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Nella primavera del 1796 il generale Bonaparte valicò
le Alpi e affrontò l'esercito sardo, vincendolo a Millesimo. Costretto
il re di Sardegna, alleato degli Austriaci, all'armistizio di Gherasco
(28 aprile l796), raggiunse il Po a Piacenza il 7 maggio e per mezzo di
chiatte e di battelli il suo esercito iniziò 1'attraversamento
del fiume.
"L'avanguardia e l'intera divisione La Harpe passano sui barconi
e sulle zattere, mentre tutta la cavalleria è trasportata a mezzo
del ponte volante. Bonaparte in persona assiste alle operazioni
di imbarco incitando con gli ordini alla più rapida esecuzione.
La notte non interrompe il passaggio che si ultima al lume delle torce
a vento. A mezzanotte anche una parte dell'artiglieria leggera dell'esercito,
che è stata annessa all'avanguardia e le truppe del genio con tutti
i materiali, sono sull'altra sponda".27 Alcune pattuglie austriache
in avanscoperta alla Ca' Rossa, presso S. Rocco al Porto, fecero giungere
notizie sui movimenti dei Francesi al feldemaresciallo Beaulieu che, abbandonata
rapidamente la Lomellina, si diresse subito a Pavia con l'intenzione di
raggiungere Codogno e impedire ai soldati del Bonaparte di assestare le
loro teste di ponte sulla riva lombarda del Po. Nel peggiore dei casi
avrebbe potuto portare in salvo le sue truppe al di là dell'Adda.
Contemporaneamente, il comandante austriaco diede ordine affinché
una parte del suo esercito riparasse su Milano, un'altra. puntasse in
direzione di Lodi e squadroni di cavalleria, dragoni napoletani e fanteria
d'avanguardia marciassero decisamente su Guardamiglio, Fombio e Codogno
con il compito di sbarrare il passo a Napoleone e mantenere sgombra la
linea di comunicazione Casalpusterlengo-Codogno-Maleo-Pizzighettone, direttrice
indispensabile per un'eventuale ritirata verso la fortezza di Mantova.
Nello stesso giorno del superamento del Po, i Francesi urtarono a Guardamiglio
contro i nemici che li respinsero costringendoli a ripiegare su S. Rocco
al Porto, ma il giorno seguente, domenica 8, guadagnata la riva sinistra
del fiume più saldamente e più in forze, sconfissero gli
alleati in un breve, ma furioso combattimento presso Fombio e Guardamiglio.
Anche Castiglione si vide inondata di truppe. Ormai, le nostre terre erano
nell'orbita delle azioni guerreggiate e gli abitanti, dapprima curiosamente
attratti dalle notizie frammentarie e spesso contrad
dittorie su ciò che stava accadendo, di fronte alla drammatica
realtà furono ben presto presi dal panico, preoccupati per le proprie
vite e per i propri averi. La gente, serrata in casa, terrorizzata curiosava
dalle finestre, sforzandosi di capire che cosa stesse succedendo. Non
avrebbe mai immaginato che Napoleone in persona, con il suo stato maggiore,
sarebbe entrato in Castiglione per alloggiare nella casa dell'amico dott.
Francesco Carenzi.28
Una testimonianza della presenza dei soldati a Castiglione è reperibile
in un documento esistente nell'archivio comunale. In esso si legge: "Spesse
[cioè spese] Fate [cioè fatte] dalla Comunità di
Castione nel Castado [castello] per li signori soldati Napoletani".29
Erano le truppe austro-napoletane Dragoni del Reggimento "Re",
una formazione napoletana incorporata nell'esercito austriaco.
Resosi conto che la ritirata nemica non poteva non essere diretta verso
Lodi, Napoleone diede ordine di attaccare decisamente il nemico.
Dopo breve riposo nella casa Pedroli in Casalpusterlengo, alle sette del
mattino "alla testa dell'avanguardia, protetto da pattuglie di granatieri
esploratori, appoggiato dalla cavalleria e sostenuto dalla divisione Massena",
lasciò Casale alla volta di Lodi, dove avrebbe colto, sul ponte
dell'Adda, una indimenticabile vittoria, preludio alla totale conquista
della Lombardia.

Cartina del lodigiano all'epoca della battaglia di
Lodi
Infatti, il 15 maggio entrò trionfalmente in Milano ed il 23 tornò
a Lodi per preparare la seconda fase dell'offensiva contro gli Austriaci
sulla linea del Mincio.
Tuttavia, nei territori conquistati non tutte le popolazioni avevano accolto
i soldati napoleonici come liberatori. "La fama delle depredazioni
e dei saccheggi compiuti dai Francesi nelle città occupate durante
l'avanzata e, massimamente, le rapine delle casse pubbliche e dei Monti
di pietà, nei cui magazzini più che le ricchezze dei signori
giacevano quelle delle classi disagiate, lo strazio che veniva fatto nelle
campagne, nelle chiese; le equivoche e ridicole conversioni al nuovo vangelo
da parte di persone che nessuna stima godevano presso le popolazioni e
l'improvviso fervore dal quale erano tocche, per cui mettevansi a predicar
ed a far propaganda, scambiando e confondendo nei loro arruffati discorsi
la libertà e la fraternità, sublimi aspirazione dei popoli,
col loro malcostume; rinforzando il loro dire con gli esempi delle loro
malefatte, suscitarono, specialmente fra le popolazioni rurali, un vivo
ed assai pericoloso malcontento".30
In data 27 maggio 1796 la Municipalità di Lodi "a nome della
Repubblica Francese una e indivisibile Anno IV della Repubblica, 8 pratile",
emanava un lungo messaggio nel quale, tra l'altro, diceva: "…Ieri
l'altro noi fummo nella somma agitazione non tanto per il pericolo delle
vite dei Cittadini, quanto per il timore che alcuni luoghi di questa Provincia
avessero traviato dal retto sentiero ed invasati dall'insano furore delle
limitrofe Provincie fossero caduti nel più grave delitto. Buono
però che veniamo d'essere assicurati, che l'Orda scellerata e
sciagurata è composta da Limitrofi Disperati ai quali si sono aggregati
li soli Banditi e Condannati del paese con alcuni sciocchi vilissimi costretti
in parte con la forza.
Quanto ci consola in vedere e sentire il Rappresentante dei Rispettivi
Distretti delle Comunità a certificare che i loro Comuni, Terre
e Borghi ecc. sono tutti come noi con sincero animo sommessi alla Repubblica
Francese, e che detestano ed aborriscono ogni atto della ben che minima
apparenza di rivolta, o di poco rispetto. Uniamoci, dunque; o degni nostri
Fratelli a snidare e perseguire gli Scelerati, non che a preservare dalla
fatale contaggione i nostri Paesi. Le Truppe Francesi ed i magnanimi Loro
Capi ci presenteranno la loro assistenza e difesa. Li Deputati dell'Estimo,
Pretori, Giusdicenti di ogni genere, li Parochi, e Curati non cesseranno
d'insinuare la tranquillità al Popolo, di dimostrare il loro dovere
con tutti gli argomenti, facendo anche il quadro delle funeste conseguenze
della tra
sgressione del dovere medesimo".
Nello stesso giorno il parroco di Castiglione ricevette, come tutti
i parroci della Diocesi, una comunicazione del Vescovo Gianantonio Della
Beretta che invitava gli stessi parroci ad "evitare qualsivoglia
insurrezione, od inquietezza". Significativo il passo: "Affinché
però la nostra voce e i sentimenti dell'animo nostro a tutti pervengano,
ci rivolgiamo dapprima a Voi Amatissimi Parochi, raccomandandovi sommamente
d'indurre i dipendenti della vostra Spirituale cura al costante esercizio
delle due Beatitudini, Beati mites, Beati pacifici.
Istruiteli della loro necessità e atti, dell'esempio luminoso lasciatoci
dal Divin Maestro Gesù Cristo, del premio proposto a chi le adempie
e dei castighi minacciati ai trasgressori. Persuasi tutti ed esemplarmente
per proprio Instituto ciascun Ecclesiastico e Regolare, persuasi dell'obbligo
ingiunto della nostra Cattolica Religione di corrispondere alle medesime
non dubitiamo che tutti egualmente con sincera premura soddisferanno alle
virtù dell'obbedienza, subordinazione, rispetto e fedeltà
verso la Repubblica Francese, e de' suoi Rappresentanti".
I comandi militari e le autorità civili intervennero per impedire
il suono delle campane nei borghi allo scopo di chiamare alla sollevazione
gli abitanti, com'era avvenuto a Binasco.
Un anonimo diarista casalino in data 29 maggio 1796 scrisse: "Li
francesi hanno proibito a sonar le campane per timore dei popoli che si
desse alarme".
Infatti, il giorno dopo, da Lodi venne trasmesso alle autorità
dei paesi di campagna il seguente messaggio: "Libertà Egualianza.
A nome della Repubblica Francese una ed indivisibile. Per accertarsi che
tutti i campanili della provincia, compresi quelle delle cascine, siano
immurati, e tagliate le corde delle campane, la Municipalità di
Lodi premurosa di togliere al pericolo di ogni male li suoi amati Compatrioti,
incarica tutti li Cancellieri del Censo a far visitare tutti li campanili
suddetti per mezzo dei Deputati dell'Estimo, o di quelle persone che ad
essi piacessero o fossero credute saggie e fidate. Tali persone faranno
sollecitare il compimento alla esecuzione di detta cautela troppo necessaria,
massimamente dopo un nuovo Proclama del Generalissimo, che si farà
a momenti pubblicare. Saranno tenuti li Cancellieri riferire l'esito della
detta diligenza al più presto, onde possa la Municipalità
regolarsi".31
Se è vero che la venuta dei Francesi aveva sollevato entusiasmi
e speranze
soprattutto in coloro che attendevano l'applicazione dei principi di libertà,
di ugualianza e di fraternità, capisaldi delle nuove istituzioni
repubblicane d'oltralpe, è anche vero che molti furono delusi dalla
razzia di ogni sorta di beni, dal pane agli oggetti preziosi, perpetrata
da un esercito affamato e sprovvisto di tutto, fuorché del coraggio
e delle armi.
"Malgrado gli ordini perentori di Bonaparte e dei singoli comandi
delle grandi unità dell'esercito repubblicano e le esemplari punizioni
inflitte, continuavano ad infierire ostinati, rapacissimi, i saccheggi
ed i ladrocini in tutti i paesi per cui le truppe passavano. Tali truppe,
dopo tanto combattere e camminare, si trovavano affrante dalle fatiche,
scalze e stracciate, bisognose di tutto e non sapevano resistere alle
tentazioni di ottenere con la violenza quanto loro occorreva ed era di
così facile conquista, così a portata di mano in questo
territorio tanto ricco di vettovaglie, di bestiame, di ogni genere di
necessità, e che possedeva chiese e conventi in gran numero, dotati
di tesori in argento, in oro ed in pietre preziose. E neanche poteva dirsi
facesse difetto l'esempio dall'alto. Era bensì vero che Bonaparte
ed i Comandi tuonavano contro il "pillage" e castigavano spietatamente
chi venisse colto ad assaltare cascinali, a scassinare e svaligiare negozi
e magazzini, a devastare chiese ed altari, a riempire tascapani con calici,
pissidi e candelieri; ma era anche vero che, non pochi ufficiali si macchiavano
pure di tali colpe, tenevan bordone ai ladri, spartivano il bottino e
serbavano il silenzio sulle male fatte, e soprattutto era vero che Bonaparte
stesso, a Piacenza come poi a Lodi ed a Milano, autorizzava la preda dei
Monti di Pietà, sottraendone i pegni preziosi, che certamente non
eran tutti patrimonio dei ricchi e, senza corrispondere compenso di sorta,
li faceva bellamente incassare e spedire in Francia".32
Anche Castiglione subì le conseguenze delle rapine francesi. Nell'archivio
parrocchiale, infatti, abbiamo reperito una documentazione dettagliata
sulle ruberie subite.
In un documento del primo giugno 1796 Pietro Carlo Milani Priore della
Scuola del S.S. Sacramento e fabbriciere di Castiglione, stese la seguente
dichiarazione: "Argento levato da questa Chiesa Parrocchiale dal
Cittadino Giuseppe Orlieri di Lodi: otto candelieri ed una croce a L.6.15
l'oncia L.4762.2.6; quattro busti a L.6.l5 = L.3204.11.3; coperte di tre
tavolette e quattro reliquie L.7.5 = 831.7; tre lampade a L.6.10 = L.1785.17.6,
totale once 1569 = L.10583.11.10.
In un'altra comunicazione del 4 giugno 1796 si legge: "La Chiesa
di Castiglione ha rassegnato alla Municipalità di Lodi li sotto
indicati argenti pesati, e peritati dall'Orefice qui sottosegnato del
valore in tutto di L.10500 che vestirà la natura di Sovvenzione
sotto l'interesse del 5 per 100 come da Ordine della Municipalità
del giorno 12 Pratile (31 scorso maggio V.S.). Quali argenti sono vari
capi di diversa bontà del peso di 1568.6: i quali importerebbero
lire dieci mille cinquecento settanta quattro, un soldo, e denari nove,
ma atteso lo stagno osservato in alcuni pezzi, e le molte saldature di
inferior merito, si è ridotto il prezzo a lire diecimille, e cinquecento,
come da specifica negli atti, che si rilascerà ad ogni istanza
della parte."33
In un terzo documento del 1820 proveniente dalla Fabbriceria di Castiglione
e custodito nell'archivio parrocchiale, si legge: "Nell'anno 1796,
nel mese di luglio è stato consegnato il descritto argento al sig.
Giuseppe Orleri ed ad un Delegato del Governo e condotti a Lodi…"
I1 'descritto argento' riguardava: "N°4 Busti rappresentanti
quattro Pontefici; n.4 reliquie; n.8 candelieri; una Croce; n.3 tavolette,
due piccole ed una grande; n.3 lampade; un aspersorio." Una annotazione
dello stesso documento diceva: "Usate tutte le diligenze per rinvenire
nell'Archivio di questa Fabbriceria la regolare rilasciata ricevuta dei
consegnati argenti, non si è fin ad ora potuta ritrovare. Essendo
però certi che essa esiste, e che è stata insinuata alla
Municipalità di Lodi in vigore di un Decreto dell'innallora Repubblica
Cisalpina, la Fabbriceria si farà un dovere di praticare tutte
le più scrupolose indagini, per ottenere l'intento. Intanto la
suddetta ha interpellati gli Amministratori della Chiesa di quell'epoca,
quali all'uopo rilasceranno un giurato attestato comprovante la consegna
e l'approssimativa quantità dei descritti argenti."
Pare che la 'ricercatissima' ricevuta sia stata, poi, reperita perché
in una lettera inviata dai Fabbricieri di Castiglione al Vescovo di Lodi
in data 25 luglio 1848, quindi mezzo secolo dopo, si legge: "Nell'anno
1796 dipendentemente da quella guerra, e per far fronte alle spese della
medesima, la Chiesa di Castiglione in un con le Sussidiarie fu spogliata
di tutti i suoi Arredi d'oro e d'argento, lasciandovi solo quelli che
più strettamente erano necessari per l'esercizio del Divino Culto.
L'ammontare intrinseco valore di detti Arredi si è di Italiane
L.8023, come lo si può conoscere dalla specifica e ricevute esistenti
nell'Archivio di questa fabbriceria. Si fa osservare, altresì che
allo spoglio di detti. Arredi d'argento si sono surrogati altri
tutti di Rame..."
Dopo la vittoria al ponte di Lodi (10 maggio 1796), Napoleone diede
alla Lombardia strappata agli Austriaci, dapprima un'amministrazione militare,
poi una organizzazione provvisoria con la Congregazione di Stato. Quindi
la Lombardia diventò Repubblica Transpadana e l'anno successivo
(29 giugno 1797) Repubblica Cisalpina con capitale Milano.
A tale proposito, in un avviso inviato ai parroci, compreso quello di
Castiglione, si legge: "Lo stabilimento della Repubblica Cisalpina,
riguardandosi come un effetto della Divina Beneficenza, ha eccitati i
più giusti sentimenti di Religione nel Direttorio Esecutivo, coi
quali ha insinuato d'invitare tutti i Parrochi a dimostrarne unitamente
a' loro Popoli la dovuta riconoscenza. Provando quindi l'Arcivescovo una
piena soddisfazione e contentezza di sì felici avvenimenti, mi
ha ordinato d'intimare in suo nome a ciascun Parroco, tanto della Città,
quanto della Diocesi, che nella prossima Domenica giorno 9. corrente Luglio
debba personalmente terminati i Vesperi cantare col suo Popolo un solenne
Te Deum nella sua Chiesa, non solo a fine di ringraziare il Signore Iddio
per li beneficj ottenuti, ma per impetrare altresì sotto sì
lieti auspicj della nostra santa Religione, ch'Egli si degni benedirla
nel seguito, e ricolmarla d'ogni felicità.
Si avverte, che dove il presente avviso non arrivasse per il tempo indicato
alle mani di qualche Parroco nella Campagna, debba questi supplire alla
funzione nella seguente Domenica.
Dall'Arcivescovado di Milano 6. Luglio 1797. v. s."34
In verità si deve riconoscere che la Repubblica Cisalpina, con
le sue istituzioni innovatrici, poneva le basi per uno Stato nazionale
italiano con proprie leggi, con un proprio esercito, una propria bandiera.
Da questi nuovi fermenti sarebbero derivati sentimenti nuovi che, in seguito,
avrebbero acceso il patriottismo risorgimentale per l'indipendenza dallo
straniero. Anche tra le popolazioni rurali i nuovi ordinamenti destarono
dapprima curiosità e poi simpatia: "Partito l'esercito e scongiurato
quindi il pericolo delle ruberie e dei personali soprusi - scrisse l'Agnelli
- riassettavansi le genti in un reggimento assai più simpatico,
tollerabile e vantaggioso in confronto all'odiosa ed altera tirannia imperiale."
"E d'altra parte, fugato il primo momento di confusione, i responsabili
dei governi locali, soprattutto nelle città, si sforzavano di
chiarire le idee a chi le aveva
ancora confuse. Esemplificativo, sotto questo aspetto, è il contenuto
di un proclama emanato dalla Municipalità di Lodi in cui, tra
l'altro, era scritto: ". ..Ma ritenete o Cittadini, che la Libertà
consiste in poter fare ciò che non nuoce ai diritti altrui. La
Egualianza consiste in ciò che la Legge è la stessa per
tutti sì nel proteggere che nel punire, esclusa ogni distinzione
di nascita, e qualunque potere ereditario.. Pesate bene o Cittadini la
vera importanza di questi principi. Badate a non lasciarvi trasportare
con la fantasia a credervi lecito sotto pretesto della Libertà,
di fare tutto quello, che vi piace senza riguardo alla Legge. Questa anzi
è l'unico appoggio e difesa della stessa Libertà. Rispettate
le Autorità Francesi, e quelle della Repubblica continuate o costituite.
Se alcuno offende la Legge, reclamate la Legge medesima presso le anzidette
Autorità, non fatevi ragione da voi, né colle vostre mani.
Non creda alcuno che l'egualianza sovverta i doveri, sciolga i contratti,
liberi i Figli dal rispetto ed obbedienza ai Padri, i Domestici dal prestare
ai loro Padroni le opere convenute, i Contadini dal lavoro dei Fondi,
cui sono addetti, gli Artefici ed Operai dal travaglio. Guai anzi a coloro,
che infrangeranno questi doveri, il braccio della Giustizia sarà
armato contro di loro. La Repubblica Francese siccome assicura i diritti
di ciascuno, così è inesorabile coi trasgressori dei doveri
che sono dai diritti indivisibili. Noi raccomandiamo specialmente ai Parrochi
e Maestri del Popolo, e a tutto il condegno nostro Clero, che svolgano
esattamente e chiaramente tali massime, perché siano ben apprese,
e scolpite nella mente e nel cuore di ognuno. Se riesciamo a stabilirle
noi saremo perpetuamente tranquilli e felici.
Dalla Municipalità di Lodi li 2 Messidoro anno IV della Repubblica
Francese (20 giugno 1796 V.S.)…"35
Tuttavia persistevano resistenze alla nuova dominazione e da parte di
coloro che vedevano nei Francesi i nemici della religione e di quelli
che non si fidavano delle promesse già sentite tante volte dagli
stranieri e, infine, da parte di quelle famiglie nobili che capivano di
perdere i loro privilegi.
Da ciò discendevano il palese conflitto tra i fautori dei tempi
nuovi, che guardavano a Napoleone come ad un liberatore e i conservatori
che, vedendo in lui l'usurpatore, rimpiangevano l'Austria e ne auspicavano
il ritorno. Le speranze di questi ultimi si riaccesero nel giro di pochissimi
anni. Mentre l'irrequieto Bonaparte si avventurava nella campagna d'Egitto,
le potenze europee, coalizzate, mossero in armi alla riconquista dei territori
perduti.
Nella primavera del 1799 le truppe austro-russe ritornarono in Lombardia,
ma Napoleone, abbandonato l'Egitto e diventato con un colpo di stato
Primo Console assumendo nelle sue mani tutto il potere, riprese le operazioni
militari per riconquistare i territori perduti. Vinti gli Austriaci a
Marengo (14 giugno l800), ripristinò la Repubblica Cisalpina.
Quell'anno, inizio di un nuovo secolo, alla nostra gente portò,
con la guerra, la carestia di grano. La scarsità di farina e di
pane provocò malcontento tra le popolazioni: "E siccome il
disagio, - scrissero gli storici Cairo e Giarelli - oltre che morale è
altresì annonario, per scarsezza di pane e farina il popolo tumulta
(13 luglio), non bastando il calmiere per tranquillare gli spiriti, si
fanno venire da Crema trecento francesi, che manu militari acquetano le
cose, arrestando e di giorno e di notte a Codogno, a Retegno ed a Castione
i dichiarati faziosi; e si locupleta il monte di pietà di sacchi
di grano donati dai nostri più danarosi compaesani."
Nel successivo 1801 si protrasse la crisi agricola; il governo napoleonico
fece giungere sementi dalle Puglie. A complicare le cose, a settembre
una scossa di terremoto e in novembre pericolose inondazioni, allarmarono
le popolazioni.
In seguito ai Comizi di Lione, indetti e manovrati dal Console a vita
Napoleone Bonaparte ed ai quali partecipò quel Carlo Antonio Pedroli
che aveva ospitato a Casale l'allora giovane generale, la Repubblica Cisalpina
diventò Repubblica Italiana. Ne fu presidente lo stesso Napoleone
e vicepresidente Francesco Melzi d'Eril: iniziava l'anno 1802.
Nel giro di tre anni l'ambizioso e ormai potentissimo Corso raggiunse
l'apice del potere. Nel maggio del 1804 si autoproclamava imperatore dei
Francesi e l'anno seguente re del nuovo Regno d'Italia, ultima metamorfosi
della Repubblica Italiana.
Apriamo una breve parentesi nel discorso generale per dire che Napoleone
era sì diventato imperatore dei Francesi e re d'Italia per la
grazia di Dio, ma non aveva perso il vizio di controllare i beni altrui.
Dopo le rapine di cui abbiamo detto, ecco un altro segno di tale difetto.
In data 22 maggio 1805, da Milano, sentito il Consiglio di Stato, decretò:
"Tutti i Parrochi del Regno tanto delle Città, che della campagna
[tale era quello di Castiglione d'Adda, cui pervenne l'avviso], nel termine
di 24 ore dalla pubblicazione in luogo del presente decreto, daranno una
notificazione esatta e distinta di tutti i proventi della propria Parrocchia,
siano in dana
ro, decime, livelli, derrate, redditi provvisionali, luoghi di Monte ancorché
attualmente non esigibile, o qualunque altra specie d'entrata."36
La Lombardia, parte integrante del Regno insieme al Veneto, alla maggior
parte dell'Emilia, al Trentino ed alle Marche, ebbe come viceré
Eugenio di Beauharnais e Gran Cancelliere e Guardasigilli Francesco Melzi
d'Eril, che riceverà il titolo di duca di Lodi.
Castiglione era amministrato all'interno del Dipartimento dell'Alto
Po diviso in quattro Distretti (Cremona, sede prefettizia, Crema,
Lodi e Casalmaggiore) a loro volta ripartiti in diciassette Cantoni. Castiglione
faceva parte del Cantone V di Casalpusterlengo. In un questionario
del 15 luglio l807, il podestà di Castiglione, Comune di IIIa classe,
rispondendo alle varie voci, ci permette di conoscere le seguenti notizie:
la popolazione, al 31 marzo 1807 raggiungeva un totale di 2581 anime.
Nell'anno 1804 erano stati celebrati 26 matrimoni, erano nati 56 maschi
e 55 femmine: 22 maschi e 20 femmine erano deceduti. Nell'anno successivo
i corrispondenti dati segnavano 38 matrimoni, 71 maschi nati, 47 femmine
nate, 78 maschi e 89 femmine deceduti.
Nel 1806 i matrimoni erano stati 38; 71 e 60 i maschi e le femmine nati;
36 e 33 i maschi e le femmine deceduti.
In agricoltura, le specie di grani più coltivate erano il frumento,
la melica e il miglio, la cui quantità eccedeva i bisogni della
popolazione del Comune. La massima parte del terreno era coltivata, una
minor parte era incolta perché "levando continuamente il fiume
Adda, lascia terreno sabbioso il quale - così si dice testualmente
nel questionario - continuamente va formando boschi."37
Napoleone, vittorioso contro la terza, la quarta e la quinta coalizione
degli Stati europei, aveva raggiunto il vertice della potenza: tutti i
sovrani ed i potenti si erano piegati alla sua volontà. Né
gli bastò tanto. Nel 1812 scatenò la guerra contro la Russia
nella speranza di piegarla onde giungere alle Indie e colpire indirettamente
l'Inghilterra. Al comando del più grande esercito mai apparso nella
storia fino allora, invase una terra sconfinata, raggiungendo Smolensk
quasi senza colpo ferire. I Russi si ritiravano impiegando la tattica
della terra bruciata.
Il 5 settembre, combattuta una sanguinosa battaglia a Borodino, Napoleone
raggiunse Mosca il 14 ottobre. La notizia corse fulminea in tutta l'Europa.
Per governativa disposizione, il Prefetto diede ordine di cantare in tutte
le chiese del Regno un solenne Tedeum nella domenica 18 corrente
all'ora del mezzogiorno coll'intervento di tutte le Autorità in
rendimento di grazie al Datore di ogni bene per i luminosi vantaggi coi
quali - diceva la comunicazione - furono coronate le Imprese delle truppe
di S.M. l'Augustissimo nostro sovrano nell'attuale guerra contro i Russi,
Imprese che hanno riportato sì gloriose vittorie quale formano
un'epoca nuova nella serie de' fortunati avvenimenti per consolidare sempre
più la prosperità del Grande Impero e Regno d'Italia.
Ma ormai il destino di Napoleone era segnato. A Mosca, abbandonata dai
Russi e data alle fiamme, svaniva il suo sogno di egemonia sull'Europa.
Verso la fine dell'ottobre 1812 ebbe inizio la disastrosa ritirata dell'Armata
francese tra popolazioni ostili e assalti della cavalleria cosacca.
Riscontriamo una eco di quella tragica ritirata in una comunicazione inviata
al parroco di Castiglione d'Adda da parte dell'Imperiale Regia Delegazione
Provinciale in data 29 dicembre 1818. In essa si avvertono le mogli
ed i figli di militari non ritornati dalla campagna di Russia, che per
chiedere la pensione come vedove o come orfani, dovevano farne domanda
allegando i certificati di battesimo e di matrimonio, nonché un
formale attestato del parroco locale, attestato che [avrebbe dovuto] recare
l'assenso della municipalità "in cui [fosse] chiaramente espresso
qualmente il Militare marito o padre dell'individuo ricorrente non [era]
di fatti, dopo la seguita sua partenza per la campagna suddetta, più
ritornato in patria, e che - le parole sono riprese dalla comunicazione
- la sua famiglia ne ignora[va] affatto l'esistenza..."38 Napoleone,
abbandonate le truppe, giunse a Parigi in dicembre. Nel giro di pochi
mesi, si trovò di fronte la sesta coalizione formata da Russia,
Prussia, Gran Bretagna.
Anche se il suo ricostituito esercito, forte di 180.000 uomini, riuscì
ad ottenere ancora la vittoria a Lützen ed a Bautzen, la successiva
adesione della Svezia e dell'Austria all'alleanza antifrancese, fece precipitare
le sue fortune.
Intanto, al viceré d'Italia Eugenio Napoleone, rientrato per ordine
di Bonaparte a Milano il 18 maggio 1813, era stato affidato il compito
di difendere dalla pressione austriaca il Regno italico e le Province
illiriche. Ma nell'ottobre, a un anno di distanza dall'inizio della ritirata
russa, mentre Eugenio Napoleone era costretto ad arretrare sulla destra
dell'Isonzo (ai primi di novembre si ritirerà sull'Adige), Bonaparte
veniva rovinosamente sconfitto a Lipsia. In dicembre, gli eserciti alleati
varcarono il Reno ed iniziarono l'invasione della Francia.
Il 31 marzo 1814 entrarono vittoriosi a Parigi, dove il Senato dichiarò
decaduto Napoleone, che venne relegato nell'isola d'Elba. Il Veneto e
la Lombardia furono annesse all'Austria, ma il Bonaparte non si dette
per vinto. Nel disperato tentativo di riconquistare il trono, riuscì
a rientrare in Francia. La settima coalizione, però, non gli dette
scampo, sconfiggendolo definitivamente a Waterloo. Con il Congresso di
Vienna del 1815 furono confermate dominio austriaco. Il territorio alla
sinistra del Mincio si chiamò Governo milanese, quello a destra
Governo veneto. Ogni Governo di divise in Province, ogni Provincia in
Distretti, i Distretti in Comuni. Nel 18l6, il territorio lodigiano, unito
a quello cremasco si chiamò Provincia di Lodi e Crema. Castiglione
d'Adda, con Barattera, fece parte del Distretto V di Casalpusterlengo.
In data 20 dicembre 1816 al parroco castiglionese don Carlo Bonfichi una
speciale Commissione provinciale scrisse per invitarlo a "penetrare
nel cuore degli Agiati [onde indurli] a non rifiutarsi di concorrere colle
proprie elargizioni al salvamento di tanti infelici che vanno a perire
sotto il peso della miseria". Dunque, occorre che i ricchi diano
ai poveri, "lo vuole l'umanità - prosegue la comunicazione
- trattandosi di sovvenire que' nostri simili che gli stessi Pagani non
hanno mai abbandonati: lo vuole il proprio interesse , dovendosi colla
diminuzione della fame indebolire il fomite dei delitti che possono minacciare
principalmente i ricchi Abitatori della campagna. Lo vuole l'economia,
proponendo d'ovviare la dispersione delle limosine carpite dagli oziosi
e da quelli che raccolgono più del bisogno. Lo vuole l'amore che
ognuno deve alla propria vita...Lo vuole infine la Carità Cristiana..."39
E la carità cristiana dei castiglionesi sicuramente recò
soccorso all'infanzia abbandonata di cui si parla in quattro documenti
reperiti nell'archivio parrocchiale. Nel primo leggiamo: "Il giorno
13 del mese di settembre 1816 alle ore sei antimeridiane si è presentato
al sottoscritto Parroco...la guardia campestre portante un infante di
sesso femminile apparentemente dell'età di giorni uno...ritrovato
attaccato alla porta della Chiesa Parrocchiale di Castiglione...esibito
in una sporta di stuoia...si è poi ritrovato un biglietto [con
scritto]: 1a presente [bambina] ha avuto la pura acqua [cioè il
battesimo]...Si sono posti all'infante neonato i nomi di Maria Luigia
e si è rimesso al Luogo Pio di Lodi...".
Nel secondo documento del 15 gennaio 1842 si legge che in riferimento
ad
una circolare governativa del 25 ottobre 1838, il Rev.mo Sig. Prevosto,
a riguardo dell'infante di ignoti genitori da lui battezzata col nome
di Maria Annunciata occorrerà aggiungervi anche il cognome da inserire
nel registro parrocchiale delle nascite: il cognome sarà Remagno.
Nel terzo documento, una lettera inviata al parroco di Castiglione d'Adda
dalla Direzione della Casa di S. Caterina a la Ruota in Milano in data
19 maggio 1847, si legge: "Molti Esposti d'ambo i sessi, dell'età
dai 4 ai 9 anni sono adunati per mancanza di buoni allevatori in questa
Pia Casa dove languiscono per scarsezza d'aria salubre e di convenienti
esercizi. Essi sono sani, robusti, intelligenti e potrebbero, molti in
seno di buone famiglie, ricavarvi non lievi consolazioni e qualche utile
aiuto in ricambio della cura d'una affettuosa educazione. Quindi il parroco
rivolge alle famiglie castiglionesi l'appello a raccogliere nel loro seno
quelle innocenti creature."
L'ultimo documento è costituito da una comunicazione del Direttore
dell'Ospizio Provinciale degli Esposti e delle Partorienti in Milano,
datato 26 maggio 1868, al sindaco ed al parroco di Castiglione. In essa
si dice: "Si hanno in casa oltre 200 bambini che aspettano inutilmente
Nutrici dalla Campagna. Queste povere vite sono mietute a decine dalle
malattie specifiche, che si sviluppano col soverchio agglomeramento, e
dall'allattamento artificiale cui è forza sottometterle. Quindi
si scongiurano parroci e sindaci di inviare nutrici all'Ospizio. Ad esse
verrà corrisposto un premio di lire 8".40
Sempre nell'archivio parrocchiale abbiamo trovato altri documenti con
curiose notizie.
Il 29 novembre del 1816, alle Comunità del Contado pervenne una
comunicazione della "Cesarea Regia Direzione Generale di Polizia"
in cui si deplorava l'abuso del suono della campana a martello, tollerabile
soltanto "nelle pubbliche calamità d'incendio, di inondazione
o di invasione armata mano nelle case...". Un'altra comunicazione
datata 9 febbraio 1817 dei 'Professori dell'Arte Salutare' diceva che
essendo stato constatato che "la serpeggiante petecchiale malattia
attacca[va] principalmente quegli individui che concorr[evano] nei locali,
ove affluiva[no] moltitudine di persone, per cui rendevasi viziata l'aria
respirabile", agli stessi parroci ingiungeva "che nel tempo
delle ecclesiastiche funzioni [tenessero] aperte le porte e le finestre
delle chiese onde conservare permanentemente la ventilazione..."
Molto più importante, però, è il decreto stilato
nel 1817 da Eugenio Napoleone. Ne riportiamo il testo: "Dal Palazzo
Reale di Milano 22 febbraio 1817. Napoleone, Imperatore de' Francesi,
Re d'Italia, Protettore della Confederazione del Reno e Mediatore della
Confederazione Svizzera; Eugenio Napoleone di Francia, Viceré
d'Italia, Principe di Venezia, Arcicancelliere di Stato dell'Impero Francese,
sopra rapporto del Min.ro dell'Interno, sentito il Consiglio di Stato,
in virtù dell'Autorità delegatagli da S. MI. e R. decreta:
I) Il Comune di Castiglione Dipartimento dell'Alto Po, è composto
delle frazioni di Bertonico, Vinzasca, Terranova e Rovedara; ed il Comune
di Casalpusterlengo delle frazioni di Pizzolano, Vitadone, Zorlesco e
Cassina de' Passerini. II) Il Ministro dell'Interno è incaricato
della esecuzione del presente Decreto. Eugenio Napoleone. Pel Viceré
Il Consigliere Segretario di Stato."41

Il lodigiano in una cartina del secolo scorso
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