LA STORIA DI CASTIGLIONE D'ADDA - LA PRIMA GUERRA MONDIALE


Alla fine del 1914 scoppiò quella che sarebbe stata chiamata la prima guerra mondiale. Un sintomo dei contrasti internazionali del tempo era stato chiaramente evidenziato dalla guerra di Libia. Infatti, il presidente del Consiglio in carica, Giovanni Giolitti, pur essendo tendenzialmente contrario alle avventure coloniali, nel 1911 decise di procedere alla conquista della Libia sia per impedire che tutta la costa africana, soprattutto nella parte fronteggiante la nostra penisola, fosse posseduta dalla Francia e dall'Inghilterra, sia per acquisire all'Italia una colonia di popolamento dove inviare gli emigranti.
Prendendo a pretesto alcuni incidenti accaduti a Tripoli a danno degli italiani, nel settembre del 1911 il governo italiano dichiarò guerra alla Turchia di cui la Libia era possedimento. Un corpo di spedizione sbarcò sulle coste della Tripolitania e della Cirenaica, un altro sbarcò direttamente sul suolo turco con l'occupazione di Rodi e delle altre isole del Dodecaneso nel Mar Egeo.
La pace fu firmata nell'ottobre del 1912 con l'ottenimento della Libia da parte dell'Italia. Due anni dopo, come dicevamo sopra, ebbe inizio il conflitto mondiale.
L'Italia, per un anno, rimase neutrale (vi entrò il 24 maggio 1915); nel Paese, si scontravano le opposte tendenze dei fautori della guerra e di coloro che, invece, vi si opponevano. Manifestazioni contro la guerra si ebbero in alcune località della Bassa.
Il 9 giugno 1915 venne nominato dal Vescovo Pietro Zanolini il nuovo parroco di Castiglione don Annibale Fornaroli, che succedeva a mons. Pietro Milani. Nel cronicon di don Annibale si legge che il Vescovo accompagnò la notizia della nomina con un suo biglietto autografo e che durante la cerimonia dell'insediamento, attraversando le vie del paese notò "con piacere - sono parole sue - generali dimostrazioni di rispetto. Ritornato alla Chiesa Parrocchiale, la trovò così gremita come più non si potrebbe pensare, mentre in coro si stavano ancora cantando i vespri..."
Stralciamo alcuni passi del cronicon del parroco castiglionese per evidenziare le vicende più significative del momento, nonché gli stati d'animo che affiorano dagli scritti.
"24 agosto. Accompagnato dal Rev. don Giuseppe Maestri, faccio visita alle
Autorità del paese...25 agosto. Ho dato avviso che si convocassero le Associazioni Cattoliche della parrocchia, e specialmente i Cooperatori dell'Oratorio. L'adunanza è stata tenuta questa sera nel locale del Teatro...30 agosto. Arriva l'avviso che sono caduti in guerra lo stesso giorno due del paese, giovani padri di famiglia. Che strazio per i parenti e per tutti. Decido di far celebrare ufficio di suffragio e che così verrà fatto per qualsiasi altro che morisse in guerra. 1 Settembre. Mons. Vescovo manda il nuovo coadiutore nella persona del Rev. Marcellino Reggiunenti, nominandolo direttore dell'Oratorio. È un ottimo sacerdote e farà tanto bene. 4 settembre. Il Presidente della Congregazione di Carità, sig. Giac. Candiani, il Giudice Conciliatore sig. Annibale Cesari, il Segretario Com. Sig. Geom. Palazzi vengono a far visita al nuovo Parroco e lo informano che l'antecessore mio Mons. Pietro Milani poco tempo prima di morire avrebbe loro dichiarato essere sua intenzione di lasciare il locale, da Lui fatto fabbricare per il Ricovero dei Vecchi poveri, alla locale Congregazione di Carità. Perciò volevano sentire dal successore che cosa si sarebbe fatto in proposito. Ho risposto di non sapere affatto di tale intenzione di Mons. Milani, e che ogni sua disposizione doveva trovarsi presso il suo erede Sac. Franc. Bonvini, arcip. di S.Bernardo. Aggiungo di poter assicurare che l'intenzione di Mons. Prev. Milani era quella di fondare un istituto parrocchiale...Ottobre Festa del Rosario! Un'affluenza ai S.S. Sacramenti, una ressa in chiesa e una processione come mai ho visto in paese di campagna: numerosissima e ben ordinata. Quanti fanciulli e quanta gioventù!... 8 dicembre Festa dell'Immacolata. Si sono messe le basi per l'Istituzione della Pia Unione delle Figlie di Maria, presso le Rev. Madri Canossiane. 26 Dic. Ieri Natale triste! Notizie dolorose dalla guerra. Abbiamo altri morti e due dispersi di questa nostra parrocchia. Che strazio per queste povere famiglie. Per di più in paese si fa ben poco, per non dir niente, del cosidetto comitato di assistenza. Non posso spiegarmi come nel detto Comitato non abbiano incluso il Parroco. Mi sono offerto in ogni modo all'Autorità locale per tutto quello che potessi fare a vantaggio dei combattenti e delle loro famiglie..." Da queste ultime frasi affiora una certa lamentela del parroco nei confronti dei castiglionesi rappresentanti certe istituzioni più o meno autorevoli. In altri passi egli la evidenzia: ad esempio, quando alla sua entrata in Castiglione gli viene detto che si augurano che non sia 'politicante' o quando all'adunanza delle Associazioni cattoliche egli parla di 'intervento assai scarso' e che 'si sente odore di polvere'. Forse, la situazione descritta da don Annibale rispecchiava il dispiacere della popolazione castiglionese per la partenza dell'amatissimo suo predecessore mons. Milani.

Annibale rispecchiava il dispiacere della popolazione castiglionese per la partenza dell'amatissimo suo predecessore mons. Milani.
Con il 31 dicembre 1915 si conclude il cronicon di don Annibale Fornaroli. La pagina intestata Anno del Signore 1916 è bianca.
La guerra continuò per altri tre anni. Si concluse il 4 novembre 1918 quando, in seguito alla disfatta dell'esercito austriaco e l'occupazione, da parte dell'Italia, di Trento e Trieste, fu firmato l'armistizio di Villa Giusti. I Castiglionesi, come tutte le genti coinvolte nel conflitto direttamente o indirettamente, piansero i loro morti e i dispersi, trepidando per i feriti e per i prigionieri non ancora rientrati.
Tra il 1921 ed il 1923 si formerà a Castiglione un Comitato per l'erezione del monumento ai caduti. Tra gli offerenti risultano il Corpo musicale del luogo e la filodrammatica Iuventus. Tra le motivazioni di morte dei soldati, oltre a quella in combattimento, ne vengono indicate altre come: in seguito a enterite acuta coleriforme, asfissia per caduta di valanga, intossicazione di gas asfissiante, per tubercolosi contratta in prigionia, sulla R. Nave Ospedale Italia in seguito a malaria, per investimento da un camion.

Il monumento ai caduti in piazza Matteotti

Nella chiesetta del passo Falzarego sulle Dolomiti, una targa commemorativa della guerra 15-18 dice: "Tutti avevano la faccia del Cristo/nella/livida aureola dell'elmetto/Tutti portavano l'insegna del supplizio/nella/Croce della baionetta/e nelle tasche il pane dell'ultima cena/e nella gola il pianto dell'ultimo addio."

Ed ecco l'elenco dei caduti castiglionesi scritti sul monumento a loro dedicato:

Agosti Luigi
Anelli Giuseppe
Bignamini Giuseppe
Betti Livio
Bianchi Luigi
Bersani Bassano
Bassi Agostino
Bergomi Giuseppe
Camia Angelo
Celsi Giovanni
Comizzoli Battista
Ciocca Paolo
Dragoni Giuseppe
Frigé Giuseppe Mario
Francapi Francesco
Goldaniga Giovanni
Luvieri Antonio
Labadini Angelo
Lunati Giuseppe
Marzatico Giuseppe
Magrini Luigi
Negri Francesco
Oppizzi Alfredo
Pinotti Gabriele
Pezzini Giuseppe
Parenti Giovanni Battista
Peccenati Giuseppe
Pellini Giulio Pedrazzini
Palazzini Giuseppe
Pezzoli Francesco
Perini Domenico
Rossi Giacomo
Rescalli Bassano
Scala Paolo
Tonani Emilio
Tonani Antonio
Uggé Raguele
Venturini Luigi
Vaghi Bassano
Ginelli Giovanni
Pancotti Luigi
Alloni Carlo
Betti Giovanni
Bassi Francesco
Betti Giuseppe
Baini Giovanni
Bassi Francesco
Bruschi Gaetano
Buscaini Battista
Cremonesi Giovanni
Cerri Giuseppe
Ceresa Annibale
Dragoni Domenico
Debernardi Giuseppe
Fiorani Giuseppe
Grossi Angelo
Grandi Pietro
Labadini Luigi
Labadini Giuseppe
Marzatico Vittorio
Martini Luigi
Magrini Antonio
Oppizzi Angelo
Oppizzi Abele
Pellini Giuseppe
Pesatori Giovanni
Peccenati Francesco
Patrini Pietro
Giuseppe
Pesatori Antonio
Palazzini Mario
Peccenati G. Battista
Resegotti Giovanni
Rossi Antonio
Sabadini Luigi
Tornelli Pietro
Tornelli Angelo
Visigalli Giuseppe
Vaghi Aristodemo
Ronzi Angelo
Grioni Angelo
Alloni Cesare
CAPORALI
Bignamini Angelo
Grioni Camillo

Ghizzoni Bassano
Sabbioni Paolo
CAPORAL MAGGIORE
Campiotti Carlo
Martini Giuseppe
Scotti Giovanni
Guglielmotti Guglielmo

Ceresa Andrea
Rottini Antonio
Ventura Pietro Carlo
Celsi Antonio
SERGENTE
Moglio Mario

Grioni Pietro
TENENTE
Cesari Luigi
Tagliabue Sante

Defendenti Pietro

Le foto dei caduti nella 1a guerra mondiale

Se la guerra, che aveva provocato seicentomila morti, era stata una drammatica esperienza, l'immediato dopo guerra fu tormentato dalla disoccupazione, dai disagi economico-sociali, da agitazioni: queste ultime ebbero come protagonisti, nel 1919, i braccianti.
Indette le elezioni per il novembre dello stesso anno, il clima si arroventò: la campagna elettorale si fece aspra, accanita soprattutto per lo scontro tra i Popolari, il partito dei cattolici, ed i partiti di più vecchia tradizione, specialmente quello socialista.
In un 'numero unico' di propaganda elettorale della sezione castiglionese del Partito popolare italiano, la cui testata diceva 'Avanti, o popolo', si leggeva: "Contro il bolscevismo sbracato, dissacratore di ogni valore morale e avido di piombare anche la nostra borgata nell'abbrutimento e nella miseria, noi facciamo appello alla coscienza del popolo nostro, onesto, lavoratore e credente...".
Gli elettori, sul piano nazionale, attribuirono il 20,6% dei voti ai Popolari e il 32,3 % ai Socialisti: i primi ebbero 100 seggi alla Camera, i secondi 156.
Il 23 marzo del 1919 vennero fondati i Fasci Italiani, che poi si sarebbero trasformati in Partito Nazione Fascista. Politicamente, nelle elezioni del 1919, la lista mussoliniana non ebbe alcun seggio, ma la presenza fascista si sarebbe affermata nelle elezioni del 1920, anche a causa della contrapposizione acerrima tra cattolici e socialisti.
In quella competizione amministrativa del 1920 il Partito Socialista nel Lodigiano conquistò 50 comuni su 69; due andarono ai Liberali e 17 ai Popolari: tra questi ultimi, anche Castiglione, dove venne eletto sindaco Bettoni.
Allora si costruì la Casa del Popolo e i cattolici fondarono una Cooperativa castiglionese, uno spaccio e la Cassa Rurale.

Il 1920 si caratterizzò per agitazioni a catena in tutta l'Italia. Il fenomeno dello sciopero si estese e si infittì fino all'esasperazione. "Le condizioni economiche rendevano un aumento di scioperi inevitabili, ma patologica fu la facilità con cui si ricorse, talora per motivi più strani più futili, e con cui si arrivava allo sciopero generale, se pur non si cominciava da questo. Dallo sciopero-protesta (già anomalo per sé) si finiva per passare allo sciopero-capriccio."
Questa serie infinita di agitazioni e sommovimenti, non trovando adeguata sintesi politica nell'ambito delle organizzazioni sindacali, finì per favorire i fascisti che appoggiavano l'opposizione ad uno Stato considerato debole e raccoglievano, nel contempo, i frutti della reazione agli eccessi delle agitazioni operaie. Era un partito, quello fascista, che si presentava rivoluzionario godendo delle simpatie di quella gente che desiderava la tranquillità e la pace sociale a fronte del contrasto tra Socialisti e Cattolici. In questo clima si svolse a Casalpusterlengo il 18 agosto 1920, il Congresso diocesano giovanile, che attirò un numero imponente di partecipanti.
Alle riunioni dei giovani cattolici nel teatro dell'oratorio, gli avversari opposero un comizio indetto dalla camera del Lavoro. E durante la sfilata dei congressisti (si parlò di settanta labari, quattro corpi musicali, finestre imbandierate, folla plaudente) "un grosso numero di socialisti venuto anche dai paesi vicini, specialmente da Castiglione, Somaglia, Livraga, Ospedaletto ecc., passarono a violenze. Pieni di bile per il trionfo nostro, a squarciagola, con volti lividi si sbizzarrirono a gridare abbasso il Papa! Lanciavano insulti alle persone, massima ai sacerdoti e al parroco..."73
Il 15 maggio 1921 si svolsero le elezioni politiche che videro l'entrata in Parlamento di trentacinque deputati fascisti, tra cui Mussolini..
A Castiglione, il blocco liberalfascista aveva raccolto 153 voti, i Popolari 372 e i Socialisti 399.
Con la presenza di Mussolini a Montecitorio, la prepotenza e l'arroganza dei fascisti divennero incontenibili. In quell'anno travagliato, e il peggio doveva ancora venire, il fascismo cominciò ad organizzarsi anche sindacalmente istituendo associazioni settoriali tra le quali l'Unione Agricoltori Lombardi.

Guardia particolare al servizio dei fratelli Spizzi - Archivio di Stato di Milano

 

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