LA STORIA DI CASTIGLIONE D'ADDA - L'EPOCA DI NAPOLEONE BONAPARTE


Nella primavera del 1796 il generale Bonaparte valicò le Alpi e affrontò l'esercito sardo, vincendolo a Millesimo. Costretto il re di Sardegna, alleato degli Austriaci, all'armistizio di Gherasco (28 aprile l796), raggiunse il Po a Piacenza il 7 maggio e per mezzo di chiatte e di battelli il suo esercito iniziò 1'attraversamento del fiume.
"L'avanguardia e l'intera divisione La Harpe passano sui barconi e sulle zattere, mentre tutta la cavalleria è trasportata a mezzo del ponte volante. Bonaparte in persona assiste alle operazioni di imbarco incitando con gli ordini alla più rapida esecuzione. La notte non interrompe il passaggio che si ultima al lume delle torce a vento. A mezzanotte anche una parte dell'artiglieria leggera dell'esercito, che è stata annessa all'avanguardia e le truppe del genio con tutti i materiali, sono sull'altra sponda".27 Alcune pattuglie austriache in avanscoperta alla Ca' Rossa, presso S. Rocco al Porto, fecero giungere notizie sui movimenti dei Francesi al feldemaresciallo Beaulieu che, abbandonata rapidamente la Lomellina, si diresse subito a Pavia con l'intenzione di raggiungere Codogno e impedire ai soldati del Bonaparte di assestare le loro teste di ponte sulla riva lombarda del Po. Nel peggiore dei casi avrebbe potuto portare in salvo le sue truppe al di là dell'Adda.
Contemporaneamente, il comandante austriaco diede ordine affinché una parte del suo esercito riparasse su Milano, un'altra. puntasse in direzione di Lodi e squadroni di cavalleria, dragoni napoletani e fanteria d'avanguardia marciassero decisamente su Guardamiglio, Fombio e Codogno con il compito di sbarrare il passo a Napoleone e mantenere sgombra la linea di comunicazione Casalpusterlengo-Codogno-Maleo-Pizzighettone, direttrice indispensabile per un'eventuale ritirata verso la fortezza di Mantova.
Nello stesso giorno del superamento del Po, i Francesi urtarono a Guardamiglio contro i nemici che li respinsero costringendoli a ripiegare su S. Rocco al Porto, ma il giorno seguente, domenica 8, guadagnata la riva sinistra del fiume più saldamente e più in forze, sconfissero gli alleati in un breve, ma furioso combattimento presso Fombio e Guardamiglio. Anche Castiglione si vide inondata di truppe. Ormai, le nostre terre erano nell'orbita delle azioni guerreggiate e gli abitanti, dapprima curiosamente attratti dalle notizie frammentarie e spesso contrad
dittorie su ciò che stava accadendo, di fronte alla drammatica realtà furono ben presto presi dal panico, preoccupati per le proprie vite e per i propri averi. La gente, serrata in casa, terrorizzata curiosava dalle finestre, sforzandosi di capire che cosa stesse succedendo. Non avrebbe mai immaginato che Napoleone in persona, con il suo stato maggiore, sarebbe entrato in Castiglione per alloggiare nella casa dell'amico dott. Francesco Carenzi.28
Una testimonianza della presenza dei soldati a Castiglione è reperibile in un documento esistente nell'archivio comunale. In esso si legge: "Spesse [cioè spese] Fate [cioè fatte] dalla Comunità di Castione nel Castado [castello] per li signori soldati Napoletani".29 Erano le truppe austro-napoletane Dragoni del Reggimento "Re", una formazione napoletana incorporata nell'esercito austriaco.
Resosi conto che la ritirata nemica non poteva non essere diretta verso Lodi, Napoleone diede ordine di attaccare decisamente il nemico.
Dopo breve riposo nella casa Pedroli in Casalpusterlengo, alle sette del mattino "alla testa dell'avanguardia, protetto da pattuglie di granatieri esploratori, appoggiato dalla cavalleria e sostenuto dalla divisione Massena", lasciò Casale alla volta di Lodi, dove avrebbe colto, sul ponte dell'Adda, una indimenticabile vittoria, preludio alla totale conquista della Lombardia.

Cartina del lodigiano all'epoca della battaglia di Lodi

Infatti, il 15 maggio entrò trionfalmente in Milano ed il 23 tornò a Lodi per preparare la seconda fase dell'offensiva contro gli Austriaci sulla linea del Mincio.
Tuttavia, nei territori conquistati non tutte le popolazioni avevano accolto i soldati napoleonici come liberatori. "La fama delle depredazioni e dei saccheggi compiuti dai Francesi nelle città occupate durante l'avanzata e, massimamente, le rapine delle casse pubbliche e dei Monti di pietà, nei cui magazzini più che le ricchezze dei signori giacevano quelle delle classi disagiate, lo strazio che veniva fatto nelle campagne, nelle chiese; le equivoche e ridicole conversioni al nuovo vangelo da parte di persone che nessuna stima godevano presso le popolazioni e l'improvviso fervore dal quale erano tocche, per cui mettevansi a predicar ed a far propaganda, scambiando e confondendo nei loro arruffati discorsi la libertà e la fraternità, sublimi aspirazione dei popoli, col loro malcostume; rinforzando il loro dire con gli esempi delle loro malefatte, suscitarono, specialmente fra le popolazioni rurali, un vivo ed assai pericoloso malcontento".30
In data 27 maggio 1796 la Municipalità di Lodi "a nome della Repubblica Francese una e indivisibile Anno IV della Repubblica, 8 pratile", emanava un lungo messaggio nel quale, tra l'altro, diceva: "…Ieri l'altro noi fummo nella somma agitazione non tanto per il pericolo delle vite dei Cittadini, quanto per il timore che alcuni luoghi di questa Provincia avessero traviato dal retto sentiero ed invasati dall'insano furore delle limitrofe Provincie fossero caduti nel più grave delitto. Buono però che veniamo d'essere assicurati, che l'Orda scellerata e sciagurata è composta da Limitrofi Disperati ai quali si sono aggregati li soli Banditi e Condannati del paese con alcuni sciocchi vilissimi costretti in parte con la forza.
Quanto ci consola in vedere e sentire il Rappresentante dei Rispettivi Distretti delle Comunità a certificare che i loro Comuni, Terre e Borghi ecc. sono tutti come noi con sincero animo sommessi alla Repubblica Francese, e che detestano ed aborriscono ogni atto della ben che minima apparenza di rivolta, o di poco rispetto. Uniamoci, dunque; o degni nostri Fratelli a snidare e perseguire gli Scelerati, non che a preservare dalla fatale contaggione i nostri Paesi. Le Truppe Francesi ed i magnanimi Loro Capi ci presenteranno la loro assistenza e difesa. Li Deputati dell'Estimo, Pretori, Giusdicenti di ogni genere, li Parochi, e Curati non cesseranno d'insinuare la tranquillità al Popolo, di dimostrare il loro dovere con tutti gli argomenti, facendo anche il quadro delle funeste conseguenze della tra
sgressione del dovere medesimo".
Nello stesso giorno il parroco di Castiglione ricevette, come tutti i parroci della Diocesi, una comunicazione del Vescovo Gianantonio Della Beretta che invitava gli stessi parroci ad "evitare qualsivoglia insurrezione, od inquietezza". Significativo il passo: "Affinché però la nostra voce e i sentimenti dell'animo nostro a tutti pervengano, ci rivolgiamo dapprima a Voi Amatissimi Parochi, raccomandandovi sommamente d'indurre i dipendenti della vostra Spirituale cura al costante esercizio delle due Beatitudini, Beati mites, Beati pacifici.
Istruiteli della loro necessità e atti, dell'esempio luminoso lasciatoci dal Divin Maestro Gesù Cristo, del premio proposto a chi le adempie e dei castighi minacciati ai trasgressori. Persuasi tutti ed esemplarmente per proprio Instituto ciascun Ecclesiastico e Regolare, persuasi dell'obbligo ingiunto della nostra Cattolica Religione di corrispondere alle medesime non dubitiamo che tutti egualmente con sincera premura soddisferanno alle virtù dell'obbedienza, subordinazione, rispetto e fedeltà verso la Repubblica Francese, e de' suoi Rappresentanti".
I comandi militari e le autorità civili intervennero per impedire il suono delle campane nei borghi allo scopo di chiamare alla sollevazione gli abitanti, com'era avvenuto a Binasco.
Un anonimo diarista casalino in data 29 maggio 1796 scrisse: "Li francesi hanno proibito a sonar le campane per timore dei popoli che si desse alarme".
Infatti, il giorno dopo, da Lodi venne trasmesso alle autorità dei paesi di campagna il seguente messaggio: "Libertà Egualianza. A nome della Repubblica Francese una ed indivisibile. Per accertarsi che tutti i campanili della provincia, compresi quelle delle cascine, siano immurati, e tagliate le corde delle campane, la Municipalità di Lodi premurosa di togliere al pericolo di ogni male li suoi amati Compatrioti, incarica tutti li Cancellieri del Censo a far visitare tutti li campanili suddetti per mezzo dei Deputati dell'Estimo, o di quelle persone che ad essi piacessero o fossero credute saggie e fidate. Tali persone faranno sollecitare il compimento alla esecuzione di detta cautela troppo necessaria, massimamente dopo un nuovo Proclama del Generalissimo, che si farà a momenti pubblicare. Saranno tenuti li Cancellieri riferire l'esito della detta diligenza al più presto, onde possa la Municipalità regolarsi".31
Se è vero che la venuta dei Francesi aveva sollevato entusiasmi e speranze
soprattutto in coloro che attendevano l'applicazione dei principi di libertà, di ugualianza e di fraternità, capisaldi delle nuove istituzioni repubblicane d'oltralpe, è anche vero che molti furono delusi dalla razzia di ogni sorta di beni, dal pane agli oggetti preziosi, perpetrata da un esercito affamato e sprovvisto di tutto, fuorché del coraggio e delle armi.
"Malgrado gli ordini perentori di Bonaparte e dei singoli comandi delle grandi unità dell'esercito repubblicano e le esemplari punizioni inflitte, continuavano ad infierire ostinati, rapacissimi, i saccheggi ed i ladrocini in tutti i paesi per cui le truppe passavano. Tali truppe, dopo tanto combattere e camminare, si trovavano affrante dalle fatiche, scalze e stracciate, bisognose di tutto e non sapevano resistere alle tentazioni di ottenere con la violenza quanto loro occorreva ed era di così facile conquista, così a portata di mano in questo territorio tanto ricco di vettovaglie, di bestiame, di ogni genere di necessità, e che possedeva chiese e conventi in gran numero, dotati di tesori in argento, in oro ed in pietre preziose. E neanche poteva dirsi facesse difetto l'esempio dall'alto. Era bensì vero che Bonaparte ed i Comandi tuonavano contro il "pillage" e castigavano spietatamente chi venisse colto ad assaltare cascinali, a scassinare e svaligiare negozi e magazzini, a devastare chiese ed altari, a riempire tascapani con calici, pissidi e candelieri; ma era anche vero che, non pochi ufficiali si macchiavano pure di tali colpe, tenevan bordone ai ladri, spartivano il bottino e serbavano il silenzio sulle male fatte, e soprattutto era vero che Bonaparte stesso, a Piacenza come poi a Lodi ed a Milano, autorizzava la preda dei Monti di Pietà, sottraendone i pegni preziosi, che certamente non eran tutti patrimonio dei ricchi e, senza corrispondere compenso di sorta, li faceva bellamente incassare e spedire in Francia".32
Anche Castiglione subì le conseguenze delle rapine francesi. Nell'archivio parrocchiale, infatti, abbiamo reperito una documentazione dettagliata sulle ruberie subite.
In un documento del primo giugno 1796 Pietro Carlo Milani Priore della Scuola del S.S. Sacramento e fabbriciere di Castiglione, stese la seguente dichiarazione: "Argento levato da questa Chiesa Parrocchiale dal Cittadino Giuseppe Orlieri di Lodi: otto candelieri ed una croce a L.6.15 l'oncia L.4762.2.6; quattro busti a L.6.l5 = L.3204.11.3; coperte di tre tavolette e quattro reliquie L.7.5 = 831.7; tre lampade a L.6.10 = L.1785.17.6, totale once 1569 = L.10583.11.10.
In un'altra comunicazione del 4 giugno 1796 si legge: "La Chiesa di Castiglione ha rassegnato alla Municipalità di Lodi li sotto indicati argenti pesati, e peritati dall'Orefice qui sottosegnato del valore in tutto di L.10500 che vestirà la natura di Sovvenzione sotto l'interesse del 5 per 100 come da Ordine della Municipalità del giorno 12 Pratile (31 scorso maggio V.S.). Quali argenti sono vari capi di diversa bontà del peso di 1568.6: i quali importerebbero lire dieci mille cinquecento settanta quattro, un soldo, e denari nove, ma atteso lo stagno osservato in alcuni pezzi, e le molte saldature di inferior merito, si è ridotto il prezzo a lire diecimille, e cinquecento, come da specifica negli atti, che si rilascerà ad ogni istanza della parte."33
In un terzo documento del 1820 proveniente dalla Fabbriceria di Castiglione e custodito nell'archivio parrocchiale, si legge: "Nell'anno 1796, nel mese di luglio è stato consegnato il descritto argento al sig. Giuseppe Orleri ed ad un Delegato del Governo e condotti a Lodi…" I1 'descritto argento' riguardava: "N°4 Busti rappresentanti quattro Pontefici; n.4 reliquie; n.8 candelieri; una Croce; n.3 tavolette, due piccole ed una grande; n.3 lampade; un aspersorio." Una annotazione dello stesso documento diceva: "Usate tutte le diligenze per rinvenire nell'Archivio di questa Fabbriceria la regolare rilasciata ricevuta dei consegnati argenti, non si è fin ad ora potuta ritrovare. Essendo però certi che essa esiste, e che è stata insinuata alla Municipalità di Lodi in vigore di un Decreto dell'innallora Repubblica Cisalpina, la Fabbriceria si farà un dovere di praticare tutte le più scrupolose indagini, per ottenere l'intento. Intanto la suddetta ha interpellati gli Amministratori della Chiesa di quell'epoca, quali all'uopo rilasceranno un giurato attestato comprovante la consegna e l'approssimativa quantità dei descritti argenti."
Pare che la 'ricercatissima' ricevuta sia stata, poi, reperita perché in una lettera inviata dai Fabbricieri di Castiglione al Vescovo di Lodi in data 25 luglio 1848, quindi mezzo secolo dopo, si legge: "Nell'anno 1796 dipendentemente da quella guerra, e per far fronte alle spese della medesima, la Chiesa di Castiglione in un con le Sussidiarie fu spogliata di tutti i suoi Arredi d'oro e d'argento, lasciandovi solo quelli che più strettamente erano necessari per l'esercizio del Divino Culto. L'ammontare intrinseco valore di detti Arredi si è di Italiane L.8023, come lo si può conoscere dalla specifica e ricevute esistenti nell'Archivio di questa fabbriceria. Si fa osservare, altresì che allo spoglio di detti. Arredi d'argento si sono surrogati altri
tutti di Rame..."
Dopo la vittoria al ponte di Lodi (10 maggio 1796), Napoleone diede alla Lombardia strappata agli Austriaci, dapprima un'amministrazione militare, poi una organizzazione provvisoria con la Congregazione di Stato. Quindi la Lombardia diventò Repubblica Transpadana e l'anno successivo (29 giugno 1797) Repubblica Cisalpina con capitale Milano. A tale proposito, in un avviso inviato ai parroci, compreso quello di Castiglione, si legge: "Lo stabilimento della Repubblica Cisalpina, riguardandosi come un effetto della Divina Beneficenza, ha eccitati i più giusti sentimenti di Religione nel Direttorio Esecutivo, coi quali ha insinuato d'invitare tutti i Parrochi a dimostrarne unitamente a' loro Popoli la dovuta riconoscenza. Provando quindi l'Arcivescovo una piena soddisfazione e contentezza di sì felici avvenimenti, mi ha ordinato d'intimare in suo nome a ciascun Parroco, tanto della Città, quanto della Diocesi, che nella prossima Domenica giorno 9. corrente Luglio debba personalmente terminati i Vesperi cantare col suo Popolo un solenne Te Deum nella sua Chiesa, non solo a fine di ringraziare il Signore Iddio per li beneficj ottenuti, ma per impetrare altresì sotto sì lieti auspicj della nostra santa Religione, ch'Egli si degni benedirla nel seguito, e ricolmarla d'ogni felicità.
Si avverte, che dove il presente avviso non arrivasse per il tempo indicato alle mani di qualche Parroco nella Campagna, debba questi supplire alla funzione nella seguente Domenica.
Dall'Arcivescovado di Milano 6. Luglio 1797. v. s."34
In verità si deve riconoscere che la Repubblica Cisalpina, con le sue istituzioni innovatrici, poneva le basi per uno Stato nazionale italiano con proprie leggi, con un proprio esercito, una propria bandiera. Da questi nuovi fermenti sarebbero derivati sentimenti nuovi che, in seguito, avrebbero acceso il patriottismo risorgimentale per l'indipendenza dallo straniero. Anche tra le popolazioni rurali i nuovi ordinamenti destarono dapprima curiosità e poi simpatia: "Partito l'esercito e scongiurato quindi il pericolo delle ruberie e dei personali soprusi - scrisse l'Agnelli - riassettavansi le genti in un reggimento assai più simpatico, tollerabile e vantaggioso in confronto all'odiosa ed altera tirannia imperiale."
"E d'altra parte, fugato il primo momento di confusione, i responsabili dei governi locali, soprattutto nelle città, si sforzavano di chiarire le idee a chi le aveva
ancora confuse. Esemplificativo, sotto questo aspetto, è il contenuto di un proclama emanato dalla Municipalità di Lodi in cui, tra l'altro, era scritto: ". ..Ma ritenete o Cittadini, che la Libertà consiste in poter fare ciò che non nuoce ai diritti altrui. La Egualianza consiste in ciò che la Legge è la stessa per tutti sì nel proteggere che nel punire, esclusa ogni distinzione di nascita, e qualunque potere ereditario.. Pesate bene o Cittadini la vera importanza di questi principi. Badate a non lasciarvi trasportare con la fantasia a credervi lecito sotto pretesto della Libertà, di fare tutto quello, che vi piace senza riguardo alla Legge. Questa anzi è l'unico appoggio e difesa della stessa Libertà. Rispettate le Autorità Francesi, e quelle della Repubblica continuate o costituite. Se alcuno offende la Legge, reclamate la Legge medesima presso le anzidette Autorità, non fatevi ragione da voi, né colle vostre mani.
Non creda alcuno che l'egualianza sovverta i doveri, sciolga i contratti, liberi i Figli dal rispetto ed obbedienza ai Padri, i Domestici dal prestare ai loro Padroni le opere convenute, i Contadini dal lavoro dei Fondi, cui sono addetti, gli Artefici ed Operai dal travaglio. Guai anzi a coloro, che infrangeranno questi doveri, il braccio della Giustizia sarà armato contro di loro. La Repubblica Francese siccome assicura i diritti di ciascuno, così è inesorabile coi trasgressori dei doveri che sono dai diritti indivisibili. Noi raccomandiamo specialmente ai Parrochi e Maestri del Popolo, e a tutto il condegno nostro Clero, che svolgano esattamente e chiaramente tali massime, perché siano ben apprese, e scolpite nella mente e nel cuore di ognuno. Se riesciamo a stabilirle noi saremo perpetuamente tranquilli e felici.
Dalla Municipalità di Lodi li 2 Messidoro anno IV della Repubblica Francese (20 giugno 1796 V.S.)…"35
Tuttavia persistevano resistenze alla nuova dominazione e da parte di coloro che vedevano nei Francesi i nemici della religione e di quelli che non si fidavano delle promesse già sentite tante volte dagli stranieri e, infine, da parte di quelle famiglie nobili che capivano di perdere i loro privilegi.
Da ciò discendevano il palese conflitto tra i fautori dei tempi nuovi, che guardavano a Napoleone come ad un liberatore e i conservatori che, vedendo in lui l'usurpatore, rimpiangevano l'Austria e ne auspicavano il ritorno. Le speranze di questi ultimi si riaccesero nel giro di pochissimi anni. Mentre l'irrequieto Bonaparte si avventurava nella campagna d'Egitto, le potenze europee, coalizzate, mossero in armi alla riconquista dei territori perduti.
Nella primavera del 1799 le truppe austro-russe ritornarono in Lombardia, ma Napoleone, abbandonato l'Egitto e diventato con un colpo di stato Primo Console assumendo nelle sue mani tutto il potere, riprese le operazioni militari per riconquistare i territori perduti. Vinti gli Austriaci a Marengo (14 giugno l800), ripristinò la Repubblica Cisalpina.
Quell'anno, inizio di un nuovo secolo, alla nostra gente portò, con la guerra, la carestia di grano. La scarsità di farina e di pane provocò malcontento tra le popolazioni: "E siccome il disagio, - scrissero gli storici Cairo e Giarelli - oltre che morale è altresì annonario, per scarsezza di pane e farina il popolo tumulta (13 luglio), non bastando il calmiere per tranquillare gli spiriti, si fanno venire da Crema trecento francesi, che manu militari acquetano le cose, arrestando e di giorno e di notte a Codogno, a Retegno ed a Castione i dichiarati faziosi; e si locupleta il monte di pietà di sacchi di grano donati dai nostri più danarosi compaesani."
Nel successivo 1801 si protrasse la crisi agricola; il governo napoleonico fece giungere sementi dalle Puglie. A complicare le cose, a settembre una scossa di terremoto e in novembre pericolose inondazioni, allarmarono le popolazioni.
In seguito ai Comizi di Lione, indetti e manovrati dal Console a vita Napoleone Bonaparte ed ai quali partecipò quel Carlo Antonio Pedroli che aveva ospitato a Casale l'allora giovane generale, la Repubblica Cisalpina diventò Repubblica Italiana. Ne fu presidente lo stesso Napoleone e vicepresidente Francesco Melzi d'Eril: iniziava l'anno 1802.
Nel giro di tre anni l'ambizioso e ormai potentissimo Corso raggiunse l'apice del potere. Nel maggio del 1804 si autoproclamava imperatore dei Francesi e l'anno seguente re del nuovo Regno d'Italia, ultima metamorfosi della Repubblica Italiana.
Apriamo una breve parentesi nel discorso generale per dire che Napoleone era sì diventato imperatore dei Francesi e re d'Italia per la grazia di Dio, ma non aveva perso il vizio di controllare i beni altrui. Dopo le rapine di cui abbiamo detto, ecco un altro segno di tale difetto. In data 22 maggio 1805, da Milano, sentito il Consiglio di Stato, decretò: "Tutti i Parrochi del Regno tanto delle Città, che della campagna [tale era quello di Castiglione d'Adda, cui pervenne l'avviso], nel termine di 24 ore dalla pubblicazione in luogo del presente decreto, daranno una notificazione esatta e distinta di tutti i proventi della propria Parrocchia, siano in dana
ro, decime, livelli, derrate, redditi provvisionali, luoghi di Monte ancorché attualmente non esigibile, o qualunque altra specie d'entrata."36
La Lombardia, parte integrante del Regno insieme al Veneto, alla maggior parte dell'Emilia, al Trentino ed alle Marche, ebbe come viceré Eugenio di Beauharnais e Gran Cancelliere e Guardasigilli Francesco Melzi d'Eril, che riceverà il titolo di duca di Lodi.
Castiglione era amministrato all'interno del Dipartimento dell'Alto Po diviso in quattro Distretti (Cremona, sede prefettizia, Crema, Lodi e Casalmaggiore) a loro volta ripartiti in diciassette Cantoni. Castiglione faceva parte del Cantone V di Casalpusterlengo. In un questionario del 15 luglio l807, il podestà di Castiglione, Comune di IIIa classe, rispondendo alle varie voci, ci permette di conoscere le seguenti notizie: la popolazione, al 31 marzo 1807 raggiungeva un totale di 2581 anime. Nell'anno 1804 erano stati celebrati 26 matrimoni, erano nati 56 maschi e 55 femmine: 22 maschi e 20 femmine erano deceduti. Nell'anno successivo i corrispondenti dati segnavano 38 matrimoni, 71 maschi nati, 47 femmine nate, 78 maschi e 89 femmine deceduti.
Nel 1806 i matrimoni erano stati 38; 71 e 60 i maschi e le femmine nati; 36 e 33 i maschi e le femmine deceduti.
In agricoltura, le specie di grani più coltivate erano il frumento, la melica e il miglio, la cui quantità eccedeva i bisogni della popolazione del Comune. La massima parte del terreno era coltivata, una minor parte era incolta perché "levando continuamente il fiume Adda, lascia terreno sabbioso il quale - così si dice testualmente nel questionario - continuamente va formando boschi."37
Napoleone, vittorioso contro la terza, la quarta e la quinta coalizione degli Stati europei, aveva raggiunto il vertice della potenza: tutti i sovrani ed i potenti si erano piegati alla sua volontà. Né gli bastò tanto. Nel 1812 scatenò la guerra contro la Russia nella speranza di piegarla onde giungere alle Indie e colpire indirettamente l'Inghilterra. Al comando del più grande esercito mai apparso nella storia fino allora, invase una terra sconfinata, raggiungendo Smolensk quasi senza colpo ferire. I Russi si ritiravano impiegando la tattica della terra bruciata.
Il 5 settembre, combattuta una sanguinosa battaglia a Borodino, Napoleone raggiunse Mosca il 14 ottobre. La notizia corse fulminea in tutta l'Europa. Per governativa disposizione, il Prefetto diede ordine di cantare in tutte le chiese del Regno un solenne Tedeum nella domenica 18 corrente all'ora del mezzogiorno coll'intervento di tutte le Autorità in rendimento di grazie al Datore di ogni bene per i luminosi vantaggi coi quali - diceva la comunicazione - furono coronate le Imprese delle truppe di S.M. l'Augustissimo nostro sovrano nell'attuale guerra contro i Russi, Imprese che hanno riportato sì gloriose vittorie quale formano un'epoca nuova nella serie de' fortunati avvenimenti per consolidare sempre più la prosperità del Grande Impero e Regno d'Italia.
Ma ormai il destino di Napoleone era segnato. A Mosca, abbandonata dai Russi e data alle fiamme, svaniva il suo sogno di egemonia sull'Europa. Verso la fine dell'ottobre 1812 ebbe inizio la disastrosa ritirata dell'Armata francese tra popolazioni ostili e assalti della cavalleria cosacca.
Riscontriamo una eco di quella tragica ritirata in una comunicazione inviata al parroco di Castiglione d'Adda da parte dell'Imperiale Regia Delegazione Provinciale in data 29 dicembre 1818. In essa si avvertono le mogli ed i figli di militari non ritornati dalla campagna di Russia, che per chiedere la pensione come vedove o come orfani, dovevano farne domanda allegando i certificati di battesimo e di matrimonio, nonché un formale attestato del parroco locale, attestato che [avrebbe dovuto] recare l'assenso della municipalità "in cui [fosse] chiaramente espresso qualmente il Militare marito o padre dell'individuo ricorrente non [era] di fatti, dopo la seguita sua partenza per la campagna suddetta, più ritornato in patria, e che - le parole sono riprese dalla comunicazione - la sua famiglia ne ignora[va] affatto l'esistenza..."38 Napoleone, abbandonate le truppe, giunse a Parigi in dicembre. Nel giro di pochi mesi, si trovò di fronte la sesta coalizione formata da Russia, Prussia, Gran Bretagna.
Anche se il suo ricostituito esercito, forte di 180.000 uomini, riuscì ad ottenere ancora la vittoria a Lützen ed a Bautzen, la successiva adesione della Svezia e dell'Austria all'alleanza antifrancese, fece precipitare le sue fortune.
Intanto, al viceré d'Italia Eugenio Napoleone, rientrato per ordine di Bonaparte a Milano il 18 maggio 1813, era stato affidato il compito di difendere dalla pressione austriaca il Regno italico e le Province illiriche. Ma nell'ottobre, a un anno di distanza dall'inizio della ritirata russa, mentre Eugenio Napoleone era costretto ad arretrare sulla destra dell'Isonzo (ai primi di novembre si ritirerà sull'Adige), Bonaparte veniva rovinosamente sconfitto a Lipsia. In dicembre, gli eserciti alleati varcarono il Reno ed iniziarono l'invasione della Francia.
Il 31 marzo 1814 entrarono vittoriosi a Parigi, dove il Senato dichiarò decaduto Napoleone, che venne relegato nell'isola d'Elba. Il Veneto e la Lombardia furono annesse all'Austria, ma il Bonaparte non si dette per vinto. Nel disperato tentativo di riconquistare il trono, riuscì a rientrare in Francia. La settima coalizione, però, non gli dette scampo, sconfiggendolo definitivamente a Waterloo. Con il Congresso di Vienna del 1815 furono confermate dominio austriaco. Il territorio alla sinistra del Mincio si chiamò Governo milanese, quello a destra Governo veneto. Ogni Governo di divise in Province, ogni Provincia in Distretti, i Distretti in Comuni. Nel 18l6, il territorio lodigiano, unito a quello cremasco si chiamò Provincia di Lodi e Crema. Castiglione d'Adda, con Barattera, fece parte del Distretto V di Casalpusterlengo. In data 20 dicembre 1816 al parroco castiglionese don Carlo Bonfichi una speciale Commissione provinciale scrisse per invitarlo a "penetrare nel cuore degli Agiati [onde indurli] a non rifiutarsi di concorrere colle proprie elargizioni al salvamento di tanti infelici che vanno a perire sotto il peso della miseria". Dunque, occorre che i ricchi diano ai poveri, "lo vuole l'umanità - prosegue la comunicazione - trattandosi di sovvenire que' nostri simili che gli stessi Pagani non hanno mai abbandonati: lo vuole il proprio interesse , dovendosi colla diminuzione della fame indebolire il fomite dei delitti che possono minacciare principalmente i ricchi Abitatori della campagna. Lo vuole l'economia, proponendo d'ovviare la dispersione delle limosine carpite dagli oziosi e da quelli che raccolgono più del bisogno. Lo vuole l'amore che ognuno deve alla propria vita...Lo vuole infine la Carità Cristiana..."39
E la carità cristiana dei castiglionesi sicuramente recò soccorso all'infanzia abbandonata di cui si parla in quattro documenti reperiti nell'archivio parrocchiale. Nel primo leggiamo: "Il giorno 13 del mese di settembre 1816 alle ore sei antimeridiane si è presentato al sottoscritto Parroco...la guardia campestre portante un infante di sesso femminile apparentemente dell'età di giorni uno...ritrovato attaccato alla porta della Chiesa Parrocchiale di Castiglione...esibito in una sporta di stuoia...si è poi ritrovato un biglietto [con scritto]: 1a presente [bambina] ha avuto la pura acqua [cioè il battesimo]...Si sono posti all'infante neonato i nomi di Maria Luigia e si è rimesso al Luogo Pio di Lodi...".
Nel secondo documento del 15 gennaio 1842 si legge che in riferimento ad
una circolare governativa del 25 ottobre 1838, il Rev.mo Sig. Prevosto, a riguardo dell'infante di ignoti genitori da lui battezzata col nome di Maria Annunciata occorrerà aggiungervi anche il cognome da inserire nel registro parrocchiale delle nascite: il cognome sarà Remagno.
Nel terzo documento, una lettera inviata al parroco di Castiglione d'Adda dalla Direzione della Casa di S. Caterina a la Ruota in Milano in data 19 maggio 1847, si legge: "Molti Esposti d'ambo i sessi, dell'età dai 4 ai 9 anni sono adunati per mancanza di buoni allevatori in questa Pia Casa dove languiscono per scarsezza d'aria salubre e di convenienti esercizi. Essi sono sani, robusti, intelligenti e potrebbero, molti in seno di buone famiglie, ricavarvi non lievi consolazioni e qualche utile aiuto in ricambio della cura d'una affettuosa educazione. Quindi il parroco rivolge alle famiglie castiglionesi l'appello a raccogliere nel loro seno quelle innocenti creature."
L'ultimo documento è costituito da una comunicazione del Direttore dell'Ospizio Provinciale degli Esposti e delle Partorienti in Milano, datato 26 maggio 1868, al sindaco ed al parroco di Castiglione. In essa si dice: "Si hanno in casa oltre 200 bambini che aspettano inutilmente Nutrici dalla Campagna. Queste povere vite sono mietute a decine dalle malattie specifiche, che si sviluppano col soverchio agglomeramento, e dall'allattamento artificiale cui è forza sottometterle. Quindi si scongiurano parroci e sindaci di inviare nutrici all'Ospizio. Ad esse verrà corrisposto un premio di lire 8".40
Sempre nell'archivio parrocchiale abbiamo trovato altri documenti con curiose notizie.
Il 29 novembre del 1816, alle Comunità del Contado pervenne una comunicazione della "Cesarea Regia Direzione Generale di Polizia" in cui si deplorava l'abuso del suono della campana a martello, tollerabile soltanto "nelle pubbliche calamità d'incendio, di inondazione o di invasione armata mano nelle case...". Un'altra comunicazione datata 9 febbraio 1817 dei 'Professori dell'Arte Salutare' diceva che essendo stato constatato che "la serpeggiante petecchiale malattia attacca[va] principalmente quegli individui che concorr[evano] nei locali, ove affluiva[no] moltitudine di persone, per cui rendevasi viziata l'aria respirabile", agli stessi parroci ingiungeva "che nel tempo delle ecclesiastiche funzioni [tenessero] aperte le porte e le finestre delle chiese onde conservare permanentemente la ventilazione..."
Molto più importante, però, è il decreto stilato nel 1817 da Eugenio Napoleone. Ne riportiamo il testo: "Dal Palazzo Reale di Milano 22 febbraio 1817. Napoleone, Imperatore de' Francesi, Re d'Italia, Protettore della Confederazione del Reno e Mediatore della Confederazione Svizzera; Eugenio Napoleone di Francia, Viceré d'Italia, Principe di Venezia, Arcicancelliere di Stato dell'Impero Francese, sopra rapporto del Min.ro dell'Interno, sentito il Consiglio di Stato, in virtù dell'Autorità delegatagli da S. MI. e R. decreta: I) Il Comune di Castiglione Dipartimento dell'Alto Po, è composto delle frazioni di Bertonico, Vinzasca, Terranova e Rovedara; ed il Comune di Casalpusterlengo delle frazioni di Pizzolano, Vitadone, Zorlesco e Cassina de' Passerini. II) Il Ministro dell'Interno è incaricato della esecuzione del presente Decreto. Eugenio Napoleone. Pel Viceré Il Consigliere Segretario di Stato."41

Il lodigiano in una cartina del secolo scorso

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