemazione contro i bombardamenti aerei."79

Occupata Parigi, i Tedeschi imposero alla Francia l'armistizio, che fu firmato il 22 giugno 1940. Due giorni dopo, anche l'Italia, conquistato un territorio insignificante al di là delle Alpi in terra francese, cessò le ostilità. Mussolini aveva ottenuto i "suoi morti per sedere al tavolo della pace" da vincitore.
Ben presto, però, si sarebbe accorto dell'inconsistenza dei suoi calcoli.
I bombardamenti dei nostri aerei su Malta, la provvisoria conquista della Somalia britannica in Africa e di alcuni capisaldi in Egitto, poco oltre il confine della Libia, si rivelarono subito come la fragile copertura di una evidente impreparazione militare.80
E nemmeno l'estensione dell'alleanza italo-tedesca al Giappone (Patto Tripartito, asse Roma - Berlino - Tokio), attuata nel settembre 1940, basterà a mascherare la nostra debolezza.
Infatti, l'attacco improvviso alla Grecia (28 ottobre 1940) venne bloccato dall'esercito ellenico che, rifornito adeguatamente dagli inglesi, contrattaccò vigorosamente fino a penetrare, in dicembre, nel territorio albanese.
Nel frattempo (novembre 1940) un attacco di aerosiluranti nemici infliggeva gravi perdite alla flotta italiana nel porto di Taranto. Anche la controffesiva britannica in Africa portò gli Inglesi all'occupazione della Somalia italiana, dell'Eritrea, dell'Etiopia e di gran parte della Cirenaica (dicembre 1940, gennaio1941).
Nella primavera del 1941, però, con l'appoggio dell'Africa Korps, riuscimmo a ricacciare gli inglesi dalla Cirenaica, tranne che da Tobruk ed a premerli in territorio egiziano fino a Marsa Matruh sulla via di Alessandria.
Intanto reparti italo-tedeschi occupavano la Jugoslavia, la Grecia e l'isola di Creta.
Fu questo un momento di esaltazione dell'apparato propagandistico fascista che, sottacendo il determinante apporto germanico, attribuiva al nostro esercito, peraltro protagonista di atti di coraggio e di valore malgrado l'insufficienza degli equipaggiamenti e dell'armamento, una potenza offensiva intesa come interpretazione rigorosa delle motivazioni del "patto tripartito", riassumibili nella volontà di dare ai popoli un "ordine nuovo".
Il parroco annotò: "...Più di 500 uomini vengono [mobilitati] parte in Germania, parte sotto le armi."
Nella primavera del 1941 venne emessa un'ingiunzione all'autorità religiosa affinché predisponesse un censimento delle campane in vista di una eventuale requisizione. Fu consigliato ai parroci di intraprendere una linea di non collaborazione, quindi fu suggerito di rispondere ai podestà dicendo che, poiché si trattava di oggetti del culto e consacrati, non potevano "cooperare ad operazioni non autorizzate dall'Autorità Ecclesiastica". Si limitarono quindi a trasmettere notizie storiche, numero, peso, data di fusione. Circa le requisizioni effettuate, sappiamo che a Castiglione furono requisite le campane della parrocchiale per q.22,80 e quelle delle altre chiese per q.11.81
Nell'estate del 1941, Hitler ruppe l'alleanza con Stalin e invase l'Unione Sovietica. Le sue colonne corazzate, cui si affiancarono i 62.000 italiani dello CSIR, penetrarono rapidamente nell'immenso territorio russo.
Fu, quello dell'estate 1941, il periodo più terribile di tutta la guerra: sembrò che il nazismo avesse partita vinta.
Fortunatamente, l'incontro tra il primo ministro inglese Churchill ed il presidente degli U.S.A. Roosevelt, si concluse con una alleanza. Questa, stabiliva i principi ideali e politici per una pacifica convivenza tra i popoli e di collaborazione, che escludesse la guerra come mezzo per risolvere i conflitti internazionali.
L'attacco giapponese alla base navale americana di Pearl Harbour nelle Hawaii, sferrato proditoriamente il 6 dicembre 1941, provocò l'intervento degli Stati Uniti: da quel momento, la guerra diventò veramente mondiale.
Nella primavera del 1942 le forze italo-tedesche ripresero l'iniziativa in alcuni settori conseguendo notevoli successi. La controffensiva in Africa, dove gli Inglesi nel dicembre 1941 avevano riconquistato la Cirenaica, spinse la nostre divisioni e le truppe corazzate di Rommel a pochi chilometri da Alessandria d'Egitto. In Russia le truppe naziste raggiunsero il Volga ed il Caucaso (settembre1942).
Sembrò che per le potenze dell'Asse fosse giunto il momento della vittoria finale. Non fu così. Gli aiuti in cannoni, munizioni, autocarri, aeroplani, carri armati, viveri, inviati dagli Stati Uniti, che in breve tempo misero sul piede di guerra dodici milioni di uomini, contribuirono efficacemente a dare impulso alla lotta antinazista.
L'aiuto americano permise all'Inghilterra ed alla Russia di riprendere l'iniziativa sulla fine del 1942.
Se in Oriente il generale Mac Arthur riconquistava a poco a poco i territori occupati dai Giapponesi, in Africa il maresciallo Montgomery sferrava una controffensiva contro le truppe italo-tedesche, costringendole prima a ritirarsi in Tunisia e quindi (nel maggio del 1943) ed arrendersi, approfittando anche dello sbarco americano in Marocco ad opera del generale Eisenhower.
Dunque, alla metà del 1943, tutta l'Africa del nord era nelle mani degli Alleati: l'Italia aveva perduto al prezzo di tanto sangue il celebrato impero fascista.
Contemporaneamente, i Sovietici, dopo una tenace resistenza a Stalingrado, costringevano i Tedeschi e gli Italiani a ritirarsi su un immenso fronte dal Baltico al Mar Nero.
Il Corpo di spedizione italiano visse tragicamente una ritirata che si concluse con l'annientamento quasi totale dei nostri reparti, costretti ad aprirsi una via di salvezza combattendo contro i nemici, il freddo rigidissimo (la maggior parte dei soldati morì per assideramento), l'equipaggiamento inadatto, l'inadeguatezza dei mezzi di trasporto, la demoralizzazione per il fatto di essere strumento di una guerra ingiusta.
Il parroco di Castiglione così annotò nel suo cronicon: "Le notizie che cominciarono a pervenire dalla Russia scotevano il popolo, ma la colpa si riversava su Mussolini e il Papa. Il popolo non si vuole persuadere degli sforzi fatti dal Papa per la pace..." E ancora: "… I disastri in Russia fanno perdere la testa. Si domandano grazie, si fanno celebrare tridui, si suffragano i morti, ma non si correggono le coscienze..."
Nel quadro di una tale tragedia ogni città, ogni villaggio, ogni comunità e dunque anche Castiglione, viveva direttamente o di riflesso le conseguenze sconvolgenti di un flagello che non risparmiava nessuno. Il fronte era dappertutto, anche se in proporzione diversa. Particolare preoccupazione destava il pericolo di distruzione dei raccolti agricoli da parte del nemico.
Per questo il Comitato provinciale di protezione antiaerea di Milano trasmise, per il tramite della Prefettura, ai Podestà ed ai Commissari prefettizi, ordini, comunicati, notizie, norme di difesa e di prevenzione contro l'eventualità di incendi provocati dagli aerei oppure da sabotaggi interni. Presumere questi ultimi, più che altro rientrava nella strategia della tensione.
Il 3 aprile 1941, una circolare fitta di spiegazioni intitolata "Difesa antincendì in agricoltura", pervenuta al Podestà di Castiglione, così introduceva l'argomento: "Le presenti semplici norme tendono a difendere i prodotti della terra dalle offese incendiarie dell'aviazione nemica. Il concetto fondamentale è che il pronto intervento, anche operato con modestissimi mezzi, ha un valore grandissimo nel limitare i danni incendiari dell'offesa aerea. La difesa dei prodotti dell'agricoltura è essenzialmente affidato agli stessi agricoltori che debbono provvedere, seguendo le direttive dei Podestà e dei Segretari Politici, od organizzarla nel loro e nel comune interesse."
Seguivano le descrizioni dei mezzi di offesa aerea incendiaria (lastrine di celluloide con applicata una garza imbevuta d'acqua contenente una pillola di fosforo:
il sole asciugava la prima ed incendiava la seconda; sacchetti di fosforo e bombe incendiarie alla termite di peso minimo); le norme di prevenzione nei campi, nei boschi, nei cascinali e nei centri rurali; le norme di repressione degli incendi; la formazione di squadre di vigilanza con indicazione sulla relativa attrezzatura occorrente e sulle manovre da attuarsi per l'estinzione del fuoco.
A maggio, una "riservata personale urgente" del Prefetto al Podestà, avente come oggetto: "Attentati alla produzione agricola da parte del nemico", diceva: "Da fonti diverse viene segnalato che il nemico starebbe organizzando attentati diretti a distruggere la produzione dei cereali durante la prossima campagna agricola. Gli atti di sabotaggio verrebbero compiuti da elementi sovversivi o comunque avversi reclutati in Italia ed anche all'estero. E' pertanto opportuno che gli agricoltori siano messi in guardia contro tale pericolo e sollecitati a vigilare i campi, le aie e le località in cui i covoni vengono ammassati. Particolare vigilanza dovrà essere spiegata nei comuni agricoli dove per consuetudine i covoni di grano e di altri cereali vengono ammassati in unica o poche località per trebbiatura.
Richiamo al riguardo in modo particolare anche le istruzioni già diramate e le disposizioni impartite dagli organi di Protezione Antiaerea contro eventuali lanci aerei di piastrine incendiarie da parte del nemico.
Porterete quanto precede a conoscenza dei Segretari Politici ed attuerete localmente tutti i provvedimenti di vigilanza maggiormente idonei a conseguire l'intento".
Il 16 giugno un'altra "urgentissima-importante" precisava: "A seguito delle note riguardanti la difesa antincendi dell'agricoltura in data 3 Aprile u.s. distribuite le conferenze illustrative tenute dagli Ufficiali dei Vigili del Fuoco a tutti i Podestà, Segretari dei Fasci, Fiduciari delle organizzazioni sindacali, si comunica quanto segue:
Alla lettera a) riga 6a delle Norme di prevenzione contro l'estendersi degli incendi provocati dalla piastrina incendiaria è testualmente detto: "A tal fine pochi giorni prima che abbia inizio la mietitura e quando il prodotto cerealicolo sia giunto a maturazione tale che la sua mietitura anticipata non lo danneggi, questa potrà essere intrapresa RASO TERRA a STRISCE TAGLIAFUOCO della larghezza di m. 6 praticate in senso perpendicolare alla direzione del vento dominante...
Si avverte, a maggior chiarimento, che tale disposizione non deve assoluta
mente costituire incitamento ad anticipare la mietitura a grano non sufficientemente maturo, perché essa tende unicamente a disciplinare una pratica già in uso e che nell'attuale contingenza vuole costituire una misura di prevenzione.
Pertanto solo a grano maturo deve essere portato a compimento anche il lavoro di tracciamento delle strade, il quale dovrà essere eseguito con tagli raso a terra.
Prego dare la massima diffusione alla presente nota. IL PREFETTO".
Ad ogni primavera del 1942, 43 e 44 si susseguirono, per lo stesso problema, le circolari e le lettere "urgenti e importanti".
Furono costituite le squadre di difesa antincendi in tutti comuni. Già nel 1940 a Castiglione era giunta la seguente comunicazione dell'Unione Nazionale Protezione Antiaerea (U.N.P.A.):

"Come è noto, l'Unione Nazionale Protezione Antiaerea, Ente Morale, ha lo scopo di diffondere nel paese la conoscenza dei reali pericoli della guerra aerea e di provvedere alla attuazione della difesa passiva antiaerea, coordinando gli organi Statali ad essa preposti.
La Delegazione Provinciale di Milano, seguendo le superiori direttive ed in accordo con le locali Autorità, ha fatto e farà del suo meglio per provvedere alle necessità della protezione Antiaerea e all'addestramento delle Squadre Fasciste Rionali di P. A. A.; ha però bisogno dell'appoggio morale e materiale di tutti.
Confidiamo pienamente nell'adesione dei cittadini milanesi e siamo sicuri che Milano non sarà, come non fu mai, inferiore a nessuna altra Città, avuto riguardo alla sua tradizione ed alle finalità umanitarie patriottiche che l'U.N.P.A. deve esplicare.

Saluti Fascisti.
Ufficio Propaganda acquisizione Soci.
Delegazione Provinciale U.N.P.A. di Milano

Cittadino!!! Ti sei procurato il necessario per la tua difesa? Vedi scheda allegata e procurati le pubblicazioni necessarie a illustrare come contenersi in caso di aggressione Aerea."

La protezione antiaerea ha lo scopo di proteggere tutta la popolazione
civile e affiancarsi all'U.N.P.A. è dovere di ogni buon cittadino Italiano!
"... occorre prepararsi OGGI non DOMANI! …"
Mussolini

COMPITI STATUTARI DELLA U.N.P.A.
(R.. Decreto N. 1062 - 14 maggio 1936)

Art. 1. - L'Unione Nazionale Protezione Antiaerea (U.N.P.A.) ha lo scopo di integrare l'azione degli organi statali preposti alla Protezione Antiaerea, provvedendo a diffondere nel Paese la conoscenza dei pericoli della guerra aerea e di collaborare nell'attuazione dei provvedimenti relativi alla detta protezione.
Art. 2. - L'U.N.P.A. ha la sua sede centrale in Roma; è posta sotto la vigilanza del Ministero della Guerra, ed estende la sua attività a tutto il territorio nazionale. L'organizzazione e l'azione per il tempo della guerra sono determinate da speciali direttive del Ministero della Guerra.
Art. 3. - I provvedimenti di protezione antiaerea di competenza della Unione sono:
a) la propaganda e l'addestramento della popolazione alla protezione individuale;
b) la raccolta dei fondi;
c) la costruzione dei ricoveri per conto di privati;
d) la distribuzione di maschere e di indumenti protettivi antigas nonché di materiale di protezione antiaerea sia ai privati cittadini, sia agli Enti obbligati per legge ad acquistarli (ad eccezione del personale dipendente dai Ministeri);
e) la formazione, istruzione e attrezzamento di squadre di volontari in aiuto alla P. S., alla C R. I., ai pompieri e a tutti gli Enti cui compete la protezione dei servizi;
f) gli studi e l'assistenza agli inventori di apparecchi e di costruttivi atti a rendere meno gravi gli effetti delle incursioni aeree."82

La difesa dai pericoli provenienti dal cielo, aveva imposto anche l'oscuramento e quindi la copertura alle finestre delle case e l'azzurramento dell'illuminazione pubblica, ridotta all'indispensabile.
Gli ordini trasmessi furono immediati e ripetuti. Il Prefetto di Milano, in data 28 maggio 1941, scrisse una lettera riservata al Podestà. Eccone il testo:
"Per conoscenza e per la rigorosa osservanza si trascrive la seguente circolare del Comitato Provinciale Protezione Antiaerea in data 28-5-1941: In un volo di esercitazione notturna, fatto eseguire dal Comando della Difesa Territoriale, la sera del 13 corr., i piloti hanno constatato che in diverse località della Provincia, e specialmente quelle ad Est e a Nord di Milano, l'oscuramento non è affatto curato ed ha subito un vero e proprio rilassamento.
Questo Comitato Provinciale a mezzo della stampa cittadina e della circolare del 41/3 del 28 gennaio u.s., inviata a tutti i Podestà della Provincia, aveva reso noto, che l'esperienza dei primi mesi di guerra ha messo in evidenza la necessità di attuare il più rigoroso oscuramento, anche ove l'offesa nemica non sembra incombente, e ciò perché ogni luce, sia pure in luogo isolato e campestre, attira l'attenzione dell'avversario e può provocare sia un'offesa diretta, sia un orientamento ai fini di bombardamenti di obiettivi più importanti. Richiamo su tale fatto la Vostra personale attenzione e Vi invito a dare precise, categoriche disposizioni a tutti gli organi dipendenti, perché sia intensificata, con ogni cura, la vigilanza e siano represse, col massimo rigore, le infrazioni alle norme sull'oscuramento...
Il Capo dei Vigili Comunali dovrà formare settimanalmente un elenco delle contravvenzioni elevate per i motivi suesposti".
Nel suo cronicon il parroco di Castiglione scrisse: "Per i Morti, il Santo Natale e l'ultimo giorno dell'anno (1941) si compirono le funzioni come gli altri anni, ma il concorso del popolo, forse per l'oscuramente imposto per la guerra, fu un po' scarso. Le Quarant'ore furono celebrate con minor sfarzo di luci data l'impossibilità di avere cera stante la mancanza della materia prima per la guerra."
Sicuramente, le notizie riguardanti l'oscuramento hanno un tono di severa drammaticità, tuttavia non ne mancarono, in quel tempo, anche di contenuto alquanto singolare se non frivolo. Infatti, in una circolare telegrafica inviata dal Prefetto di Milano ai Podestà si legge:
"Est stato notato che spesso donne in pantaloni lunghi aut corti a piedi aut bicicletta circolano per le città in località non balneare alt Tale moda appena tollerabile sulle spiagge non est assolutamente conciliabile con costume cittadino et va quindi con rigore represso alt In ogni modo le donne che trasgrediscono alla dispo
sizione vanno fermate et oltre elevare ad esse eventualmente la contravvenzione se in bicicletta sia questa temporaneamente ritirata alt."
Anche se il contenuto della circolare non riguarda l'oscuramento, l'abbiamo riportato perché rivelatore del clima di un "moralismo" di regime in quel primo anno di guerra. E' interessante notare che durante il golpe cileno del 1973, i militari della dittatura arrestavano anche le donne che portavano i pantaloni.
Particolare attenzione merita il fenomeno cosiddetto dello sfollamento che raggiunse proporzioni notevoli, specie nel 1943.
E' soprattutto la conseguenza dei bombardamenti sulle grandi città, a provocarlo e ad ingigantirlo, ma le sue origini sono precedenti a tali cause.
Sicuramente, però, l'esodo dalle città si fece intenso in seguito ai bombardamenti ripresi dagli Alleati dopo il 25 luglio 1943, nell'intento di premere sul governo italiano affinché chiedesse la resa. Qualche dato rivelerà la situazione: il 4 agosto Napoli subì, con la rovina delle sue case, 210 morti e 484 feriti; il 6 agosto vennero bombardati Napoli, Messina, Eboli, Battipaglia, Paola; il 10 agosto Torino (12 morti e 43 feriti), Milano (101 morti e 267 feriti), Genova (11 morti e 37 feriti). L'11 agosto i quadrimotori americani sganciarono bombe su Terni, provocando centinaia di vittime e ancora, nei giorni successivi, sulle città del nord.
Milano, particolarmente, in pochi giorni fu "devastata da 2450 tonnellate di bombe e spezzoni incendiari. Più di mille morti, il 23 per cento delle aree residenziali distrutte, un altro 36 per cento disastrate, centinaia di fabbriche colpite, 400 mila senza tetto, metà dei tram fuori uso, la rete tranviaria sconvolta. Una città ferita anche nei suoi simboli: il Duomo, la Scala sventrata, la Galleria, palazzo Reale, Brera, l'ospedale Maggiore, l'Università Cattolica, chiese, musei, monumenti". (Il Giorno 12 agosto 1993)
L'indomani del terrificante bombardamento notturno del 15 agosto, il "Corriere della Sera" scrisse: "Per la terza volta, nel periodo di una settimana, la furia nemica si è abbattuta su Milano e alle orrende ferite inferte nelle due precedenti incursioni, altre, non meno gravi, se ne sono aggiunte in ogni quartiere della città, da Piazza del Duomo alle zone popolari della periferia".
I milanesi scesero numerosissimi nel Lodigiano. A Castiglione, che alla fine del 1942 contava 4412 abitanti, alla data 10 settembre 1943 gli sfollati denunciati erano 872, quelli non denunciati 600 per un totale di 1472.83
Il 23 agosto 1943 il Prefetto fece pervenire a tutti i Comuni la seguente comunicazione telegrafica: "Podestà devono con comprensione et spirito solidarietà accogliere sinistrati milanesi che sfollano nei comuni della Provincia procurando di fornire loro alloggio e vitto sistemandoli in locali idonei come edifici scolastici che siano ancora liberi ovvero ex case del Fascio aut sedi organizzazioni fascista ovvero mancanza altri locali requisendo ville abitazioni non usufruite, o per quella parte che sia superflua di bisogni del proprietario o inquilino Alt Qualora non sia possibile organizzare mense collettive podestà dovranno richiedere subito alla Sepral84 necessari supplementi generi razionati in modo che sfollati possano regolarmente rifornirsi Alt Agli sfollati bisognosi potrà essere concesso a mezzo ECA sussidio alimentare continuativo ragguagliato alla misura dei soccorsi militari et potrà essere concesso qualche sussidio straordinario per bisogni eccezionali Alt Per fornire letti in mancanza di altro sembra consigliabile criterio eseguito con lodevole iniziativa da un podestà quello cioè di agevolare specialmente con mezzi a trazione animale trasporto nella località di sfollamento di materassi lasciati in città dagli sfollati Alt In una parola dovrà essere concessa agli sfollati la necessaria cordiale assistenza sotto tutte le forme non esclusa quella procurare loro idonee occupazioni Alt Ogni formalità burocratica sia bandita coraggiosamente et sono sicuro di poter contare al riguardo sul senso di patriottismo e sull'alacre intelligente attività dei podestà tutti della Provincia Alt."


Processione in Via Novasconi, 1941

 

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