LA STORIA DI CASTIGLIONE D'ADDA - SOMMOSSE POPOLARI. LA FINE DEL SECOLO


Il secolo XIX correva al suo tramonto e la nazione viveva un momento storico burrascoso e denso di incertezze. Il sorgere delle associazioni operaie e contadine aveva permesso l'intensificazione della lotta politica e sindacale per il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. La presa di posizione della Chiesa sui problemi sociali (la Rerum Novorum di Leone XIII è del 1891) e la fondazione del Partito Socialista nel 1892 avevano dato ordine, organizzazione e slancio alle vocazioni politico-sociali che prima erano frammentarie. I moti di piazza dilagarono dappertutto, ora organizzati, ora spontanei, ma Crispi, salito al potere per la seconda volta nel 1893, considerò le masse operaie nemiche dello Stato e accentuò sempre più la repressione fino a sciogliere il Partito Socialista e a proclamare la legge marziale in seguito alle rivolte in Sicilia e in Toscana. Nel 1894 il Parlamento venne temporaneamente chiuso. Due anni dopo, in seguito all'avventurosa guerra abissina, conclusasi con la sconfitta delle nostre armi (Adua 1896), Crispi fu costretto a dimettersi.
Gli successe Di Rudini che, pur tentando di pacificare gli animi, non seppe affrontare alla radice il problema sociale, il quale alla prima occasione esplose nuovamente in forme drammatiche.
Nel maggio del 1898, quando il magro raccolto e le difficoltà di acquisto all'estero fecero aumentare il prezzo del pane, nel Paese scoppiarono tumulti. Particolarmente gravi furono le agitazioni popolari di Milano dove il generale Bava Beccaris proclamò lo stato d'assedio e fece sparare sulla folla: ottantatre (uno soltanto tra le forze dell'ordine), di cui tredici donne, furono i morti, e 450 i feriti. La repressione che ne seguì, fondata sulla convinzione errata che la rivolta fosse stata la conseguenza di un piano preordinato, fu brutale. Esponenti socialisti e cattolici furono processati dal tribunale militare e condannati a pene detentive. Inutilmente il papa Leone XIII protestò. Il generale Bava Beccaris ricevette dal re un'alta onorificenza e dal popolo l'appellativo di "macellaio di Milano". Il clima di quel periodo storico fu vissuto con trepidazione anche dai Castiglionesi.
Una laconica comunicazione giunta a Castiglione da Milano il 7 maggio 1898 diceva: "Il prefetto della Provincia di Milano notifica che con R. Decreto in data 7 corrente la Provincia di Milano è posta in stata d'assedio. Il Tenente Generale
Bava Beccaris Comm. Fiorenzo, comandante il III Corpo d'Armata, è nominato Regio Commissario Straordinario con pieni poteri".
Nella stessa giornata, i Castiglionesi lessero affissi ai muri delle case il seguente manifesto: "Regio Commissario Straordinario della Città e Provincia di Milano. Per lo stato d'assedio proclamato in questa Provincia col R. Decreto del 7 corrente, assumo i pieni poteri, nella qualità di Regio Commissario Straordinario e decreto quanto segue: 1°) Sono annullati tutti i permessi di porto d'armi: quelli che possedessero armi da fuoco dovranno versarle pel Circondario di Milano, a questa Questura centrale e per gli altri Circondari alle rispettive sottoprefetture. Le armi appartenenti ad abitanti della città di Milano e sobborghi dovranno essere consegnate non più tardi della mezzanotte dall'8 al 9 corrente, quelle del Circondario di Milano e degli altri Circondari entro 24 ore dall'affissione del presente manifesto. Trascorso tale termine i detentori di armi da fuoco saranno deferiti al Tribunale Militare. 2°) Rimane vietato ogni assembramento per le vie e gli abitanti dovranno rincasare non più tardi delle ore 23. 3°) Finché durano gli attuali disordini, i pubblici esercizi verranno chiusi alle ore ventuno. 4°) Sotto la responsabilità dei vari inquilini, verificandosi conflitti per le vie, si dovranno chiudere le persiane che prospettano le vie medesime. 5°) I telegrammi privati che danno informazioni sui presenti disordini non saranno ammessi se non dietro il visto di questo Comando. 6°) I contravventori alle presenti disposizioni saranno deferiti ai Tribunali Militari, come pure vi saranno deferiti i rivoltosi. 7°) Le autorità dipendenti cureranno l'esecuzione del presente Decreto. Il Regio Commissario Generale Bava. Milano 7 maggio 1898".
Fu vietato l'uso delle armi ed i cittadini che ne possedevano furono invitati a consegnarle.
Durante il periodo dello stato d'assedio venne vietato anche l'uso delle biciclette. Il divieto fu poi modificato col seguente manifesto: "Si avvertono i possessori di biciclette che per autorizzazione del R. Commissario Straordinario potranno ottenere permesso speciale di usare le biciclette in tutto il territorio della Provincia. All'uopo dovranno recarsi alla residenza municipale provvisti di un foglio di carta bollata da c.mi 60.18 maggio 1898"
Nel mese di maggio fu decretata la soppressione dell'Associazione Cattolica. Il decreto fu revocato quattro mesi dopo.
Il 7 giugno i cittadini che avevano consegnato le armi, vennero invitati a ritirarle.
La stretta minacciosa dello stato d'assedio si era allentata, ma il clima politico-sociale rimaneva teso. Nessuno pensava, in quel momento, che un anno e mezzo dopo un anarchico venuto dagli Stati Uniti in Italia, Gaetano Bresci, il 29 luglio del 1900 avrebbe assassinato a Monza il re Umberto I.

In alto: un inconsueto modello di bicicletta. In basso: una barricata contro le truppe di Bava Beccaris nel maggio 1898.

 

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