LA STORIA DI CASTIGLIONE D'ADDA - LA 2a E LA 3a GUERRA D'INDIPENDENZA


Dopo gli sconquassi della guerra e delle sue inevitabili conseguenze, la vita del nostro borgo ri-prese a pulsare regolarmente. Come tante altre volte, anche allora, passata la furia della guerra, le consuete attività artigiane, agricole, commerciali riebbero fiato e segnarono, con ritmo quotidiano, il trascorrere di un'esistenza semplice, laboriosa e, per non pochi, stentata. Questa volta, però, la guerra aveva assunto un significato particolare. Griffini, i volontari della sua Legione avevano affrontato pericoli e disagi per uno scopo diverso: parlavano di libertà dallo straniero, di autonomia, di patria. Tutti avevano visto gli Austriaci in fuga, tutti avevano sentito parlare, anche da testimoni oculari, di barricate, di furore popolare, di collera contro Radetzky.
Purtroppo, le speranze erano durate due primavere ogni volta seguite da altrettante cocenti delu-sioni. Ecco, il Quarantotto era rimasto come un bel ricordo di coraggiosa riscossa e la parola era perfino entrata nel linguaggio popolare per indicare sommovimento, sconquasso; il Quarantanove era rimasto a indicare il definitivo ritorno degli Austriaci. Si capiva che il presente non poteva essere più come era stato il passato, che quanto era avvenuto non poteva essere stato invano ma che cosa di nuovo avrebbe portato il futuro, nessuno lo sapeva. Per dieci anni le armi tacquero, ma il 23 aprile 1859 l'Austria inviò al Piemonte un ultimatum per imporre il disarmo al piccolo Stato. Era ciò che aspettava Cavour per fa scattare il dispositivo di alleanza con Napoleone III, che prevedeva l'intervento militare della Francia al fianco di Vittorio Emanuele II, soltanto se il Piemonte fosse stato attaccato. Stava per iniziare la seconda guerra del Risorgimento. Il 29 aprile iniziarono le operazioni: ancora una volta, la mite primavera coincideva con l'avvio delle vicende belliche che avrebbero insanguinato i campi della Lombardia e del Veneto.
"Al 3° Corpo d'armata (3 divisioni), in Lombardia si aggiungono ben presto nuove e numerose falangi, così che il paese nostro fu inondato dal continuo passaggio di truppe, d'ogni arma, che, avvici-nandosi alla linea del Po, si alternavano in marcie e contromarcie da Pavia, Cremona, Piacenza in modo confuso ed inesplicabile. I Generali Stadiou, Jobel, Schwarzenberg, Schaffgotselle, alla testa di altret-tanti Corpi d'armata, passavano e ripassavano, ospitati dagli abitanti, mentre le trup
pe bivaccavano sulle strade e per le campagne. Era una fantasmagoria triste: alcuni Ufficiali su-periori, scotendo dolorosamente la testa, non si mostravano troppo fiduciosi verso il Generalissimo Giulay; parevano presagi dell'immensa disfatta…"59
Come sempre in queste circostanze, i Castiglionesi, chiusi nelle loro case, cercavano di conosce-re quanto stava per accadere. Si parlava di movimenti militari, delle solite truppe senza scrupoli, che arraffavano quanto trovavano sulla loro strada. Non erano proprio lì, nel loro borgo, ma non abbastanza lontane da concedere tranquillità.
Il 4 giugno gli Austriaci, battuti a Magenta dall'esercito sardo-francese, iniziarono la ritirata ver-so oriente, abbandonando le posizioni ormai indifendibili. Vittorio Emanuele II e Napoleone III entra-rono trionfalmente a Milano l'8 giugno. Nello stesso giorno, in un altro scontro a Melegnano, le truppe austriache venivano nuovamente sconfitte.
Finalmente il 9 giugno, successivo al combattimento di Melegnano, dopo un simulacro di batta-glia contro un nemico che non esisteva, l'ultimo drappello di truppe austriache, che ancora attendavasi presso di noi, si ritirò precipitosamente verso l'Adda.
Il conflitto continuava nel territorio veneto: gli eserciti contendenti si scontrarono in una sangui-nosissima battaglia sui colli di S. Martino e di Solferino nelle afose giornate del 23 e del 24 giugno. Malgrado la sconfitta inferta al nemico, l'imperatore dei Francesi decise di non proseguire più oltre nella guerra. L'11 luglio a Villafranca stipulò l'armistizio con l'Austria, che cedette la Lombardia alla Francia perché la consegnasse al re di Sardegna. Il fatto fu interpretato come un tradimento: Cavour ebbe un duro scontro con il re e, per non accettare il fatto compiuto, si dimise.
Comunque, il 1859 passò alla storia come l'anno di preparazione alla nascita del nuovo Regno d'Italia.
Giunsero i soldati piemontesi, ma questa volta apparve evidente che non si trattava di stranieri armati, subentrati ad altri stranieri costretti alla fuga. Essi parlavano italiano, anzi un dialetto noto e familiarizzavano con gente della stessa stirpe, gente che, coagulandosi, si avviava a divenire nazione.
Con l'aggregazione della Lombardia al Piemonte, in seguito alla secondo guerra d'indipendenza, fu attuato lo smembramento della provincia di Lodi-Crema
così che il Lodigiano venne incorporato nella provincia di Milano. Invano la Congregazione mu-nicipale di Lodi protestò inviando reclami al re e al ministero dell'interno: ciò che era stato progettato a Torino, ebbe seguito e Lodi perdette la prerogativa ed i benefici politico-amministrativi di capoluogo di provincia.
Di riflesso, anche Casale, che già durante il napoleonico governo cisalpino, insieme a Codogno, Castiglione e Maleo, era stato staccato da Lodi, risentì di tale scombussolamento organizzativo che preludeva alla nascita del Regno d'Italia. Questo venne proclamato dal Parlamento torinese il 17 marzo 1861. Alla suddivisione territoriale per Distretto subentrò quella per Mandamento. Casalpusterlengo fece parte del Circondario di Lodi e capeggiò il IV Mandamento comprendente i comuni di Bertoni-co, Brembio, Camairago, Cantonale, Castiglione d'Adda, Livraga, Orio Litta, Ospedaletto Lod., Pizzolano, Secugnago, Terranova de' Passerini, Turano, Vittadone e Zorlesco con una popolazione complessiva di 31.234 abitanti.

Castiglione d'inverno vista dal campanile della chiesa di S. Bernardino

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